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Ars et Labor Ferrara, il predestinato Cozzari è nipote di Ruben Buriani

Alessio Duatti
Ars et Labor Ferrara, il predestinato Cozzari è nipote di Ruben Buriani

Mattia Cozzari ha segnato il gol vittoria nella partita di Coppa Italia Eccellenza contro il Mesola. L’esultanza sotto la Curva Ovest è un sogno che si avvera per lui che da giovane vestì la maglia della Spal

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Ferrara Sono storie che soltanto il calcio può regalare. Sono momenti che vengono scritti con l’inchiostro indelebile. Sono forti, intensi e vibranti, indipendentemente dal nome della squadra o della categoria che si frequenta. Perché segnare un gol-vittoria al minuto 97 sotto la Curva Ovest, alla prima ufficiale di un nuovo corso – chiamato Ars et Labor, ma con le radici che affondano idealmente nella storia della Spal – è traduzione di storia e, quindi, di almanacchi.

Il primo autografo decisivo per la gioia della beneamata cittadina non poteva che essere quello di Mattia Cozzari, il ferrarese del gruppo. Colui che sin dal primo giorno ha detto che «giocare ed essere qui, vale doppio». Ma che nell’immediato post partita contro il Mesola ha nascosto le tante farfalle che svolazzavano dentro il proprio stomaco e si è focalizzato sui giusti messaggi da dare al gruppo nella visione collettiva, per la crescita e per il domani che verrà, con l’obiettivo di riportare da subito in alto il club. Certo è che entrare a partita in corso, in una condizione di difficoltà fisica della squadra e riuscire a timbrare la favola del pomeriggio di Coppa non è cosa da tutti. Lo è stata per un ragazzo che da bambino ha indossato la maglia della Spal, correndo su e giù per i campi di via Copparo nell’annata 2010/2011. Il successivo fallimento della Spal di Cesare Butelli lo portò poi nelle giovanili del Bologna, dov’era stato allenato anche da Michele Borghi, una delle figure di spicco che ha in mano le chiavi della ripartenza della “cantera” spallina. Con tutto il percorso nel vivaio rossoblù fino al campionato Primavera 1 e le notevoli esperienze svolte qua e là (l’ultima a Prato, in serie D) unite a qualche assaggio di C tra Rimini e Mantova.

In molti vedono tanto Bologna riassunto nel percorso di carriera di Cozzari, oltre al luogo di nascita di Bentivoglio (nel 1999), e possono non cogliere il discorso delle origini estensi. Questo perché papà Stefano è bolognese e perché in quegli anni la famiglia viveva in quelle zone. Ma la parte materna (Tiziana è il nome della mamma) è ferrarese, più precisamente di Portomaggiore. Tant’è che la nonna materna Natalina è proprio la sorella del grande Ruben Buriani da Quartiere, e qui si entra nella Storia del calcio, appunto quella con la S maiuscola.

Insomma, il pallone si conferma spesso e volentieri un affare di famiglia e di genetica. Ruben, naturalmente, è sempre stato uno dei primi tifosi del nipote, sin dai primissimi calci al pallone tirati alla Portuense (dai 6 agli 11 anni), prima di passare alla Giacomense, dove il baby Cozzari era apprezzato anche da Walter Mattioli. Portomaggiore, per il nuovo centrocampista dell’Ars et Labor, ancor oggi mantiene l’idea di casa: negli anni, anche quando giocava lontano dalle nostre zone, Cozzari è sempre tornato a trovare amici e parenti e a respirare l’aria dei luoghi dov’era nato e cresciuto. Gli stessi che domenica hanno gremito le tribune del “Mazza”, esplodendo di gioia nel momento in cui il numero 21 si è alzato sul cielo di corso Piave per scaraventare in rete il gol-vittoria con un gesto tecnico da categorie superiori.

Oggi, discorsi di traffico nel reparto nevralgico, di collocazioni predilette, di caratteristiche, di tecnica e di tattica possono esser lasciati un attimo da parte, o quantomeno assegnati in totale esclusiva ai pensieri di mister Di Benedetto. Perché la prima volta di Mattia Cozzari nella sua Ferrara resta il più bel dolce pensiero d’avvicinamento all’apertura del campionato. 

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