L’arbitro si sbaglia ed espelle un giocatore, il mister avversario sta perdendo il derby ma fa togliere il rosso
A Pontelagoscuro l’arbitro si era sbagliato e aveva espulso Marongiu per doppia ammonizione. La Portuense stava già perdendo il derby 2-1 ma l’allenatore, Andrej Skabar, ha fatto correggere l’errore
Portomaggiore Sconfitta nel derby, ma con una vittoria in fair play. Sta facendo il giro dell’ambiente dilettantistico quanto accaduto domenica: durante Pontelagoscuro-Portuense, con la squadra ospite sotto 2-1 nel punteggio, l’arbitro espelle Marongiu, uomo-leader dei padroni di casa, a seguito di secondo cartellino giallo per una presunta trattenuta su un avversario. In realtà il fallo era stato commesso dal numero 9 Baglietti. A quel punto l’allenatore della Portuense, Andrej Skabar, senza pensarci due volte segnala all’arbitro l’errore, che il direttore di gara corregge, e il Pontelagoscuro continua a giocare in 11, andando infine a imporsi 3-1. Un gesto di fair play vero, quello del tecnico rossonero, rarissimo sui campi da calcio, soprattutto comportando la rinuncia a una situazione di potenziale vantaggio e in un momento delicato della partita.
Skabar, come ti è venuto in mente di segnalare l’errore all’arbitro? Non tutti l’avrebbero fatto… «Ma no, non è stato niente di che. L’arbitro aveva ammonito un ragazzo che era già ammonito e ne è scaturito un rosso: non aveva fatto nulla, il fallo lo aveva commesso il ragazzo vicino a lui, mi è venuto spontaneo segnalarlo. Tutte le cose vanno meritate, sudate sul campo, non mi pareva giusto trarre beneficio da un errore arbitrale. Sono cose di campo che capitano, è già successo e mi auguro che ricapiti tante altre volte: un po’ di messaggio positivo dobbiamo darlo, ai ragazzi e anche al pubblico».
Ok, ne approfittiamo per raccontare chi è Skabar? Anche se tanti ti conoscono, qui hai svolto una lunga e proficua carriera. «Sì, mi sono divertito molto. Il passaggio da giocatore a mister? Ho avuto la fortuna di conoscere tante persone e mantenere rapporti, fra questi c’è Juri Roda, mentre Alessandro Baiesi (rispettivamente, direttore sportivo e direttore generale della Portuense, ndr), invece, lo avevo affrontato da avversario quando era ad allenare la Copparese e ci siamo conosciuti a Portomaggiore: è un uomo di calcio, voleva fare una squadra mista, basandosi sul vivaio, che ha sfornato tanti giovani. La base c’era, poi ci ha messi del suo Roda, per assemblare quelli d’esperienza, Marcolini, Gessoni, Buoso, Zuari, Frustaglia... ragazzi che hanno già trascorsi importanti nei dilettanti».
Così, a 40 anni hai smesso di giocare e hai scelto d’iniziare il tuo percorso dalla Portuense, che era reduce dalla retrocessione… «Sì, per ripartire, ma da quello che c’era in casa, tutti ragazzi molto promettenti e giovani, che potevano avere concrete prospettive per il futuro. La presenza di “Baio” e Juri mi dava tranquillità: se uno deve iniziare ad allenare e ha due dirigenti così al suo fianco e un gruppo di giovani di qualità, è tutto più facile».
Cosa ti porti in panchina della tua lunga esperienza da giocatore? «A me preme che la squadra sia al di sopra di tutto e questo l’ho portato da quando giocato: antepongo le priorità della squadra a quelle dei singoli e a qualunque altra cosa. Abbiamo creato una bell’amalgama, i ragazzi lavorano duro in settimana e tutto quello che hanno ottenuto se lo sono guadagnato: sono contento di come sta andando l’anno».
Poi, però, domenica è arrivata la sconfitta nel derby a Pontelagoscuro. «Sconfitte, pareggi, vittorie, fa tutto parte di un percorso: non faccio drammi, la sconfitta è stata meritata, ci servirà per il futuro. Non è una fermata, solo un gradino in più fatto assieme».
L’obiettivo? «È duplice. C’è quello societario d’inizio anno, che è valorizzare i giovani cresciuti nella Portuense e finora ci stiamo riuscendo, anche inserendo qualche ragazzo della Juniores. Il secondario, visto quello che stiamo facendo e la consapevolezza acquisita dalla squadra, è centrare i playoff. Ci sono squadre più esperte e attrezzate di noi, ma ce la possiamo giocare con tutti».
Il Copparo fa un percorso a parte, ma le altre? «Se vai a vedere il roster che hanno a Copparo, quei ragazzi quante presenze hanno dall’Eccellenza in su, è chiaro che corrono da soli. Non ricordo squadre così attrezzate negli ultimi 10/15 anni. Sono contento che la piazza abbia trovato una proprietà che la possa riportare dove merita. Ma lo merita anche la Portuense. Il Molinella ha già fatto i playoff l’anno scorso, ha un buon allenatore e l’organico per ripetersi, poi ci sono Alfonsine e Savarna. Anche il Bando ha una buona squadra e può giocarsela fino all’ultimo: matricola? Hanno tanti ragazzi che hanno giocato in Eccellenza e Promozione, se si crea la giusta alchimia... Poi, Liri, Pagani, hanno dei colpi e sui campi pesanti possono risolvere. Hanno un bravo allenatore come Malagolini, faranno bene».
Torniamo a te. Per quanto anni hai giocato? «In prima squadra 22 o 23 anni, ho iniziato con il presidente Chiapponi all’Argentana. È stato un bel percorso, fatto di alti e bassi, anche dal punto di vista delle categorie, ma ho vestito maglie importanti nel Ferrarese. Ho chiuso la carriera a Gallo, mi ha fatto molto piacere la loro chiamata e riuscire a dare una mano a coronare un sogno: mi auguro che si salvino, hanno tutto il potenziale per farlo».
Delle tante, qual è stata l’esperienza che ricordo con più piacere o per una sua caratteristica particolare? «Senza togliere nulla alle altre, quella a Sant’Agostino. Dalla Prima categoria all’Eccellenza è stata una cavalcata che ci ha dato più soddisfazione. Ad Argenta ci sono stato 7 anni, ma ero giovane, all’M3 di Migliarino abbiamo vinto campionato e Coppa, ma anche con il Gualdo di Quarella è stata una bella promozione e un ottimo lavoro: lì ho conosciuto Roda».
Hai un giocatore che ti assomiglia? «I giocatori sono cambiati negli ultimi 10 anni. Ai miei tempi c’era un modo di giocare un po’ più rude, io faccio parte di quella generazione, ora i ragazzi pensano di più a giocare, gli si insegna il calcio».
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