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Calcio – Eccellenza

La pareggite condanna l’Ars et Labor: nessuno fa peggio di Dall’Ara & C.

La pareggite condanna l’Ars et Labor: nessuno fa peggio di Dall’Ara & C.

Troppi punti lasciati con le ultime della classe e per l’incapacità di vincere. Dieci volte esce il segno “X”, tre delle quali durante il regno di mister Parlato

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Ferrara Un punto soltanto in due partite conquistato contro il Pietracuta, terzultimo della classe; un pareggio con il Solarolo penultimo e un altro con il Faenza quartultimo. Si sintetizza in questo il divario di classifica tra Ars et Labor e Mezzolara, lì mancano quei sei punti che separano i biancazzurri da una vetta ormai irraggiungibile a cinque partite dalla fine. L’analisi potrebbe essere molto più ampia, ma per una volta si può rimanere ancorati al campo, tralasciando i limiti nella costruzione della rosa e le strategie societarie, prime responsabili di una annata difficilissima e che andrà agli esami di riparazione post-campionato.

Ma osservando il ruolino di marcia dell’Ars et Labor salta all’occhio un dato: i pareggi. Sono addirittura dieci quelli conquistati da Dall’Ara e soci, alla pari del Faenza e del Santarcangelo, formazioni che devono pensare esclusivamente a salvarsi. Nessuno ha fatto meglio (o peggio). Il Mezzolara ha spartito la posta soltanto in quattro occasioni ed ecco tornare di nuovo i sei punti di distacco. Cosa abbia indotto alla pareggite la squadra prima guidata da Stefano Di Benedetto e successivamente da Carmine Parlato (3 pareggi con lui in panchina: Castenaso, Cava Ronco e la fatal Pietracuta) rimane un tema da psicanalizzare perché diventa complesso trovare assonanze tra l’arrembante Ars et Labor che ha dominato il Mezzolara e quella titubante e spocchiosa di sabato a Santarcangelo. Forse c’è proprio la presunzione di essere più forti, ma è un difetto che più volte i biancazzurri hanno tentato – senza mai riuscirci – di togliersi di dosso.

Solarolo, Mezzolara, Sant’Agostino, Faenza, Fratta Terme, Santarcangelo, Medicina, Castenaso, Cava Ronco e Pietracuta: ecco i dieci mezzi passi falsi degli estensi, costati un campionato in cui si doveva vincere e basta, tanto per citare le parole del direttore sportivo Sandro Federico. Quelle dieci occasioni sprecate rimarranno il grande cruccio in via Copparo perché lì sono stati dilapidati i punti necessari. Poi si può discutere all’infinito di moduli, scelte tattiche, ballottaggi, strategie di gioco ma vale poco se messo di fronte agli implacabili numeri che parlano di una squadra non più blindata dietro e che fatica a segnare. Cinque sole volte la porta spallina è rimasta inviolata nel girone di ritorno, sono 20 i gol subiti a fronte dei 15 presi dal Mezzolara e davanti, beh, 46 gol fatti contro i 50 dei bolognesi capoclassifica la dicono lunga su una batteria offensiva mai davvero incisiva con Carbonaro unico in doppia cifra ma con ben 4 rigori realizzati, che lo pongono al secondo posto dietro al solo Filippo Pelliconi del Sanpaimola a 11 quota. Giusto per aggiungere un dettaglio: lo ricordate Domenico Grasso del Nibbiano Valtidone, match winner della finale di Coppa Italia Eccellenza? Lui ne ha segnati già 17 e tal Andrea Antenucci è a 12, quinto nella speciale classifica dei cannonieri del girone A. Dettagli che fanno la differenza. l


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