Di Benedetto, il mister che studia il Barça
Il tecnico dell’Ars et Labor si sta affermando come un grande lavoratore
Ferrara È sempre tra i primi ad entrare al centro “Fabbri” dove trascorre intere giornate. Quando ancora i giocatori non c’erano e l’Ars et Labor non aveva iniziato la preparazione passava giornate intere a parlare di calcio con il direttore sportivo, Mirco Antenucci.
Una predisposizione non banale per mister Stefano Di Benedetto, colui che avrà il compito di amalgamare la nuova squadra e provare a farla vincere, magari giocando anche bene. Il tecnico, ex Parma, Palermo e Sampdoria, ha un curriculum di tutto rispetto nel lavoro con i giovani e per la prima volta si trova a misurarsi con i grandi. Per conquistare subito la loro fiducia ha una strada: farsi trovare preparato su ogni aspetto, trasmettendo grande convinzione sul lavoro che si andrà a fare.
Osservando i pochi minuti di lavoro svolto al “Fabbri” però si può provare a intuire quali saranno le linee guida. E ancora una volta vengono in aiuto i dettagli. Di Benedetto è un tecnico che parla molto, che cerca di trasmettere concetti anche nel corso della seduta o durante le pause. Spiega, sollecita, incita: fa quindi parte di quella schiera di istruttori che tendono ad essere partecipi nel corso dell’allenamento per trasmettere i propri principi.
L’altra parte del cielo, invece, è più un gestore: lascia lavorare tanto i propri collaboratori, parla poco e cerca di gestire le fasi complesse di una stagione. Di Benedetto, forse anche per retroterra culturale avendo lavorato soltanto con i giovani, vuole che passino concetti chiari. Far lavorare la squadra subito con la palla, invocando ritmo e trovando le esercitazioni giuste lascia trasparire un secondo aspetto: il tecnico sembra intenzionato a costruire una Ars et Labor che vuole governare le partite, che tende a volere la palla tra i piedi per decidere quando è il momento di palleggiare e quando arriva l’istante per imbucare. Il fatto che il mister stia proponendo esercizi ispirati all’attività del Barcellona (con le dovute proporzioni, sia chiaro), però è indice di ciò che si vuole perseguire.
Infine ci sono la credibilità e la passione per il proprio mestiere. Chi gli ha lavorato accanto in questi giorni ha potuto apprezzare la grande propensione che di Benedetto ha come scouting. Conosce tantissimi giocatori, tende a catalogarli, ne evidenzia pregi e difetti tecnici, è quindi anche partecipe nelle valutazioni di calciomercato.
Non è ovviamente lui che decide le strategie, ma per un direttore sportivo è un bene potersi confrontare con l’allenatore per potergli poi mettere a disposizione la miglior rosa possibile.
Di Benedetto lo sa, l’opportunità di Ferrara non capita a tutti; sa che parte dall’Eccellenza ma è ben consapevole che l’Ars et Labor potrebbe essere un ottimo trampolino di lancio oppure una seconda, brusca frenata dopo l’esonero di inizio anno con la Primavera della Sampdoria.
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