La Nuova Ferrara

Sport

Calcio Eccellenza

Verso Mesola-Ars et Labor. Capitan Cantelli non fa sconti: «Lasciamo l’ultima impronta»

Alessio Duatti
Verso Mesola-Ars et Labor. Capitan Cantelli non fa sconti: «Lasciamo l’ultima impronta»

Nonostante i castellani siano già retrocessi, è grande attesa in paese per la partita di sabato 13 aprile al “Duo” di Mesola

4 MINUTI DI LETTURA





Ferrara La partita casalinga contro l’Ars et Labor resterà comunque storia per il Mesola. Fanalino di coda del girone B dell’Eccellenza emiliano-romagnola, categoria conosciuta proprio quest’anno per la prima volta dai castellani, ma già aritmeticamente salutata lo scorso 22 marzo dopo il ko col Cava Ronco. Il cambio tecnico tra Oscar Cavallari e Luca Forlani non ha sortito gli effetti sperati.

I soli 14 punti raccolti (2 vittorie, 8 pareggi, 20 sconfitte) e i record negativi in termini di gol (18 fatti e 57 subiti) raccontano di una stagione alquanto negativa che però il Mesola vuole onorare fino all’ultimo, passando anche dal prossimo impegno con i biancazzurri di Ferrara nella tana di sempre: lo stadio “Angelo Duo”.

L’orgoglio locale è rappresentato anche dalla figura di Simone Cantelli, classe 1999 originario di Lagosanto, cresciuto nei settori giovanili di Milan e Spal, passato da diverse realtà provinciali (vedi la Portuense) e radicatosi in questa fase di carriera proprio a Mesola. Dove indossa i panni del capitano, con la 10 sulle spalle e con il mancino delicato al servizio del team.

Cantelli, cosa significa questa partita per voi? «È un privilegio e un onore sotto tanti aspetti. Giocheremo contro una squadra che non ha nulla a che vedere con la categoria. Una cosa inimmaginabile averla qui a Mesola. Indipendentemente dalla nostra classifica e dal fatto che siamo già retrocessi daremo il massimo».

Tra l’altro dopo l’Ars vi toccherà anche il Mezzolara. «Vero. C’è la voglia di lasciare un’impronta in questo finale. Non abbiamo nulla da perdere. Ci resta solo il dare tutto per non avere rimpianti almeno a livello d’impegno. La stagione è andata molto male ma tutti noi ci teniamo a far bella figura mettendoci in mostra. Il Mezzolara non me l’aspettavo davanti, onestamente. Credo che tra loro e l’Ars ci sia un divario enorme ma evidentemente durante l’annata ci sono state tante varianti che hanno portato così avanti i bolognesi».

Quello di sabato sarà il vostro terzo incrocio con l’Ars et Labor. Ricordi del recente passato? «La prima volta non si scorda mai, si dice così? Era Coppa, calcio d’agosto, ma arrivare al “Mazza” è stato realizzare il sogno di ogni bambino della nostra zona. Mi ricordo di aver battuto il calcio d’inizio verso la Ovest e dall’emozione mi veniva soltanto da sorridere. Una cosa troppo bella per non viversela. La partita ce l’eravamo giocata fino alla fine, tant’è che abbiamo perso a tempo scaduto. In campionato, invece, non ero partito titolare perché non stavo benissimo. Gara equilibrata ma soltanto fino a un certo punto perché poi loro hanno prevalso in maniera netta».

Cosa significa essere il capitano e il numero 10 del Mesola? «Responsabilità. Nonostante le qualità so di essermi sudato questo ruolo col tempo. Le cose vanno sempre meritate».

Come mai questa retrocessione così netta? «Siamo stati sfortunati, anche e soprattutto a livello d’infortuni, poi è chiaro che rispetto ad altre squadre non eravamo all’altezza. Devo dire che retrocedere così fa molto male e lascia tanta amarezza sebbene in campo si sia dato tutto. Ci credevamo tanto, quantomeno di potercela giocare fino alla fine, quindi la delusione è stata grandissima».

L’Eccellenza è forse un po’ troppo per la vostra realtà? «Dal punto di vista logistico e geografico è difficile fare mercato. I giocatori top per la categoria non abitano in zona e ovviamente per attirarli qui i costi diventano enormi. Quello è il motivo principale. Parlando di Promozione è chiaro che qualche profilo più avvicinabile e forte c’è».

Il prossimo anno ripartirete insieme lei e la società? «Abbiamo già imbastito un dialogo ma non c’è stata alcuna decisione. Vediamo come vanno le cose, ora voglio solo finire al massimo in queste ultime giornate».

Cavallari, Biondi e Forlani. Un pensiero per ciascuno? «Ho grande stima per Cavallari, assieme abbiamo vinto lo scorso campionato ed è stato un mister che mi ha dato fiducia totale quindi gliene sarò grato per sempre. Biondi è una persona appassionata, andrebbe in guerra con i propri calciatori. Forlani l’ho conosciuto poco, ma è una persona molto piacevole dal punto di vista umano».

In giovane età la sua carriera era più che promettente tant’è che ha frequentato la giovane Milano rossonera, oltre alla Spal. Perché non è riuscito a spiccare il volo nei professionisti? «Ho faticato a farmi conoscere come persona. Ero un ragazzo molto introverso, ora sono cambiato. Ma in quegli anni sono sempre stato frainteso dai soggetti che facevano parte del circolo. Non sempre da ragazzini si fanno le scelte giuste. Dispiace molto non avercela fatta perché gli assaggi c’erano stati. E confrontarti, ad esempio con i ragazzi dell’Ars et Labor che fanno solo quello di mestiere, genera quel senso d’invidia che credo ci possa stare».

Lei lavora e gioca a pallone la sera, giusto? «Sì, faccio l’operaio a Lagosanto e perseguo il calcio che è rimasta una grande passione e al tempo stesso mi aiuta anche economicamente. Ho poco tempo libero ma cerco di far coincidere tutto e non mi lamento. Il gioco vale ancora la candela».

Chiudiamo con il match di sabato: cosa sarà? «Una festa per il paese, nonostante la situazione drammatica a livello sportivo. Giocheremo la nostra partita motivati e per fare bella figura. Vogliamo lottare e divertirci». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA