Ars et Labor, il segnale? Buono: ora servono conferme
Il successo con l’Osteria Grande figlio di un percorso da proseguire
Ferrara È senz’altro importante, oltre che doveroso, partire dai propri meriti e dal riconoscere le cose buone che l’Ars et Labor ha messo in campo 48 ore fa. Nel calcio non c’è nulla di scontato e anche quest’anno è capitato di scontrarsi con vere e proprie brutte figure anche contro avversari di caratura inferiore. La positività, dunque, va colta e va tenuta stretta. Ma guai a non tarare con il giusto peso quanto accaduto, perché – con il massimo rispetto dovuto – l’Osteria Grande vista al “Mazza” si è dimostrata parecchio debole sotto ogni punto di vista.
I biancazzurri, comunque, avevano estrema necessità di una boccata d’ossigeno: hanno ritrovato colpi, gioco e divertimento, ma è ancora troppo presto per dire di essersi ritrovati del tutto. Già la prossima trasferta sul campo del Russi dirà molto al riguardo, visto che la compagine ravennate a Ferrara aveva mostrato idee chiare come pochi altri e sarà senz’altro un osso duro da battere. Sarebbe importante dare continuità, poiché nel turno successivo al “Mazza” arriverà il Solarolo (e sarà un’altra opportunità), prima del big match con il Mezzolara: da vincere, anche se non contasse nulla ai fini della classifica.
I bolognesi in questo momento non vanno guardati, perché la distanza di 10 punti è davvero una specie di montagna innevata difficile da scalare. Tuttavia è importante stare lì, magari rosicchiare due punticini prima dello scontro diretto, provare a farlo proprio e vedere cosa accadrà dal punto di vista psicologico. Lucidamente, però, questo sembra il momento in cui bisogna pensare solo a sé stessi, ai propri punti di forza spesso inespressi e a quelli deboli ancora da migliorare: il tutto in ottica playoff, la lunghissima prova d’appello stagionale.
La vittoria con l’Osteria Grande non dovrà essere solo un passaggio di chi ha avuto la meglio di un avversario limitato o come una risposta affermativa all’incontro avuto tra una parte dello spogliatoio e una delegazione della tifoseria. Il successo dev’essere utilizzato come nuovo punto di partenza per scrivere una fetta finale di stagione diversa, da interpretare con nuova linfa verso una probabile post season, per andarsela a giocare con le unghie e con i denti anche fuori dai confini regionali.
Poi, comunque andranno le cose, occorrerà tirare qualche riga per riassumere un’annata insufficiente – dal punto di vista del progetto –, il cui l’unico spiraglio di luce resta il passaggio alla categoria superiore.
Il quadro generale pare abbastanza chiaro. Quello tecnico risulta in fase di sensibile miglioramento. In poco meno di un mese mister Parlato ha provato a mischiare più volte gli ingredienti di casa Ars, intesi come singoli giocatori e conseguenti assetti tattici. In tal senso il ritorno al 4-3-3 d’inizio campionato ha risistemato meglio gli attori protagonisti. Solo Iglio (gol a parte) e Mazzali sono sembrati non completi nell’ultima giocata, ma anche alcuni ingressi dalla panchina non hanno impattato con la necessaria cattiveria, vedi Mambelli e Prezzabile. Dall’Ara e Casella sembrano i due centrali più affidabili in rosa. Mazza a oggi è insostituibile, oltre che più completo nelle performance di Ricci. Finalmente Malivojevic e Cozzari sono tornati a coesistere: ora per entrambi sarà importante confermarsi ad alti livelli anche quando ci sarà da correre all’indietro con campo alle spalle. Davanti Carbonaro e Senigagliesi sono abituati a spremere ogni goccia del proprio serbatoio per aiutare la causa. Moretti spera di rientrare nelle rotazioni, ma in questo momento Piccioni si sta dimostrando un fattore per numeri e migliorie in termini di contributo alla manovra: anche lui, però, deve continuare a stare sul pezzo, pensando al percorso. Quel “non ti curar di loro..., ma guarda e passa...” proposto sul proprio profilo Instagram è uno sfogo evitabile, anche se generale e non indirizzato a qualcuno in particolare: oggi conta solo il campo, voler continuare così, perché ancora non s’è fatto proprio nulla.l
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