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Una centrale nucleare a due passi dal Delta ferrarese: l’ipotesi accende il dibattito tra favorevoli e contrari

Matteo Ferrati
Una centrale nucleare a due passi dal Delta ferrarese: l’ipotesi accende il dibattito tra favorevoli e contrari

Il comitato “Nucleare e Ragione”, sostenitore del progetto, sarà sabato a Porto Tolle: spiegherà perché «il sito sarebbe ideale»

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Porto Tolle (Ro) Una centrale nucleare nell’isola di Polesine Camerini, a Porto Tolle. Utopia, distopia o questione di tempo? Di sicuro, il primo passo verso la possibile realizzazione del progetto sarà compiuto sabato 7 novembre. In questa data, nella Sala della musica di Porto Tolle ore 10, è in programma un’iniziativa pubblica in cui il comitato “Nucleare e Ragione” sosterrà un’idea che ha già polarizzato il dibattito: trasformare l’ex centrale termoelettrica di Enel Produzione in una centrale nucleare.

Legge delega

Tra dubbi e opinioni contrastanti, il Governo si è dimostrato aperto e intenzionato ad introdurre in Italia, intorno al 2040, un nucleare “sostenibile”. Il 23 settembre scorso, il Parlamento ha approvato la legge delega sul nucleare: l’esecutivo e i ministeri competenti avranno 12 mesi (con proroga di altri 24) per siglare i decreti attuativi che tradurranno il mandato in regole concrete. Verrà quindi disciplinata l’introduzione del nucleare sostenibile nel sistema energetico nazionale, definendo chiaramente sperimentazione, localizzazione, costruzione, installazione ed esercizio di nuovi impianti di produzione. La localizzazione avverrà sulla base di criteri tecnici, ambientali e territoriali. Tuttavia, è bene chiarire che il disegno di legge definisce un quadro generale, demandando l’attuazione concreta a una serie di successivi decreti attuativi.

I motivi di chi non vuole il nucleare

La maggiore criticità è di carattere ambientale: la centrale di Polesine Camerini è infatti situata nel Parco regionale Veneto Delta del Po e molti enti e privati cittadini sono spaventati da possibili scorie radioattive e rischio disastri. Il circolo Legambiente di Adria ha già preso posizione con un netto “no” e le parole di Michele Farinelli, segretario del Pd di Comacchio, non lasciano spazio ad interpretazioni. «Abbiamo un territorio che sprofonda, coste che arretrano, acqua salata che avanza, ecosistemi che chiedono aiuto. E quale sarebbe la grande idea per il futuro? Una centrale nucleare – così Farinelli –. Il Delta del Po è una riserva della Biosfera Unesco. Un patrimonio da proteggere, almeno finché qualcuno non decide che può diventare un laboratorio energetico».

La sindaca del vicino territorio di Mesola, Lisa Duò, si è detta favorevole all’ipotesi nucleare, richiamando autonomia energetica e posti di lavoro. «Il lavoro è un diritto, ma non può diventare il lasciapassare per qualsiasi scelta industriale – il segretario del Pd di Comacchio commenta così l’opinione della prima cittadina mesolana –. La stessa sindaca siede nel comitato esecutivo del Parco del Delta del Po su delega del presidente della Provincia, Daniele Garuti. Un Ente nato per conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio naturale. Il futuro del Delta dovrebbe chiamarsi ricerca, energie rinnovabili compatibili, lavoro qualificato, recupero ambientale, tutela delle Valli, pesca sostenibile e turismo. Non l’ennesima servitù energetica».

Nuovi progetti e tecnologie

L’Italia nel 1987 aveva deciso chiaramente: il Referendum portò alla chiusura e riconversione delle centrali nucleari attive. All’orizzonte c’era però il freschissimo disastro di Chernobyl e in 39 anni le tecnologie di lavorazione e gestione del nucleare si sono decisamente evolute. In Italia, un progetto interessante che dovrebbe essere portato a termine risponde ad una domanda fondamentale: i rifiuti radioattivi prodotti dall’ipotetica centrale nucleare a Porto Tolle rimarrebbero lì? Quasi sicuramente no. Finirebbero nel Deposito Nazionale, una futura infrastruttura ambientale di superficie, che sarà da approvare con decreto ministeriale. I rifiuti radioattivi (prodotti, ad esempio, in campo medico-sanitario) sono oggi stoccati in decine di depositi temporanei presenti in Italia. L’idea è quindi di smaltire tutte le scorie in un unico luogo di circa 150 ettari, realizzato attraverso un sistema di barriere ingegneristiche realizzate con specifici conglomerati cementizi armati e barriere naturali poste in serie. In questo modo, i rifiuti saranno isolati dall’ambiente per oltre 300 anni. In che parte d’Italia sarà creato questo Deposito Nazionale non è ancora deciso. Certamente, è difficile pensare che possa essere scelto il territorio del Delta del Po, riserva di Biosfera Mab Unesco.

Chi interverrà sabato

Il dibattito di sabato sulle prospettive dell’ex centrale di Porto Tolle vedrà la partecipazione di: Pierluigi Totaro, presidente del comitato “Nucleare e Ragione”, con una panoramica sullo stato del percorso legislativo e normativo energetico italiano; Marco Ricotti, docente di Impianti Nucleari al Politecnico di Milano, con un intervento sulla cantieristica e sull’economia di una centrale nucleare; Marco Caresana, docente di Radioprotezione al Politecnico di Milano, con un approfondimento sull’impatto ambientale degli impianti; Marco Bonotto, architetto e autore della pubblicazione “L’architettura dell’energia nucleare”, con una riflessione sul rapporto tra tecnologia, territorio e paesaggio; Roberto Pizzoli, sindaco di Porto Tolle e presidente del Parco del Delta del Po, con un quadro aggiornato sulla situazione del sito e sui progetti del Parco.

L’evento, patrocinato dal Comune di Porto Tolle, è gratuito e aperto al pubblico, ma i posti sono limitati.

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