Ferrara, assalti serali dei lupi: «Non si può dar loro la colpa. Le possibili prede vanno protette»
L’esperto dopo la strage al centro ippico di San Bartolomeo in Bosco
San Bartolomeo Ciò che è accaduto al centro ippico Bisi di San Bartolomeo ha (ri)aperto la questione della gestione del lupo nel Ferrarese. Nella notte tra domenica e lunedì, infatti, si era verificato un attacco attribuito ai lupi che ha causato la morte di un puledro, sei capre e un’asina. A tal proposito si è espresso il vicesindaco Alessandro Balboni, dichiarando di voler indire una task force dedicata alla formazione delle aziende agricole per la prevenzione degli attacchi da animali selvatici, nel rispetto dell’importante ruolo attribuito al lupo in quanto equilibratore dell’ecosistema. Questo mammifero, infatti, è l’unico predatore autoctono che caccia le nutrie, e il suo contributo è fondamentale per contrastarne la colonizzazione totalizzante delle sponde di fiumi e canali.
A giudicare dal poco che è rimasto del puledro del maneggio Bisi, comunque, si può stimare che l’attacco sia effettivamente opera dei lupi, probabilmente più di uno, basandosi principalmente sull’eviscerazione, quasi chirurgica, operata sull’animale, tipica di questi predatori. Le altre vittime, è brutto da dire, sono state solo un danno collaterale: il lupo tende a uccidere più del suo fabbisogno, in un’ottica di disponibilità alimentare.
Piero Milani, fondatore e presidente del Centro fauna selvatica “Il Pettirosso” di Modena, ha una visione molto chiara della situazione: «Non possiamo colpevolizzare i lupi, che hanno naturalmente un istinto predatorio, né tantomeno gli animali vittime degli attacchi. Le predazioni, nel 2026, ci sono solo se si lascia che ci siano».
I lupi hanno un olfatto che rende possibile fiutare prede e fonti di cibo da chilometri di distanza. Se anche solo l’odore del residuo organico lasciato fuori delle case durante la notte li attrae, figurarsi quello di potenziali prede lasciate incustodite, o quasi, all’interno di recinti aperti.
«I proprietari e gli allevatori ci pensano sempre troppo tardi, sperando che la tragedia non capiti mai a loro – dichiara Milani – mentre invece le misure di prevenzione, in particolare cancelli elettrificati e cani da guardia, sono fondamentali: non è possibile abbandonare gli animali e poi gridare al lupo appena diventano, naturalmente, prede. Se si fossero usati i metodi giusti e si fosse interpellata la Regione, che mette a disposizione dei tecnici, tutta questa triste vicenda si poteva evitare».
La Regione Emilia-Romagna mette, infatti, a disposizione di tutte le aziende zootecniche l’assistenza gratuita di un tecnico esperto per individuare i sistemi di difesa dagli attacchi da lupo più idonei alle specifiche modalità di allevamento. E ogni anno, effettivamente, pubblica un bando dedicato alla prevenzione: sui 300mila euro disponibili, circa un quinto viene assegnato per prevenire gli attacchi dei lupi. A ciò si aggiungono le risorse messe a disposizione tramite il Piano di sviluppo rurale (Psr) che, negli ultimi anni, hanno raggiunto complessivamente circa 5 milioni di euro per la prevenzione su tutte le specie. Vengono destinate, inoltre, risorse per circa 90mila euro l’anno per indennizzi alle attività colpite da canidi, ampliate da giugno 2025 anche a ulteriori danni indiretti.
Milani usa una metafora quantomeno evocativa: «Questi animali sono stati lasciati a loro stessi: le inferriate alle finestre non si mettono per chiudere il bambino dentro casa, ma per non fare entrare il ladro».
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