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Dibattito pubblico

Caso kartodromo di Ferrara, Fabbri diserta il consiglio comunale

Andrea Mainardi
Caso kartodromo di Ferrara, Fabbri diserta il consiglio comunale

Presente invece l’assessore Carità nonostante le indagini. Fabio Anselmo: «Il primo cittadino scappa dalle proprie responsabilità»

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Ferrara “L’assenza è in realtà presenza”. Era questo il mantra di Papa Pio XIII, il personaggio ideato dal regista Paolo Sorrentino e magistralmente interpretato da Jude Law nella serie tv “The young Pope”. In un contesto decisamente più profano, lo stesso discorso si potrebbe declinare al consiglio comunale ferrarese dove ancora una volta è l’assenza del sindaco Alan Fabbri alla seduta a fare più rumore, specialmente tra i banchi dell’opposizione. Chi si aspettava quindi una presenza fisica al fianco dell’assessore Francesco Carità coinvolto nell’inchiesta che ha portato al sequestro del kartodromo di via Diana per infiltrazioni mafiose, è rimasto deluso. Lo stesso assessore invece, quantomeno ci ha messo la faccia presentandosi a seduta già iniziata per poi andarsene dopo circa un’ora ed un breve colloquio con Fabio Anselmo.

La seduta consiliare è poi stata preceduta da un breve comunicato del Comune: “L’ente precisa di non aver ricevuto, allo stato attuale, alcuna comunicazione ufficiale da parte dell’autorità giudiziaria o di altre autorità competenti sul caso. Anche le persone citate negli articoli non avrebbero finora ricevuto comunicazioni formali. Al momento, pertanto, le poche informazioni disponibili sono quelle riportate da alcuni organi di stampa. Nel frattempo, l’Amministrazione comunale sta attivando tutte le verifiche di carattere interno per accertare il corretto svolgimento delle procedure amministrative e il rispetto della normativa vigente. Il Comune dà inoltre la propria disponibilità a collaborare con le autorità competenti, qualora richiesto, nel pieno rispetto e fiducia del lavoro della magistratura”.

Un connubio di assenza e comunicazione che non ha convinto l’opposizione a partire da Fabio Anselmo: «Sorprende che il sindaco non senta il dovere di essere fisicamente qui, facendosi di nebbia pur dopo fatti così gravi. Non è vero che il Comune non ha ricevuto comunicazioni in merito. Quando Fabbri si sentirà in dovere di venire a riferire, raccontando ciò che sa guardando i consiglieri negli occhi? Non possiamo nasconderci dietro ad un garantismo che per la giunta vale solo se si tratta di se stessa ma non per i “maranza” o per gli ultimi. Ribadisco, il sindaco non può non sapere. Così scappa dalle proprie responsabilità politiche».

«Rispettiamo la presunzione di innocenza – fa eco Marzia Marchi del Movimento 5 Stelle – ma non possiamo confondere il piano penale con quello della responsabilità e della trasparenza. Dopo le vicende legate all’ex vicesindaco Lodi e all’ex assessora Savini si conferma la propensione di questa giunta nel considerare le regole come se fossero un intralcio opzionale. Chiediamo anche alla giunta quali siano stati a questo punto i controlli preventivamente effettuati prima dell’assegnazione del circuito di via Diana».

Sulla sponda opposta, il consigliere della Civica Fabbri Francesco Rendine replica: «I processi non si fanno nelle aule consiliari ma nei tribunali. Dopo che i giudici si saranno espressi valuteremo i passi da fare nel pieno rispetto delle regole. Attendiamo che la giustizia faccia il suo corso: non è intenzione di nessuno qua dentro non sottostare ai principi di imparzialità, disciplina e onore».

Controbatte infine la consigliera Anna Chiappini del Pd: «Le nostre richieste sono infatti nei confronti del sindaco e non dell’assessore Carità. Non è mai successo prima a Ferrara che una struttura sia stata chiusa a causa di infiltrazioni mafiose. Il Pd è garantista e ci basta che tutto venga chiarito. Tuttavia da giovedì non c’è stata nessuna presa di posizione, fino al comunicato di oggi. Chi non ha nulla da temere poteva subito dire di avere “piena fiducia nella magistratura”».

La discussione poi si instrada verso un altro tema spinoso come l’istituzione della prossima graduatoria per l’assegnazione delle case popolari, a seguito del provvedimento regionale che ha eliminato il criterio di residenzialità storica. I consiglieri del Pd Matteo Proto, Davide Nanni e Massimo Buriani espongono la proprie interrogazioni dirette all’assessora Cristina Coletti sui tempi di emanazione della graduatoria, sul numero di alloggi disponibili e su eventuali simulazioni proprio di graduatoria già effettuate dai tecnici comunali. L’assessora è telegrafica: «Gli uffici si stanno già muovendo per redigere la graduatoria», il numero di alloggi disponibile ad oggi «è 37 ma ancora dobbiamo quantificarli con esattezza per le prossime assegnazioni» e «le simulazioni sono state fatte ma sono ancora discorsi preliminari, tutto verrà reso pubblico a tempo debito quando anche i criteri della Regione saranno resi ufficiali». Affermazioni che non soddisfano i consiglieri d’opposizione i quali, nell’incipit dei propri interventi, si erano detti tutti in imbarazzo nel parlare nonostante l’assenza del sindaco in una giornata così importante.

L’ultimo punto di discussione era legato all’approvazione del nuovo regolamento edilizio. Quello che di fatto è lo strumento complementare al Pug è stato presentato dall’assessore Stefano Vita Finzi Zalman ed ha avuto “semaforo verde” senza affanni. Il regolamento sul tema è stato definito “il più importante negli ultimi 15 anni” e punta sulla diffusione del verde pubblico, incentivi per le botteghe storiche, attenzione al forese, recupero degli spazi dismessi ed una generale semplificazione attuativa che coinvolge anche il polo chimico ferrarese. 

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