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Trump perde Camera e Senato: la convention Maga a Ferrara parte in salita

Andrea Mainardi
Trump perde Camera e Senato: la convention Maga a Ferrara parte in salita

Gli americani nella città estense: «Emozionati come ai tempi di Barack Obama»

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Ferrara Ancora non è stata costituita ma l’associazione italiana a sostegno di Donald Trump che nascerà oggi 5 novembre al termine della convention Maga alla Palax Arena, ha già una bella gatta da pelare.

I tifosi dell’attuale presidente americano devono per forza di cose fare i conti con un notevole cambiamento nelle preferenze elettorali dei cittadini americani che si è manifestato nelle elezioni di metà mandato.

Si tratta di una tornata elettorale che avviene ogni quattro anni, esattamente a metà del quadriennio presidenziale. I cittadini sono chiamati a votare per il rinnovo dei seggi nella Camera, un terzo di quelli del Senato e due terzi dei governatori dei vari Stati. Storicamente queste elezioni rappresentano un termometro del gradimento elettorale nei confronti dell’azione governativa e per Donald Trump le cose sono andate peggio di quanto preventivato.

I Repubblicani, partito dell’attuale presidente, hanno infatti perso la maggioranza sia alla Camera che al Senato cedendo ai Democratici rispettivamente 25 e 7 seggi. Uno scenario che rischia di smorzare l’entusiasmo del primo raduno Maga in Italia che si terrà proprio oggi pomeriggio in zona Fiera.

Qualche disdetta sembra già in arrivo ma l’organizzatore, Gianmarco Landi, non si scompone: «Vi invito a venire al Palax Arena perché in Italia abbiamo le idee chiarissime su ciò che deve essere fatto e spero le abbia anche il Governo. Alle provocazioni rispondo: abbiamo comunque vinto noi».

Restando a Ferrara una visione equilibrata di quanto è accaduto alle urne la fornisce Carrie Anderson, insegnante alla Smiling International School: «Abbiamo seguito con grande attenzione quanto accadeva. Sia io da qui che la mia famiglia negli Stati Uniti. Siamo sorpresi dal risultato e da quanto largo sia stato il consenso raccolto dai democratici. Io sono cresciuta a Dallas in Texas e negli anni ’80 e ’90 molti dei miei famigliari si recavano poco a votare, tanto lo Stato era da sempre una roccaforte Repubblicana. Non credevo in un ribaltone ma col passare delle generazioni è accaduto ed è un segno che il voto conta davvero».

Le motivazioni di questo spostamento di consensi ha similitudini con ciò che sta accadendo in Europa: «Ad incidere sono stati fattori come il costo della vita, l’economia in difficoltà ed il futuro delle giovani generazioni. Proprio i giovani sono stati decisivi con il voto facendo sentire la propria voce sui temi che stanno caratterizzando anche le piazze italiane ultimamente».

E oggi ci sarà la convention Maga: «Mia figlia, che frequenta il liceo Carducci, me ne aveva parlato ma inizialmente pensavo ad una fake news. Devo dire che sono sorpresa che tante persone supportino Trump anche in Italia. Visto che lo stesso Trump dovrà per forza mediare anche con i propri oppositori per governare, mi auguro che anche qui questo possa essere d’ispirazione per una politica fatta di dialogo».

Un altro americano trapiantato da tempo a Ferrara è l’antiquario di carte geografiche Michael Jennings, originario di San Francisco: «Mi sono svegliato tre volte durante la notte per controllare i risultati. L’unica emozione paragonabile è quella che ho provato quando vivevo a Chicago, la notte in cui fu eletto Obama: per le strade si sentiva l’energia. Visto da qui, è evidente che gli americani chiedono ai loro politici di abbassare il costo della vita, e che sono stanchi della corruzione».

Di opinione simile anche i suoi familiari, che ben conoscono Ferrara. «Ho votato per posta prima di partire – racconta la 36enne Jeannie Catmull –. I sondaggi della vigilia erano buoni, ma ero comunque un fascio di nervi. Mi sono svegliata presto, sono andata subito sul sito del New York Times e ho provato un sollievo enorme. Poi ho visto il Texas. Uno dei miei romanzi preferiti finisce con il Texas che vota democratico, e quando è successo davvero ho pianto».

Le ultime considerazioni sono del 41enne Ryder Mussleman: «Ho votato in California prima di partire, poi ho dormito per tutto lo spoglio. Mi ha svegliato il telefono con messaggi degli amici, tutti più o meno del tipo “woo hoo!”. Sapevo che era una bella notizia. Finalmente qualcosa di positivo».

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