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Comacchiese e Santarcangelo, quando il calcio è anche fair play

Corrado Magnoni
Comacchiese e Santarcangelo, quando il calcio è anche fair play

Dagli scorsi playoff, le due tifoserie hanno stretto un forte legame all’insegna del rispetto reciproco e della solidarietà per il giovane Alex Fogli

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Comacchio La Comacchiese non è soltanto una squadra. È una comunità, una famiglia che si riconosce nella propria curva e che, domenica dopo domenica, racconta un calcio fatto di legami veri, gesti spontanei e storie che vanno oltre il risultato. Santarcangelo non è un rivale qualsiasi. Quella andata in scena negli ultimi giorni è stata la conferma di un’amicizia nata quasi per caso e cresciuta nel tempo. Più che un gemellaggio ufficiale, come sottolineano gli stessi tifosi, si tratta di un rapporto autentico, costruito su piccoli gesti.

Tutto nasce dalla semifinale playoff dello scorso anno: i tifosi comacchiesi arrivano a Santarcangelo, si sistemano nel loro settore e iniziano a cantare. Dopo pochi minuti, un rappresentante della tifoseria locale si avvicina con una sporta di birre. Un gesto semplice, ma raro. Da lì, il contatto, i ringraziamenti, fino a diventare qualcosa di più. Domenica questo legame si è trasformato in una giornata di condivisione totale: cibo, risate, cori e un clima che poco aveva a che fare con le tensioni tipiche del calcio. Prima nel parcheggio, poi all’interno dell’impianto, le due tifoserie hanno mangiato insieme, rinsaldando un rapporto che rappresenta una piccola, grande eccezione nel panorama dilettantistico. Un rapporto che non si esaurisce nei novanta minuti, ma che vive anche fuori dal campo.

Negli ultimi mesi, infatti, i ragazzi della Comacchiese si sono resi protagonisti di gesti concreti di solidarietà: dalla raccolta di aiuti durante l’alluvione che ha colpito la Romagna, fino alla presenza diretta nei territori più colpiti, come a Forlì, dove hanno dato una mano a pulire e sistemare insieme ad altri gruppi di volontari. Un impegno condiviso anche con altre realtà, come gli amici di Forlì e i ragazzi di Fontanelice, con cui si è creato un legame sincero che va oltre il calcio. Con loro non ci si incontra solo allo stadio: si va su, si scende giù, si mangia insieme, si condividono momenti di vita vera. Lo stesso spirito si ritrova anche nel rapporto con Santarcangelo: un continuo scambio di visite, pranzi e giornate vissute fianco a fianco, che rafforzano un’idea di tifoseria diversa, fondata su rispetto e amicizia.

Ma la vera anima della curva comacchiese ha un nome e un volto: Alex Fogli. Sedici anni, tamburino del gruppo, simbolo di una tifoseria che ha trovato nella solidarietà la sua identità più profonda. Alex combatte contro una brutta malattia dall’età di quattro anni, una battaglia lunga e durissima che però non gli ha tolto la voglia di esserci, di sostenere la sua squadra, di battere quel tamburo che è diventato il ritmo della curva. “Tutto quello che facciamo, lo facciamo per lui”, raccontano i tifosi. E non sono parole di circostanza. L’intero gruppo si muove con questo spirito, consapevole che il calcio può diventare uno strumento di forza e speranza. Anche i medici, racconta la famiglia, riconoscono quanto questo ambiente sia importante per Alex: lo stimola, lo aiuta ad affrontare le cure, gli dà energia.

La storia di Alex ha toccato anche altre realtà. La Spal e la Curva Ovest Ferrara hanno accolto il ragazzo a braccia aperte, regalandogli un tamburo e una maglia. Un gesto che ha rafforzato ulteriormente i legami tra le tifoserie, creando una rete di amicizie che va oltre categorie e classifiche. Il gruppo comacchiese conta una trentina di elementi fissi, con numeri che variano tra le partite casalinghe e le trasferte. Un gruppo storico, nato nei primi anni Duemila, composto da persone che condividono non solo la passione per il calcio, ma anche pezzi di vita.

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