Jessica Rossi. Oro all’Olimpiade, portabandiera e adesso tedofora a Ferrara: «Che grande onore»
Il 7 gennaio la tiratrice al piattello porterà la Fiamma olimpiaca per le vie della città estense nel giorno del suo compleanno: «Un’altra grande emozione da raccontare a mio figlio»
Ferrara È tutto un infilarsi scientifico, eppure casuale, di dettagli. La tappa ferrarese del viaggio della Fiamma olimpica s’impreziosisce sempre più. Per tutti, perché quel sentimento di unità nazionale che gli eventi sportivi sanno creare è pari solo a ciò che ne è simbolo: la bandiera italiana. E il 7 gennaio è proprio il “compleanno” del tricolore. È il compleanno, guarda un po’, della tedofora più alta in grado della città estense, quella Jessica Rossi medaglia d’oro nel trap (il tiro al piattello), che proprio quel tricolore ha ricevuto dalle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per essere portabandiera alle Olimpiadi di Tokyo.
Ha ereditato la passione per questo sport da papà Ivan, già campione italiano, mentre è grazie alla mamma Monica (che si fece garante per la figlia ancora minorenne) che ha potuto iniziare a sparare. A 20 anni aveva già in bacheca tutti i titoli che un’atleta possa sognare: un oro olimpico, un oro mondiale (più uno juniores), una vittoria alle finali di Coppa del Mondo e il titolo europeo. Dodici anni dopo l’incredibile vittoria a Londra 2012 con il record del mondo di 99 piattelli su 100, e un’esperienza a cinque cerchi vissuta come portabandiera dell’Italia Team a Tokyo 2020 (nel 2021), torna all’oro vinto ai Giochi Europei di Cracovia 2023. A Parigi la sua quarta Olimpiade. Il suo palmares, in verità, è molto più ricco: 6 ori mondiali (più un argento e un bronzo), 10 ori europei (con 4 argenti e altrettanti bronzi), 3 ori e 2 argenti ai Giochi europei e 1 oro ai Giochi del Mediterraneo. Il suo alloro più bello, però, è un “prodotto” fatto in casa, il pupetto che dal 23 luglio ha partorito: David.
Jessica, alle Olimpiadi ti mancava solo di fare la tedofora… «Effettivamente sì, infatti sono strafelice, è un tassello importante da aggiungere al bagaglio di esperienze che potrò raccontare a mio figlio. Tra l’altro il, 7 è il mio compleanno».
Saranno 34 anni: a proposito di nascita, sei ferrarese? «Mi divido tra Ferrara e Bologna, ma sono nata a Cento, quindi sono ferrarese di nascita. Da piccola mi sono trasferita a Crevalcore, sono a cavallo di tre province, perché anche Modena è qui a un passo».
Sarai comunque tedofora a Ferrara: dove? «Alle 18.30 in corso Porta Po».
Sarà un passo verso il tuo ritorno allo sport? «Sono cambiate le priorità, la gestione delle cose, ma il mio obiettivo è tornare già quest’anno a gareggiare. Non ho fatto un figlio per lasciarlo a casa, di soddisfazioni ne ho avute già tante nella vita sportiva, oggi la priorità è lui. Provo a farlo insieme a lui, magari verrà via la nonna, il papà, cerchiamo di gestire e vediamo cosa me esce».
Una carriera, la tua, partita fortissimo e poi… «È difficile mantenere o superare un livello così alto. Non mi sento di aver fatto meno, sono rimasta sempre ai massimi livelli. Da giovane c’è molta più inconsapevolezza, ti butti: un po’ mi è rimasto, ma poi il livello è cresciuto tanto, cambiano i regolamenti e non sempre vince il più forte del giorno. Ora vengo da un anno di pausa».
Olimpiade cos’ha di più? «Già il fatto che ci sia solo ogni 4 anni lo spiega, è il massimo a cui uno sportivo possa aspirare. Ne ho fatte 4, ma è stato sempre come la prima volta. Già arrivando al villaggio olimpico senti che c’è qualcosa di diverso nell’aria. Da portabandiera senti che rappresenti il tuo Paese: portare la fiaccola non dico che sia di più, ma è tanta tanta roba, poi farlo nel tuo Paese... Altri che avrebbero potuto portarla non sono stati chiamati, quindi si vede che ho lasciato un segno importante».
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