«Ci crediamo e non molliamo», Mambelli vuole l’Ars e la città
«Il passaggio alla categoria superiore è l’unico obiettivo»
Ferrara A Ferrara il lungo weekend di Pasqua sarà aperto dai 90 minuti del Paolo Mazza, che vedranno protagoniste l’Ars et Labor e il Sant’Agostino. Poche, almeno nella teoria delle cose, dovrebbero essere le mutazioni nella probabile formazione biancazzurra.
Tuttavia, la squalifica che terrà forzatamente fuori dai giochi Casella suona come una nuova possibilità d’impiego e d’espressione per Edoardo Mambelli. Il giovane e duttile difensore, nato nel 2004, dopo aver vissuto una promettente prima parte di stagione e un più rivedibile prosieguo, spera di poter ingranare la marcia giusta per offrire il massimo contributo nella fetta conclusiva del percorso. Il ragazzo in maglia 2, cresciuto nel vivaio del Sassuolo e transitato dalle piazze di Treviso, San Marino, Corticella e Sasso Marconi (esperienze anche in serie D) è senz’altro uno dei patrimoni del club e una nuova ascesa di rendimento sarebbe importante, per l’oggi e per il domani.
Mambelli, ci dice come avete reagito nell’ultima domenica dopo il 2-3 del Mezzolara?
«Non nego che guardiamo i loro risultati, anche se ormai mancano poche partite e la questione non dipende più solo da noi, ma ciò che accade non deve spostare l’attenzione che poniamo sulla nostra strada. Dobbiamo fare più punti possibili finché la matematica ci darà una speranza».
Più elevato il rimpianto col Pietracuta o i precedenti punti persi prima del buon periodo recente?
«Se siamo in ritardo rispetto al primato non può essere colpa di un’unica partita, ma è stato un mix generale. È ovvio che, dopo aver battuto il Mezzolara, in quel modo e in quell’ambiente, eravamo carichi nel voler spingere al massimo. Però quella al “Mazzola” è stata una partita non fortunata e di questo siamo dispiaciuti».
Francamente, va davvero guardato ancora il primo posto?
«Sono giovane e non mi sento il tipo da frasi fatte, però dico che ci crediamo ancora, perché ci sono tanti punti in palio e non possiamo mollare. Se poi saranno playoff, vorrà dire che l’Ars dovrà dare ancora qualcosa in più, perché il passaggio alla categoria superiore resta il nostro unico obiettivo».
Che messaggi vi sta dando mister Parlato in questi giorni?
«Prosegue lavorando sul campo con le sue idee e i suoi principi. Ci dice di star sereni e di pensare solo a vincere».
Ci racconta le sue sensazioni nell’essere un giocatore dell’Ars?
«È una cosa unica e clamorosa, che mi sto vivendo a pieno. In precedenza avevo giocato solo in squadre emiliane seguite da amici e parenti. Qui la realtà è più ampia, forte e totale in tutto. Rappresentare una città è una cosa fantastica. Quando scendi in campo vorresti spaccare tutto dando sempre l’anima. Ferrara spero per me sia un punto di partenza, perché emozioni di questo tipo, che solo il calcio sa dare, non si trovano facilmente altrove».
Un voto e un giudizio alla sua annata?
«Diciamo un saliscendi. Sono molto giovane, ho provato a farmi vedere, ho giocato di più e ho giocato meno. Diciamo che sono andato a periodi e per ora mi do un 6. Rispetto al mio ruolo, so di essere duttile, potendo anche giocare da terzino su entrambe le fasce, ma se devo essere onesto preferisco l’impiego come difensore centrale, perché lì in mezzo si vede meglio il gioco».
Lei non abita a Ferrara, com’è fare il pendolare?
«Esatto. Io sono di Modena e divido i viaggi con Malivojevic, che parte da Scandiano. Quando ci allenavamo al mattino, al pomeriggio studiavo online, visto che seguo il corso di Scienze Motorie all’Università e alla sera coltivavo un po’ le amicizie, anche se il giorno dopo alle 7 si ripartiva per Ferrara. Ora che ci alleniamo al pomeriggio, studio al mattino e con l’allungarsi delle giornate mi rilasso anche all’aperto, quando rientro da allenamento. Mi sarebbe piaciuto vivere Ferrara, ma per un discorso economico e di logistica, ho optato per questa soluzione».
Quanto desidererebbe rimanere biancazzurro anche il prossimo anno?
«Sarebbe una grandissima occasione, alla quale non direi mai di no. Ecco, in questo caso mi porrei come obiettivo anche quello di vivere maggiormente la città, viste le emozioni che si provano in questa piazza. Un tifo e una passione del genere non si trovano nemmeno in serie B».
Come proverà a convincere il mister per avere più spazio in questo finale di stagione?
«Faccio quello che ho sempre fatto, ossia impegnarmi al massimo a ogni allenamento. Il mister guarda molto la settimana, se uno ci dà o no. Voglio dimostrare di essere pronto e farmi valere».
Un messaggio alla gente che ha questi colori nel cuore?
«Fin qui non sono arrivati i risultati sperati, ma ci stiamo impegnando al massimo. Diamo il 100% per la maglia e per la città, per noi è un onore rappresentarla. Non vogliamo mollare e nel caso daremo il doppio in vista dei playoff. La serie D è una questione di rispetto troppo importante per tutti coloro che ci vengono a vedere».
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