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Ferrara, il marchio Spal all’asta: si parte da 700mila euro

Marcello Pulidori
Ferrara, il marchio Spal all’asta: si parte da 700mila euro

Ad aprile la vendita giudiziaria dei beni appartenenti alla società sportiva fallita

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Ferrara E chi se lo sarebbe mai immaginato? Gran parte della storia della Spal all’asta. Eppure accadrà. Sicuramente accadrà. C’è già una data: 14 aprile prossimo, sede in via del Lavoro 22. Da definire resta soltanto l’orario.

Ma qui serve un passettino indietro. La “Spal srl” di Joe Tacopina era fallita ufficialmente il 6 agosto 2025, con l'apertura della liquidazione giudiziale e la nomina del curatore fallimentare Aristide Pincelli. La procedura gestisce una passività di 17,6 milioni di euro con oltre 190 creditori ammessi, inclusi giocatori e dipendenti.
 

Ebbene, ieri è stato finalmente possibile conoscere i dettagli più importanti della liquidazione della Spal, sapere, cioè, quali sono i gioielli di famiglia che il 14 aprile andranno all’asta. Le vendite sono gestite dall’istituto vendite giudiziarie di Ferrara. E francamente c’è da credere che saranno tantissimi i tifosi che staranno già pregustando di poter mettere sul tavolo della sala un cimelio biancazzurro.

Ma prima di questo bisogna elencare cosa sarà messo sul mercato durante l’asta di via del Lavoro. Questo l’elenco: i beni del centro sportivo “Fabbri”, i beni mobili dello stadio comunale “Paolo Mazza”, i beni del convitto di via Fabbri, i beni mobili del centro sportivo di Malborghetto, altri beni quali le automobili, i pulmini, addirittura i macchinari per il riscaldamento dei campi da gioco dello stadio “Mazza” e del “Bentegodi” di Verona (chi l’avrebbe mai detto!), macchinari che sono depositati negli stessi impianti. E ancora, sempre quel 14 aprile, chi parteciperà all’asta potrà acquistare i giubboni neri indossati dai giocatori “a disposizione” che in questi anni sono andati a sedersi in panchina.

Finita qui? Nemmeno per sogno. All’asta andranno anche i marchi di casa Spal, come il marchio della Fondazione Spal assieme alla Fondazione stessa; il marchio dell’Accademia Spal, vale a dire la squadra femminile; il marchio (anche in questo il contratto è stato custodito gelosamente dai suoi protagonisti) “Stadio Paolo Mazza”, depositato con grande lungimiranza e spirito d’affari dalla famiglia Colombarini nel 2019.

Basta così? Non ancora. In ballo difatti ci sarebbe anche il tanto dibattuto marchio Spal (il famoso ovetto) ma il curatore Pincelli per ora non lo mette in vendita perché attende una concreta manifestazione d’interesse privata. Chi nutrisse ambizioni di diventarne il proprietario, comunque, nel frattempo prepari 700mila euro perché questa è la valutazione ufficiale a tutti gli effetti fissata dal professor Angelo Paletta dell’Università di Bologna, già in passato investito dell’incarico per altre blasonate aste calcistiche. Ne serviranno meno, ma intanto da lì si parte.

C’è poi il futuro, non esente da incertezze che tuttavia lo stesso Pincelli sta già programmando. All’orizzonte, difatti, il curatore si adopererà anche per l’intera area sportiva di Malborghetto.

Ma la parte sicuramente più gustosa, più affascinante e maggiormente emozionante è la messa all’asta delle immagini (foto e filmati) dell’archivio Rai, dal 1928 alla stagione 2024/25, archivio acquistato sempre dalla famiglia Colombarini direttamente dalla stessa Rai. Spigolature, soprattutto queste ultime, che sembrano destinate a diventare in breve tempo tema di dibattiti e riflessioni di chi ama la Spal, le sue suggestioni e quella parte di leggenda e di mito che tanto piace ai più accaniti sostenitori, ma che è anche parte integrante di questo grande “circo” chiamato calcio o “pallone”. Che bello sarebbe poter informare anche lui, “Il Presidente”, Paolo Mazza, che del club di Ferrara fu anima, protettore, interminabile motore dal 1946 al 1977. Chissà!  

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