Un passo sbagliato dietro l’altro. L’Ars et Labor si fa male da sola
Società, consulenti, scelte tecniche e gestione sportiva bocciati dai risultati
Ferrara “Poche idee, ma confuse” è un celebre aforisma pronunciato da Mino Maccari che indica ironicamente (e in generale) una mancanza di strategia. Il tutto è anche la sintesi di quella che è stata fin qui la stagione spallina. Anche quest’anno, nonostante la categoria e nonostante il nuovo corso societario targato Ars et Labor, il pianeta biancazzurro è alle prese con un caos globale pressoché simile a quello conosciuto nei dimenticabili anni a guida Joe Tacopina. Assenza o lontananza – chiamiamole come vogliamo – della proprietà e una serie di scelte, operate dall’estate a oggi, errate o talmente contrapposte tra loro da creare cortocircuiti. In un contesto del genere, è davvero difficile che possano arrivare i risultati del campo.
La scelta iniziale di puntare su Mirco Antenucci come diesse, “accompagnato” dai consulenti del club (i procuratori Triulzi e Piraino, i veri punti di riferimento degli investitori argentini) ha palesato sin dal principio i primi malintesi dell’avventura, tanto da far cadere la scelta tecnica su un allenatore sconosciuto da queste parti come Stefano Di Benedetto.
Mentre “Ante” più di un contatto con Davide Marchini l’aveva avuto e soprattutto, da conoscitore del mestiere salutato solo qualche mese prima, aveva evidenziato a più riprese la necessità di mettere nel motore una punta da gol assicurati. È stata quindi creata una rosa senza un vero e proprio attaccante di ruolo, che, dopo qualche mese, è stata sostanzialmente bocciata dalle partenze registrate in particolar modo sul fronte, offensivo (vedi Mazza, il giovane Lanza, Gaetani). Di conseguenza, ritardo totale rispetto agli innesti di Moretti e Piccioni, che alla fine non stanno performando come si sperava.
In tutto ciò, Malivojevic sarebbe dovuto essere il faro della stagione, ma la nuova gestione Parlato – modulo tattico in primis – ha penalizzato il minutaggio del centrocampista italo-serbo, tanto da esser praticamente relegato sempre alla panchina, nell’incredulità generale di tutti gli addetti ai lavori dell’Eccellenza.
Vogliamo poi parlare della scelta fatta sul ruolo del capitano? Inizialmente è stato più che comprensibile consegnare la fascia a Iglio, in quanto unico reduce dell’ultima Spal. Ma la missione è fallita anche in questo senso, poiché all’alba del nuovo anno il nuovo capitano è diventato Dall’Ara, riconosciuto maggiormente nel ruolo anche dalla tifoseria durante i confronti.
Senza poi entrare nel merito delle non-scelte fatte durante il mercato di riparazione (l’ultimo acquisto Rossi è a tutti gli effetti un oggetto misterioso che ancora non ha messo piede in campo), un’altra sfumatura non banale ci riporta al capitolo portiere, visto che Giacomel, dopo alcune prestazioni non buone sul finire del girone d’andata, era stato messo sul mercato e si è pure accomodato in panchina per scelta tecnica, con Luciani titolare, prima di tornare di nuovo al suo posto.
Sandro Federico, anch’egli privo di totale autonomia tecnica, aveva recentemente parlato di possibili valutazioni in entrata di calciatori addirittura “da serie C” al fine di ricucire il gap dal primo posto, ma nulla si è mosso e si è arrivati all’attuale -10 dal Mezzolara. Il diesse dopo le prove negative ci ha messo la faccia, presentandosi agli organi d’informazione che fanno da tramite con gli sportivi ferrarese, ma nessun altro membro del club ha fatto lo stesso.
A quest’Ars et Labor sta mancando l’anima, sta mancando quella “ferraresità” che era già in casa, che era a portata di mano e che avrebbe dato un fattivo aiuto in quei momenti di difficoltà che capitano durante una stagione. Potersi aggrappare ad Antenucci o a Schiavon oppure a Marchini sarebbe stata una possibilità niente male per un ambiente finito più volte fra le onde tempestose di questa stagione sportiva. I primi due, invece, oggi sono “costretti” a girare per stadi guardando partite, giocatori e studiando in attesa di una prossima chiamata, il terzo ha trovato miglior panchina altrove. Averli sarebbe stata d’importanza concreta e non solo simbolica o romantica. Ma dalle parti di via Copparo, sono state fatte altre scelte. A oggi i risultati dicono sbagliate.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
