Oliver Stone dal palco della Sala Estense: «Ferrara ti ho amato, grazie a tutti»
L’ultimo incontro in occasione di “Platoon”. Proiezioni avanti fino a domenica 18 ottobre
Ferrara «È stata una settimana intensa ed emozionante, che porterò nel cuore e che credo resterà anche nella storia di Ferrara». Marco Gulinelli ha vissuto sette giorni al fianco di Oliver Stone, il cineasta americano, tre volte premio Oscar, che dal 6 ottobre a ieri sera è stato protagonista di incontri, cerimonie e proiezioni nella città estense. «Abbiamo lavorato quasi otto mesi a questo appuntamento e sono felice di dire che tutto è andato per il meglio», afferma Gulinelli, assessore alla Cultura. Di una retrospettiva dedicata a Stone si era iniziato a parlare tra dicembre e gennaio scorsi. Poi l’idea ha preso forma e, giorno dopo giorno, si è lavorato per trasformarla in realtà. «Come amministrazione siamo onorati di aver avuto Stone con noi per una settimana. La sua presenza, insieme a quella degli attori Matthew Modine e Josh Hartnett e del produttore Jon Kilik, è stata un regalo per la città, che ha risposto con entusiasmo a questa chiamata». Grazie al lavoro di tanti, compresi Silvia Bizio e Pietro Ricci, ha preso vita quella che probabilmente è la retrospettiva più completa mai dedicata al regista. Le proiezioni sono cominciate martedì 6 ottobre al Teatro Claudio Abbado con “JFK” e proseguiranno fino a domenica. In programma tutti i film e molti dei documentari di Stone: una vera immersione nella sua produzione.
Accanto due importanti riconoscimenti: la cittadinanza onoraria e la laurea honoris causa. Poi l’apertura dell’anno accademico alla Blow-up davanti a trecento studenti di cinema. Momenti che hanno emozionato il regista. «Una delle cose più belle per me è stato vederlo ripetere tra sé e sé le battute dei film man mano che li rivedeva sullo schermo. Era concentratissimo e si ricordava tutto, anche i dettagli di film girati quarant’anni fa», racconta Gulinelli. E proprio uno di quei film, “Platoon”, è stato protagonista oggi (11 ottobre). Alla Sala Estense il pubblico ha assistito alla proiezione di un classico del cinema sulla guerra del Vietnam, un’opera che, agli inizi, faticò a vedere la luce. «Ho scritto “Platoon” nel 1976 e c’era molto di ciò che avevo vissuto quando ero in fanteria», ha raccontato Stone alla platea. «Nessuno lo voleva produrre, dicevano che era troppo realistico e troppo deprimente». A metà degli anni ’80 Stone riuscì a ottenere il budget necessario per girarlo. Le riprese durarono cinquanta giorni. Poi arrivò il successo. «In pochi giorni arrivammo in testa alle classifiche e ci rimanemmo per mesi. Fu un’esperienza magnifica, che spero di replicare».
Stone ha poi condiviso una riflessione sul percorso compiuto attraverso i propri film: «È stata una settimana esaltante. Rivedendo i film di seguito mi sono accorto delle somiglianze e delle differenze. I miei film sono un po’ come i vestiti nella moda, cambiano ma il corpo che li indossa resta lo stesso». Un’immagine che in Gulinelli ha richiamato la continuità della “Recherche” di Proust: le trasformazioni del tempo, le variazioni dello sguardo e, al fondo, qualcosa che permane. «Attraverso i suoi film e i suoi scritti, Stone ci ha accompagnato in un percorso che non smette di arricchirci, e io gliene sarò grato per sempre», ha sottolineato. Infine, il saluto di Stone alla città che lo ha accolto. «Sono stato benissimo, ringrazio tutti per il lavoro e l’attenzione. Ho amato Ferrara e spero un giorno di tornare».
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