Ferrara, l’Associazione Giulia festeggia i trent’anni: dal dolore alla solidarietà
Il presidente Grassi: «Oggi contiamo oltre 80 volontari e professionisti». Nuovi progetti riguardano percorsi di pet therapy e horse therapy
Ferrara «Dietro i termini tecnici ci sono persone, volontari, famiglie, abbracci e sorrisi». Nella sala della Prefettura di Ferrara, la frase di Marilena Bacilieri, direttrice del Distretto Centro Nord dell’Ausl, riassume bene il senso di una giornata che ha riunito istituzioni, forze dell’ordine e volontari attorno all’Associazione Giulia Odv, che compie trent’anni.
Era il 1996 quando Michele Grassi, dopo la morte della figlia Giulia, decise di trasformare il dolore in un impegno per gli altri. Oggi quella scelta ha il volto di più di 80 volontari, sette dei quali nel direttivo, e di un lavoro quotidiano accanto a bambini e adolescenti con patologie oncologiche o disabilità e alle loro famiglie. Tutti i servizi sono gratuiti, e non è un dettaglio. «La salute mentale non deve essere un privilegio di chi può permettersela economicamente», ha sottolineato la musicoterapeuta Natascia Mazza. Da settembre la musicoterapia è tornata nel reparto di neurologia pediatrica di Cona, interrotta durante il Covid.
A ripercorrere le tappe, con l’aiuto di alcune slide, è stato lo stesso Grassi. Il primo passo risale al 23 aprile 1998, quando allo stadio Paolo Mazza scese in campo la squadra di Smemoranda Comedians con i comici di Zelig contro la Dynamo rock, la Nazionale Italiana Football Rock Band, formata da noti musicisti italiani: i fondi raccolti servirono ad avviare i progetti per la disabilità. Poi il 2006, anno della svolta, con la psiconcologia pediatrica all’Arcispedale Sant’Anna, estesa negli anni agli ospedali di Cento, Lagosanto e Argenta. Nel 2011 l’associazione finanziò un assegno di ricerca che portò in corsia un pediatra oncologo fino al 2019 e diede vita ad Associazione Giulia Ricerca, dedicata alla formazione di medici, infermieri e psicologi. Del 2015 è l’ambulanza pediatrica, all’epoca unica nel suo genere, acquistata con Voghiera Soccorso; del 2016 la musicoterapia, allargata nel 2018 alla Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza; del 2021 le cure palliative pediatriche. Nella sede di via delle Bonifiche si tengono inoltre laboratori di arte e teatro, dal 2024 è dedicato anche ai minori in comunità.
Parole di stima sono arrivate dal prefetto Massimo Marchesiello, che conosce Grassi e la moglie da molti anni. «Ho seguito il calvario di Michele e di sua moglie. Sono trent’anni meritati, con uno spirito di sacrificio e una forza trainante del volontariato che a Ferrara assume un forte significato». E ha promesso: «Il contributo della Prefettura ci sarà sempre». L’assessore alle Politiche sociosanitarie Cristina Coletti ha ribadito il sostegno del Comune attraverso i programmi di zona, in collaborazione con l’azienda sanitaria: «Crediamo profondamente nel lavoro che portate avanti ogni giorno».
Tra i volontari, le storie raccontano più dei numeri. La vicepresidente Debora Marangoni è entrata 18 anni fa, dopo una serata informativa: «Si avvicinò Beatrice Grandi, la mamma di Giulia. Vidi nei suoi occhi amarezza e rabbia, e questo mi spinse a iscrivermi». La portavoce Daniela Lisco, in associazione da 17 anni, spiega dove si trova la forza quando arriva la stanchezza: «Nello sguardo delle persone che vengono a parlarci. Ho scoperto che il malato non è la malattia».
Lo sguardo è già al futuro. Nel 2026 parte “Insieme, mano nella zampa”, progetto di pet therapy con l’associazione ChiaraMilla di Santa Maria Codifiume. A questo si aggiunge un progetto dudi horse therapy con l’ippodromo di Ferrara. Nel 2027 sono previsti una squadra di basket inclusiva e il proseguimento del lavoro sulla Snoezelen Room dell’ospedale di Cona.
A reggere tutto sono donazioni, 5x1000 ed eventi, a partire da “Un Angelo di nome Giulia”, giunto alla diciassettesima edizione: l’appuntamento per quest’anno è fissato per mercoledì 28 ottobre al Teatro Comunale di Ferrara con lo spettacolo “Din Don Down” di e con paolo Ruffini. Trent’anni dopo, l’associazione celebra i risultati non come un semplice traguardo ma un nuovo inizio.
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