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Ars et Labor, Ricci ha ripreso le chiavi del centrocampo: «Vorrei che l’anno non finisse mai»

Alessio Duatti
Ars et Labor, Ricci ha ripreso le chiavi del centrocampo: «Vorrei che l’anno non finisse mai»

Il 10 dei biancazzurri è carico per il ritorno: «Dobbiamo essere intelligenti: ci crediamo»

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Ferrara Manuel Ricci si è ripreso il centrocampo dell’Ars et Labor nel momento più catartico della stagione. Dopo il graduale rientro dall’infortunio d’inizio aprile, il numero 10 biancazzurro è tornato a essere una presenza costante e imprescindibile nella squadra di mister Carmine Parlato: corsa, pressione, palleggio, inserimenti e quella personalità che diventa oro negli appuntamenti da “tutto o niente”. E la partita di domenica al “Fadini” di Giulianova contro la Santegidiese sarà esattamente di quello stampo lì.

L’amarissimo 0-1 del “Mazza” obbliga i biancazzurri all’impresa con un solo risultato utile a disposizione: viceversa l’anno prossimo Ferrara militerà ancora nelle assurde acque dell’Eccellenza. Si dovrà essere più forti delle ingiustizie subite e nella bolgia abruzzese occorrerà pensare solo al campo, senza farsi mandare in tilt dai veleni di domenica. La Ferrara che viaggia è pronta a stringersi attorno alla squadra macinando parecchi chilometri per spingere il gruppo alla “remuntada”. Ricci e compagni, che in questi giorni di assoluta calura si stanno preparando alla contesa, non aspettano altro.

Ricci, partiamo da domenica scorsa. Alla fine è riuscito a dormirci sopra?

«Francamente no, ero troppo nervoso per quanto successo. Ci è stato tolto ciò che avevamo meritato, ma dal giorno dopo ho provato a mettere la partita in archivio e a voltare pagina. Dobbiamo pensare alle nostre cose, quelle che possiamo controllare, pur senza minimizzare gli accaduti, ma non pensando a torti o sviste. Evidentemente doveva andare così, andiamo avanti e pensiamo alla prossima».

Oltre agli episodi di campo l’Ars è stata persino colpita da provvedimenti disciplinari extra.

«Sono rimasto sorpreso, credo come tutti. Vien da dire “oltre al danno, la beffa”. Solitamente quando succedono queste cose arriva una multa, quasi come azione simbolica e ci può stare. Ma la chiusura delle porte al tifo nell’eventuale prossima gara casalinga mi sembra eccessiva. Noi pensiamo al campo. Nel mentre, chi di dovere risponderà sul ricorso, sperando che venga accolto. Se i nostri tifosi non ci saranno e ci sarà un’altra partita da giocare, lo faremo ancora di più per loro».

Tornando alla semifinale d’andata, in cosa avreste potuto far meglio?

«Mi vien da dire il primo tempo, dove siamo stati un po’ contratti nello studiare gli avversari. Loro erano molto bravi a muoversi tanto, pur senza strafare in termini di occasioni. Il nostro atteggiamento è migliorato con il passare dei minuti e l’abbiamo interpretata meglio».

La Santegidiese è stata la squadra che vi aspettavate?

«Squadra forte, senza ombra di dubbio, con ottime individualità, un po’ come noi. Erano esattamente quelli che avevamo studiato tramite video e credo sia stata la stessa cosa per loro».

La cartolina del “Mazza” non ha tradito.

«È troppo bello giocare partite del genere in uno stadio così pieno di passione. Poi, il fatto che anche gli avversari abbiano un tifo al seguito, dà ancora più valore al tutto. È stata una partita da altre categorie, bella da giocare e da vivere. Così sarà anche la prossima. Poi i playoff sono belli perché l’obiettivo è una promozione, mentre i playout sono generalmente vissuti sempre peggio, perché chi sbaglia è sportivamente morto».

Mister Parlato alla ripresa degli allenamenti cosa vi ha detto?

«Ha propagato tanti concetti giusti. Ci ha detto che una partita è andata, che ce n’è un’altra da preparare al meglio e di non pensare agli episodi che fanno parte del calcio e della vita. Cambia poco per noi: fosse finita 0-0 avremmo comunque avuto bisogno di andare in Abruzzo per prevalere».

Sì, però la Sant ora ha due risultati a disposizione.

«C’è solo un gol di scarto e tutto il tempo per rimontarlo. Dobbiamo essere intelligenti, senza andare allo sbaraglio. Ecco, quello sarebbe un errore. Dobbiamo vincere, anche solo di uno, per poi magari completare il tutto nella mezzora extra».

Il motivo principale per credere alla rimonta?

«Cito la continuità che abbiamo dimostrato di poter avere, ma anche l’attaccamento che ogni singolo sta dimostrando di avere verso la maglia, verso la città e la causa in generale. Vogliamo realizzare questa piccola impresa».

Come sta Ricci in queste settimane? La vediamo correre come un ventenne.

«Sono contento, sto proprio bene a livello psicofisico. Sto cercando di portare avanti il più possibile quest’annata, perché vorrei non finisse mai, men che meno questa domenica. Sto cercando di dare il massimo supporto alla squadra».

La coesistenza con Mazza, per certi versi inaspettata poiché eravate stati presentati come due play, è uno dei punti di forza dell’Ars.

«È stato il mio primo anno come regista fisso all’inizio. In carriera avevo spesso giocato a due, come mezzala come faccio adesso o anche più avanti. Dopo l’inizio abbiamo resettato i movimenti che stavamo facendo, abbiamo le nostre caratteristiche e i meccanismi oggi funzionano alla grande».

Uno tra Cozzari, Prezzabile e Malivojevic completerà il vostro reparto.

«Siamo tutti ben amalgamati, credo sia un reparto pressoché perfetto. Milos ha capacità qualitative anche da trequartista e in quel caso il lavoro dietro va fatto più di copertura, mentre con Mattia e Alessandro cambia poco, perché entrambi sono incursori che amano partire da dietro».

Uno sguardo all’altra semifinale fra Grassina e Monti Predestini l’ha dato?

«Non mi sono fatto una grande idea, ho visto i gol, le immagini salienti, ma non riesco a entrare nel dettaglio. Credo che, arrivati a questo punto, si possano solo incontrare squadre forti. Speriamo di poterli scoprire a breve...».

Cosa dirà ai compagni prima di entrare in campo domenica?

«Ho una cosa in mente ma la voglio tenere per me.... Ma prometto che, se tutto andrà come speriamo, il 14 giugno ve la svelo».

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