Piccioni-gol speranza Ars et Labor
La punta si è sbloccata e le sue marcature stanno tenendo in piedi la corsa biancazzurra. Nel ritorno senza la sua rete è arrivato l’unico 0-0 con il Cava Ronco. Ma la punta non può bastare
Ferrara Più o meno come fa Piccioni, verrebbe da canticchiare. Tanto per citare, al plurale, e proprio nelle prime ore della 76ª edizione del Festival di Sanremo, le inconfondibili note che esattamente 20 anni fa vedevano trionfare sul palco della città dei fiori Povia. La sua canzone s’intitolava “Vorrei avere il becco” (album “I bambini fanno ooh”), ma sarebbe poi rimastata per tutti gli italiani la famosa canzone del piccione.
Animale simbolicamente usato come “faccina” anche dal comparto social di via Copparo negli annunci dei gol di Gianmarco Piccioni. Punta che in questo momento si sta rivelando una pedina molto importante per l’Ars et Labor, pur con ancora notevoli margini di miglioramento personali.
L’amore con la piazza – dopo i tanti tentennamenti avuti nel primo periodo biancazzurro dallo stesso attaccante – non è ancora sbocciato, ma oggi Piccioni sta facendo il suo e i numeri sono oggettivamente dalla sua parte. Le cinque marcature realizzate dal classe 1991 in campionato sono tutte arrivate nelle ultime sei partite, in questa prima fetta del 2026. Il bel gol al Massa Lombarda dopo il momentaneo pari subito, il rigore con il Medicina Fossatone, poi la zampata in extremis a Comacchio, la correzione da un punto con il Castenaso e lo “stappo” della più recente partita con l’Osteria Grande.
Nel mezzo, l’unico 0-0 che la squadra ha fatto registrare a Forlì contro il Cava Ronco. Forse, non un caso.
La sintesi è magari un po’ cruda: Piccioni non giocherà bene (a parte nell’ultima uscita con l’Osteria, bella completa), ma se non segna lui la squadra difficilmente trova la via della rete ed è un merito che va dato alla punta. Il ragazzo nativo di San Benedetto del Tronto sta finalmente dando segnali di presenza, dopo diversi mesi sottotono, quasi come non avesse capito che il mood biancazzurro necessitava di ferocia immediata e quindi di gol da infilare nel duello con il Mezzolara. Gli stessi timbri che stavano – e stanno – latitando dal collega Moretti, un altro chiamato a rendere merito al suo curriculum con maggiori fatti.
La storia professionale di Piccioni non parla di un bomber totale (una cinquantina di reti in circa 200 presenze), ma le esperienze in categorie superiori e in quelle estere tra Bulgaria, Malta e Romania – no, la battuta “Piccioni viaggiatore” non la faremo – sembravano un buon biglietto da visita per l’Eccellenza emiliano-romagnola. Il numero 28 oggi la butta dentro e sembra anche partecipare alla manovra con maggiore precisione, ma in tante partite è stato completamente annullato dagli avversari, mostrandosi quasi svogliato con un linguaggio non verbale abbastanza visibile e incapace di reagire caratterialmente alle critiche ricevute, sui social, ma anche dal vivo sugli spalti con fischi e mugugni. In tal senso “Piccio” non è sempre stato impeccabile, vedi l’esultanza con le orecchie mostrate al pubblico a Comacchio. Gusti a parte è senz’altro molto meglio lo swing golfistico ritratto nelle ultime foto dopo i gol.
Anche Povia diceva che per volare alti, bisogna prima volare bassi. Ma guai ad accontentarsi delle briciole. E il Piccioni di queste ultime settimane promette bene, per un finale di stagione che presumibilmente dovrà andare oltre le 34 giornate regolari.l