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Ucciso con la katana a Ferrara: dopo il carcere ecco l’espulsione

Daniele Oppo
Ucciso con la katana a Ferrara: dopo il carcere ecco l’espulsione

Uno degli autori dell’omicidio all’epoca minorenne è stato portato in un Cpr

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Ferrara A distanza di oltre quattordici anni dall’omicidio di Tarek Hamad, uno dei più gravi fatti di sangue avvenuti a Ferrara negli anni Duemila, la Polizia di Stato ha eseguito l’espulsione del cittadino marocchino oggi trentenne che, quando era ancora minorenne, fu tra i protagonisti della spedizione contro il venticinquenne tunisino, finita nel modo più tragico. L’uomo, irregolare sul territorio nazionale e ritenuto socialmente pericoloso, era stato scarcerato il 18 ottobre dalla Casa circondariale di Rieti dopo avere terminato di scontare la pena. Nella stessa giornata l’Ufficio immigrazione della Questura reatina ha avviato e concluso le procedure che hanno portato all’adozione del decreto di espulsione disposto dal prefetto. Il trentenne è stato quindi accompagnato al Centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, dove resterà in attesa del definitivo allontanamento dall’Italia.

L’espulsione riporta alla memoria la notte del 29 aprile 2012, quando nei sottomura di via Baluardi venne ucciso Tarek Hamad. Il delitto maturò nel contesto della violenta contrapposizione tra gruppi di giovani tunisini e marocchini che si contendevano il controllo delle piazze di spaccio cittadine. Il venticinquenne tunisino venne inseguito, accerchiato e aggredito da un gruppo di connazionali e marocchini armati di spranghe, catene, bottiglie, mazze e una katana.

A provocarne la morte fu una profonda ferita alla gamba causata proprio dalla lama della katana, che recise l’arteria femorale. Il 30enne espulso dalla Questura di Rieti all’epoca era stato condannato in primo grado a 8 anni di pena. La vicenda giudiziaria aveva coinvolto diverse persone. Tra queste anche Nabil Ben Abdennaby, condannato in primo grado a 21 anni per il suo ruolo nel pestaggio e già espulso dall’Italia nel gennaio del 2025 dopo avere terminato di scontare la pena. Fu uno dei primi componenti del gruppo a essere individuati dagli investigatori della Squadra mobile e l’unico a non lasciare Ferrara subito dopo l’omicidio. All’epoca venne giudicato dalla Corte d’assise in un dibattimento ordinario. La tragedia fu il culmine di una lotta tra bande andata avanti per alcuni giorni. 

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