Il dialetto di Renazzo in 37mila lemmi
Presentata l’opera frutto del lavoro di studio e ricerca di Brunello Melloni e Bruno Bertelli
Renazzo Erano in tanti l’altra sera al teatrino di Renazzo per la presentazione del “Dizionario dialettale renazzese” di Brunello Melloni e Bruno Bertelli.
Molte le persone presenti e sul palco con Bertelli c’erano la presidente del Circolo culturale Amici del Museo di Renazzo, Teresa Gallerani, il consigliere Gianni Lenzi, l’etnologo Gian Paolo Borghi e la Emmecolletti band. Come annunciato l’altro giorno si tratta di un’opera straordinaria, frutto di 15 anni di studio e lavoro. Contiene 37.000 lemmi, la sillabazione fonematica del lemma dialettale (come si pronuncia), i modi di dire, i proverbi e curiose appendici.
La serata è stata anche l’occasione per ricordare il compianto Brunello Melloni, visto che questi dizionari sono il compimento di una sua idea partita quasi trent’anni fa, più o in meno in coincidenza con la nascita del circolo, che quest’anno festeggia appunto i trent’anni di vita culturale per la comunità renazzese. E poi ci ha pensato Bertelli a completare (e implementare) la ricca eredità lasciata da Melloni.
Il ricordo
«Era ragioniere per la Lamborghini - spiega Bertelli -, andato in pensione nel 1997 ha cominciato a raccogliere materiale e a confezionare un dizionario renazzese; era praticamente renazzese doc e conosceva bene il territorio. Lui ha dato l’impostazione, fondamentale, di fatto partendo alla fine del secolo scorso, poi lui è morto dieci anni fa, il 9 marzo del 2016. Io non lo conoscevo, l’ho iniziato a frequentare quando nel 1996 è nato il circolo Amici del museo, del quale sono stato presidente nel primo periodo e lui veniva a tutti gli incontri, in particolare era interessato alle iniziative di poeti dialettali. Ci ha parlato del dizionario e nel 2003 me lo mandò, io rimasi colpito: era una bozza non definitiva, mancavano alcune lettere finali, ma c’erano già 11.000 lemmi. Allora mi venne l’idea e gli suggerii di prendere anche modi di dire e proverbi e uscì nel 2007 il libro “Noi di Renazzo”. Poi lui si è ammalato ed è morto. Dopo un po’ mi chiamò il figlio Stefano (appoggiato dalla sorella Claudia), disse che aveva l’archivio informatico del padre e i volumi collezionati, pensavo fossero alcuni libri invece erano 200, fra cui 17 dizionari dei dialetti della zona, fino a Ferrara, Bologna e Modena, anche uno di Parma e Reggio Emilia, per dire come si era impegnato. Io a quel punto, davanti a tanto impegno e al dono dei figli, ho detto che si doveva proseguire il lavoro e ho pensato mancasse qualcosa. Lui aveva salvaguardato il dialetto della società agricola, diciamo arrivava fino agli anni Settanta, quindi ci sono termini a esempio legati alla lavorazione della canapa, ma quando si andava a ragionare con il dialetto moderno mancava qualcosa. Io che per trent’anni sono stato sociologo all’Università ho pensato all’industria, ai servizi, anche alla globalizzazione, per rendere il linguaggio accessibile anche ai giovani d’oggi».
L’opera
«È un dizionario unico - prosegue avendo la sillabazione fonetica, quindi non solo la parola in dialetto ma anche come si pronuncia. I volumi sono due, dal dialetto all’italiano e viceversa, è bidirezionale, poiché tutti abbiamo dimenticato il dialetto, dunque serve anche quello dall’italiano al dialetto per capire la parola dialettale e poi nell’altro dizionario la si può approfondire. Brunello aveva messo la parola, la sua declinazione, ma anche i modi di dire legati a quel termine, possiamo definirlo un dizionario enciclopedico. Con questo lavoro ha “salvato” delle parole che ora non abbiamo più, tipo al “spezièl” per dire il farmacista o al “luminaròl” per l’abbaino. I lemmi sono poi aumentati, con persone che mi hanno aiutato nell’approfondimento, in particolare i più anziani del paese. Io ho curato di più la parte dall’italiano al dialetto... magari mi illudo, ma penso che un giovane interessato ad approcciarsi alla lingua dei propri nonni parta dall’italiano, in questo modo se qualcuno vuole approfondire c’è una base scritta di partenza e probabilmente ci aiuterà anche l’Intelligenza artificiale».
E le presentazioni non sono terminate, domenica 15 novembre alle 16 alla Pandurera di Cento se ne riparlerà alla “Festa del dialetto” con l’esperto di dialetto bolognese Roberto Serra.
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