Ferrara, coltellata al liceo: l’aggressore voleva colpire a caso e poi togliersi la vita
Emerge un quadro di sofferenza psichica del 22enne arrestato dopo l’episodio all’Ariosto
Ferrara Prima l’idea di entrare in una delle scuole che aveva frequentato in passato. Poi il ripensamento, perché lì avrebbe trovato persone conosciute. Infine la scelta del liceo Ariosto, un istituto che non aveva mai vissuto da studente, ma del quale conosceva gli spazi. È il quadro che emerge dalle indagini sull’accoltellamento avvenuto mercoledì mattina nei bagni della scuola di via Arianuova e che ha portato all’arresto di un ventiduenne ferrarese. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane non era alla ricerca di una persona specifica. Al contrario, ha spiegato di essere entrato nell’istituto con l’intenzione di colpire uno sconosciuto – ferirlo, fargli del male – e poi togliersi la vita. Una circostanza che spiega perché tra lui e il 15enne rimasto ferito non sia emerso alcun rapporto precedente. I due non si conoscevano e non avevano avuto contatti.
Gli accertamenti stanno delineando una situazione di profonda fragilità psichica dell’aggressore. Il ragazzo era seguito da mesi dai servizi specialistici del territorio e aveva già manifestato intenzioni suicidarie. Nel suo racconto agli inquirenti ha descritto una lunga fase segnata da pensieri autodistruttivi e da idee violente rivolte anche verso persone sconosciute. Una situazione di sofferenza psichica che, da quanto emerso in fase d’indagine, si sarebbe acuita nel corso della pandemia di Covid-19. Mercoledì mattina, dopo aver parcheggiato l’auto al Diamanti, è entrato nell’istituto portando con sé un pugnale tipo “survivor” con una lama di circa 12 centimetri (la cui provenienza è in corso di accertamento). Lo ha nascosto nei pantaloni. Con il cappuccio della felpa tirato su, si è diretto verso i servizi igienici del primo piano. Lì si è imbattuto nell’adolescente poi rimasto ferito. Lo studente è diventato il bersaglio dell’aggressione unicamente per una coincidenza di luogo e di tempo: i due si trovavano nello stesso bagno da soli. Erano circa le 10.15, stava terminando l’intervallo di metà mattina. La reazione dello studente ha però limitato le conseguenze dell’aggressione: il ragazzino ferito ha riportato lesioni superficiali all’addome e al torace e al dito di una mano, giudicate guaribili in 10 giorni.
Dopo la colluttazione il 22enne è fuggito abbandonando il pugnale sul posto. L’arma è stata recuperata dai carabinieri durante i rilievi. Poi si è allontanato dall’istituto, dirigendosi verso un paese in provincia. Poco dopo ha chiamato la madre, riferendole l’accaduto e manifestando nuovamente l’intenzione di togliersi la vita. È stata proprio la donna a convincerlo a desistere.
Uno degli aspetti più significativi dell’intera vicenda riguarda il comportamento della famiglia. Quando nel corso della giornata è apparso chiaro che la persona ricercata dai carabinieri poteva essere il figlio, i familiari hanno contattato i militari e lo hanno accompagnato in caserma, consentendo agli investigatori di chiudere il cerchio in poche ore. Il ventiduenne è stato quindi ascoltato dalla sostituta procuratrice Isabella Cavallari. Al termine dell’interrogatorio è stato disposto l’arresto e il ricovero nel reparto di diagnosi e cura, dove si trova tuttora. Questa mattina è prevista l’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari Giovanni Solinas.
Dopo l’assistenza iniziale dell’avvocato Maurizio Brugnatti, nominato d’ufficio, la famiglia ha affidato la difesa all’avvocato Emiliano Mancino: «Non siamo davanti a un episodio di violenza scolastica legato a problemi di sicurezza degli istituti. Si tratta di una vicenda riconducibile a una situazione di disagio psichico», afferma il legale. E, in effetti, le indagini non hanno fatto emergere elementi riconducibili a fenomeni di radicalizzazione, rivendicazioni o influenze esterne. Non risultano video registrati prima dell’aggressione né messaggi che possano far pensare a un gesto ispirato o fomentato da altri.
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