Ars et Labor, Carbonaro “erede” di Ante7. Ricci si prende la prestigiosa 10
La squadra giocherà con i numeri personalizzati e non dall’1 all’11. Malivojevic si accontenta dell’8 e Senigagliesi si affida alla tradizione
Ferrara Contro il Fratta Terme, all’esordio in campionato, l’Ars et Labor sarà abbigliata con i nuovi kit gara (giovedì saranno svelati). Nel frattempo, assieme alla divisa tutta bianca - completo che sarà utilizzato esclusivamente nelle partite di Coppa e che rappresenta un pezzo da collezione - sono apparsi anche i numeri personalizzati scelti dai calciatori. Si tratta di un argomento che desta sempre una certa curiosità, a maggior ragione tra i dilettanti per chi pensava che la numerazione delle distinte fosse quella di un tempo, dall’1 all’11 e via discorrendo (il Mesola si è effettivamente presentato alla vecchia maniera e c’è da immaginare che molte avversarie faranno così).
A quanto pare il neo gruppo biancazzurro ha potuto scegliere nell’intervallo numerico tra l’1 e il 30. Vale subito la pena sottolineare che all’appello mancano ancora il numero 5 (un difensore centrale roccioso) e, soprattutto, quel 9 che sembrerebbe esser stato riservato a bomber Cesario.
Nel frattempo, classico numero 1 per il portiere Giacomel (22 per Luciani, mentre l’indisponibile Romagnoli avrebbe preso il 12). Capitan Iglio ha tenuto la 17 che già indossava nella passata stagione. Mambelli (2) e Mazzali (3) si presentano all’insegna della tradizione del ruolo di terzini. Nel cuore della difesa ci sono Casella col 27 e Dall’Ara con quel 13 già avuto anche ai tempi del Chievo e di tendenza tra i difensori nel pallone italiano sulla scia del grande Sandro Nesta. Occhio, poi, alla gettonatissima maglia 10. Se l’è aggiudicata l’esperto Ricci, che ha fatto valere tutta la personalità, emersa anche nel corso del match di Coppa, e ha sbaragliato la concorrenza. Tra chi poteva ambire al numero magico ci sarebbe stato anche Malivojevic dato che in carriera ha sempre indossato proprio la 10, ma preventivamente si è cautelato con la comunque gradita 8. Tanti hanno ragionato in base al ruolo (Leo Mazza si è preso la 4 da playmaker), altri hanno seguito scaramanzie e gusti personali, oltre a date di nascita (vedi Gaetani col 14) o numeri già indossati nel proprio passato. Prezzabile (18) come agli inizi alla Sancataldese, Cozzari (21) avuto a Mantova e Asti, oppure l’11 di Senigagliesi (che sta bene anche per il ruolo che ricopre largo a sinistra) già visto anche in quel di Recanati. Di Bartolo ha scelto la 6, i più giovani sono invece andati dal 20 in poi (G. Mazza 20, Occhi 23, Barazzetta 24 - come la sua età - e Stoskovic 26).
Sì, ma la 7 di Carbonaro? A quanto pare ci sarebbe stato quel temporeggiare “da rispetto” durante la scelta, proprio per la pesantezza dell’eredità di Mirco Antenucci (ci sarebbero stati siparietti niente male). Ad ogni modo l’ha spuntata il classe 1989, un calciatore esperto che sa sostenere certe pressioni. Carbonaro aveva comunque già vestito la 7 a nell’ultima esperienza di Manfredonia e in diverse altre occasioni.
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