Comacchio, Striscia contro Bagni Star: Laudadio e Ricci in aula
Sulla stessa vicenda è aperto un altro procedimento con Bagni Star persona offesa
Comacchio Mattinata “televisiva” quella di ieri in Tribunale. A comparire davanti alla giudice Rosalba Cornacchia sono stati Max Laudadio e Antonio Ricci, rispettivamente ex inviato e ideatore del programma Striscia La Notizia. Entrambi sono parti civili nel processo per diffamazione intentato contro i titolari di Star Italia-Bagni Star, Ennio Massimo e Roberto Guerra.
Un’udienza intensa, nella quale, da una parte, Laudadio e Ricci hanno difeso il lavoro svolto; dall’altra la difesa dei due imputati – avvocati Fabio Anselmo e Alessandra Pisa – ha operato per mettere in discussione l’attendibilità dell’inchiesta, degli autori e dell’associazione dei consumatori Atecon, che aveva fatto da collettore delle segnalazioni per il avori non eseguiti o non eseguiti a regola d’arte.
Massimo e Guerra sono accusati di aver pubblicato sui social contenuti diffamatori nei confronti dell’inviato e dell’autore di Striscia la Notizia, attribuendo tra l’altro a Laudadio espressioni mai pronunciate durante la realizzazione dei servizi dedicati a Star Italia e sostenendo che l’associazione Atecon «una scatola vuota» creata per sostenere la campagna della trasmissione contro l’azienda. Esiste sulla questione un procedimento parallelo, ma a parti inverse.
Laudadio ha ricostruito le fasi preparatorie del servizio, l’arrivo e il controllo delle segnalazione, il primo incontro con i rappresentanti dell’azienda. «Io non ho detto quelle frasi», ha ribadito più volte, negando in particolare di aver pronunciato le espressioni omofobe che gli sono state attribuite dagli imputati. L’inviato ha inoltre affermato di aver sempre garantito il contraddittorio all’azienda, aggiungendo che la realizzazione dei numerosi servizi successivi nacque per via dell’arrivo di ulteriori segnalazioni dopo le prime messe in onda.
La difesa ha contestato il numero e la riconducibilità di alcune delle segnalazioni citate nei servizi, sostenendo anche che una parte di quelle indicate non riguardasse in realtà Star Italia. E che fossero anche sensibilmente meno di quante conteggiate da Striscia, 24 e non 400. Spazio è stato dedicato anche ad Atecon. I difensori hanno prodotto atti per mettere in dubbio la genuinità e la “terzietà” dell’associazione rispetto a Striscia e, dunque, delle sue segnalazioni, cercando così di rafforzare una delle tesi sostenute dagli imputati.
Ricci, ideatore della trasmissione satirica di Canale 5, ha affermato di essere «il responsabile di quello che va in onda» e di aver deciso di sporgere querela dopo avere letto i contenuti pubblicati dagli imputati. Ricci ha inoltre respinto la ricostruzione secondo cui Atecon sarebbe stata una struttura creata o utilizzata dalla trasmissione per sostenere l’inchiesta. «Non ne abbiamo bisogno». L’autore televisivo ha anche richiamato precedenti vicende giudiziarie che nel tempo hanno coinvolto la trasmissione, come quelle su Wanna Marchi, sostenendo che spesso chi finisce al centro delle inchieste tenta di delegittimare chi le realizza.
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