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Il processo

Ferrara, palpeggiata con la scusa di un selfie: condannato a 2 anni di reclusione

Daniele Oppo
Ferrara, palpeggiata con la scusa di un selfie: condannato a 2 anni di reclusione

Pena sospesa: l’imputato dovrà seguire un percorso di recupero di 6 mesi

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Ferrara Si è chiuso con una condanna a due anni di reclusione, con pena sospesa, il processo a carico del cittadino pakistano accusato di aver aggredito sessualmente una donna con la scusa di scattare una fotografia insieme.

La sentenza è stata pronunciata dal tribunale, che ha subordinato la sospensione condizionale della pena alla frequenza di un percorso di recupero psicologico della durata minima di sei mesi. I giudici sono entrati anche nel dettaglio del percorso che dovrà essere svolto entro un anno dalla sentenza con cadenza bisettimanale. Il tribunale ha inoltre condannato l’uomo al risarcimento dei danni in favore della persona offesa, costituita parte civile, disponendo una provvisionale immediatamente esecutiva di 15mila euro e il pagamento delle spese legali.

I fatti contestati risalgono alla mattina del 30 giugno 2024. Secondo l’accusa, la donna stava portando a spasso il proprio cane quando aveva incontrato due operai agricoli impegnati a lavorare in un meleto. Uno dei due si sarebbe avvicinato chiedendole di scattare una fotografia insieme, spiegando di volerla inviare alla madre in Pakistan. Dopo il consenso della donna, l’uomo avrebbe però approfittato della situazione per palpeggiarla, baciarla e stringerla contro la propria volontà. La vittima era riuscita a divincolarsi e ad allontanarsi, denunciando poi l’accaduto ai carabinieri.

«Il processo ha avuto un esito gratificante dal punto di vista professionale – commenta l’avvocato Gianni Ricciuti, che assiste la parte civile –. C’è però rammarico nel constatare che una donna ha completamente cambiato abitudini: non esce più all’imbrunire, ma solo di giorno e in posti con della gente. È rimasto uno strascico in capo alla signora. Spero che questo percorso possa servire anche a lui».

Per la parte civile era presente in aula per la discussione anche l’avvocato Gabriele Farinelli, dello studio legale Ricciuti.

La pm Silvia Clinca aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione. L’imputato era difeso dall’avvocato Andrea Nonato.

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