La Nuova Ferrara

Ferrara

L’episodio

Lupi al centro ippico della frazione di Ferrara: divorato un puledro, ferito un altro cavallo

Irene Landi
Lupi al centro ippico della frazione di Ferrara: divorato un puledro, ferito un altro cavallo

L’attacco nella notte, uccisi anche un’asina e sei capre. Il titolare del maneggio di San Bartolomeo in Bosco: «Speriamo che la femmina salva si riprenda. E auspichiamo in qualche aiuto». Stimato il danno economico

3 MINUTI DI LETTURA





San Bartolomeo in Bosco Lunedì mattina Morgan Bisi, titolare dell’omonimo centro ippico e maneggio a San Bartolomeo, è stato svegliato dai suoi dipendenti, che lo hanno avvisato di un problema all’interno dei recinti. Nel controllare gli animali si è purtroppo trovato davanti una scena disastrosa: in uno dei paddock, peraltro vicino alle abitazioni, i puledri erano coperti di sangue. Trova quindi Mentolina ferita e scopre il corpo di Melicho, che nella notte tra domenica e lunedì era stato completamente smembrato, presumibilmente, dai lupi. La puledra, ritrovata piena di morsi, si trova in condizioni critiche, nonostante l’arrivo tempestivo del veterinario sulla scena. Riguardo le sue condizioni, Bisi commenta: «ha un grosso morso sulla pancia, per ora è stabile, anche se sofferente. È sotto farmaci, mangia poco, speriamo che riesca a superare la fase critica e riprendersi».

I due puledri, nati questa primavera, venivano allevati per un futuro sportivo. Oltre al danno affettivo, il maneggio subisce con questa perdita anche un gravoso danno economico: il valore di un puledro di quel tipo, infatti, si aggira intorno ai 10mila euro. Nella stessa notte sono stati uccisi anche l’asina Coco, di appena una settimana, e 6 capre di piccole dimensioni. Per chiarire la vicenda è stata richiesta una perizia alla ASL veterinaria, che lunedì ha dato istruzioni di lasciare la scena intonsa per poter eseguire dei controlli: ciò ha permesso ai lupi di tornare anche nella notte tra lunedì e martedì, per finire di cibarsi della carcassa. Massimiliano Costa, direttore del Parco del Delta del Po, intervistato da Matteo Bianchi lo scorso settembre, spiegava che con l’inizio dell’autunno si assiste alla dispersione dei subadulti, lupi cresciuti che iniziano a girare separatamente per trovare una compagna e altre fonti di sostentamento. Questi lupi si trovano in una situazione di forte vulnerabilità e stress: non potendo contare sulla forza e sulla strategia del branco per cacciare grandi prede selvatiche, sono costretti a cercare fonti di cibo più facili e quindi ad avvicinarsi a insediamenti umani, stalle o maneggi.

C’è da sottolineare, però, che un lupo solitario come il subadulto in dispersione tende a colpire un singolo animale di dimensioni medio-piccole: attacchi massicci o l’abbattimento di più capi grandi sono più frequentemente opera di un intero branco strutturato. Sono, comunque, in generale aumento nel ferrarese le segnalazioni di avvistamenti di lupi, anche nei pressi e nelle vicinanze dei centri abitati, sul sito del Comune di Ferrara si legge: «Il lupo ha colonizzato spontaneamente la pianura ferrarese. È un processo ecologico naturale a portare i lupi vicino a contesti e periferie urbane, rendendo necessaria una nuova consapevolezza tra i cittadini». Dopo la tragedia avvenuta al maneggio, il titolare e lo staff constatano la necessità di montare recinti elettrificati sul perimetro e adottare misure preventive per poter garantire in futuro la sicurezza degli animali. Questo, dunque, l’appello lanciato al comune e alla regione: «queste misure costano, abbiamo bisogno di aiuto e sostegno per evitare che tragedie di questo tipo si ripetano in futuro». 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google