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Ars et Labor, cambierà qualcosa o il piano è triennale?

Francesco Dondi
Ars et Labor, cambierà qualcosa o il piano è triennale?

Riflessioni a margine di un pareggio che dà da pensare

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Ferrara Chissà se adesso cambierà qualcosa? Chissà se la famosa pressione che qualcuno percepisce a Ferrara svanirà e libererà la testa di qualche calciatore? Chissà se la società vorrà investire risorse (tante) per tentare di vincere i playoff nazionali dove ci sono squadre molto più attrezzate dell’attuale Ars et Labor?

Gli aggettivi - negativi - li lasciamo al popolo estense perché ci sarebbe l’imbarazzo della scelta; tanto vale rimanere lucidi nelle analisi, lucidità che non possono certamente perdere mister Parlato, finora incapace di cambiare l’indisponenza di questa squadra, e il direttore sportivo Sandro Federico. E - diciamo noi - anche qualche consulente di mercato che si aggira negli uffici di via Copparo, che finora non ci ha mai messo la faccia ma ha portato calciatori inadeguati e che il campo sta sonoramente bocciando.

La vittoria del campionato è andata, bisogna dirselo. A -10 dal Mezzolara servirebbe un suicidio dei bolognesi ma anche una Ars et Labor cannibale e capace di fare 30 punti in 10 partite. Occorre quindi intervenire d’imperio sul gruppo squadra, migliorandone la qualità soprattutto in attacco. Il calciomercato sempre aperto nei dilettanti può aiutare, ma servono competenze, conoscenze e soldi. Vuole questa società andare subito in Serie D? O tra una settimana sentiremo dire: ma il progetto era triennale...