Copparo, condannata per stalking va in carcere
Era ai domiciliari ma si recava spesso a Cona per accusare i sanitari
Copparo Finisce in carcere la donna di 34 anni recentemente condannato per aver perseguitato una chirurga plastica, accusandola di far parte di un sistema che le avrebbe sottratto, tra le altre cose, gli ovociti, gameti e altre parti del corpo. La donna affermava anche che i figli di varie star, tra le quali Belen, fossero in realtà suoi. Stamane (28 ottobre), i carabinieri della stazione di Copparo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza del Tribunale di Ferrara, che ha disposto la revoca degli arresti domiciliari e l’applicazione della custodia cautelare in carcere. La vicenda scaturisce da una complessa attività d’indagine, coordinata dalla Procura, che aveva condotto al rinvio a giudizio e, lo scorso 20 ottobre, alla condanna di primo grado a 1 anno e 2 mesi di reclusione per il reato di atti persecutori aggravati dall’uso di strumenti telematici.
Secondo l’ipotesi accusatoria accolta in primo grado, la donna aveva preso di mira in modo insistente una coppia ed il loro figlio minore. Attraverso la pubblicazione reiterata di video e post su varie piattaforme social, la 34enne diffondeva accuse prive di riscontro, sostenendo che la coppia fosse coinvolta in presunti traffici illeciti e che il minore fosse nato da materiale biologico a lei indebitamente asportato nel corso di pregressi interventi medici, giungendo a rivendicarne la maternità e ad avanzare minacce. Condotte che avevano ingenerato nelle vittime un grave stato di ansia e la modifica delle consuete abitudini di vita.
A tale quadro si erano affiancate continue e accese manifestazioni all’esterno dell’ospedale di Cona, dove la donna esponeva cartelli reiterando tesi analoghe nei confronti del personale sanitario, provocando turbative alle ordinarie attività del nosocomio. Nonostante gli arresti domiciliari, la 34enne si è resa protagonista di ripetute e documentate trasgressioni. Nel corso delle ultime settimane, i militari dell’Arma hanno infatti accertato plurime assenze ingiustificate dal domicilio e in diverse occasioni è tornata a stazionare presso l’ospedale. È stata accompagnata nel carcere femminile della Dozza, a Bologna.
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