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L’intervista

Dalla Spal alla Zeta Milano dello youtuber ZW Jackson: chi è lo Slo Leonardo Zignani

Matteo Ferrati
Dalla Spal alla Zeta Milano dello youtuber ZW Jackson: chi è lo Slo Leonardo Zignani

«Sono stato a Ferrara nell’anno della rottura tra il tifo organizzato e Tacopina»

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Ferrara Dalla Spal alla Zeta Milano nel ruolo di Slo (Supporter liaison officer): è questo il cammino che ha realizzato nell’ultimo anno e mezzo Leonardo Zignani, giovane ragazzo milanese. Dopo un’esperienza di alcuni mesi nel club spallino, oggi Leonardo lavora per la “Zeta Milano”, una squadra di calcio del capoluogo lombardo appena promossa in Prima categoria. Ma non è solo un club: si tratta di un progetto sportivo e social nato dalla mente di ZW Jackson, youtuber italiano seguito da milioni di persone (376 milioni di visualizzazioni complessive solo sul suo canale Youtube) che vuole «rivoluzionare il calcio in Italia».

Per far capire l’originalità e la portata del progetto Zeta Milano, basti pensare al fatto che il capitano è Jeda (ex Cagliari), l’allenatore di quest’anno è stato Cristian Brocchi (calciatore ex Milan) e il telecronista delle partite - visibili sul canale di ZW Jackson - è il ferrarese Max Callegari.

Ci racconti la sua esperienza con la Spal. «Innanzitutto ci tengo a fare l’in bocca al lupo ai biancazzurri per i playoff: quest’anno sono tornato a vederli al Mazza. Io studio sport management a Milano e dovevo fare un periodo di stage. Sono riuscito ad avere un aggancio con Laura Semprini e Martina Vanzetto della Fondazione Spal e, quindi, mi sono trasferito a Ferrara per cinque mesi (fine 2024). Era l’ultimo anno di Tacopina, una stagione piuttosto travagliata. Ho conosciuto Luca Pozzoni, storico Slo della Spal, il quale mi ha preso sotto la sua ala, trattandomi quasi come un figlio. Porto Ferrara nel cuore, soprattutto per le fantastiche persone che ho conosciuto: Luca Pozzoni, le ragazze della Fondazione e il team manager Alessio Cirulli. È poi stata una grande palestra, viste le notevoli difficoltà che si erano create tra curva e società».

Di cosa si occupa uno Slo? «È la figura che sogno di diventare, essendo contemporaneamente appassionato di calcio e di tifo: lo Slo è proprio un professionista a metà tra i due mondi, che fa da ponte tra la società e il tifo organizzato. Si tratta di una figura che è stata imposta dalla Uefa per le società professionistiche, e si occupa soprattutto di evitare episodi spiacevoli».

Come ha conosciuto ZW Jackson? «Terminato lo stage sono tornato a Milano; sono entrato in contatto con ZW tramite Linkedin, dicendogli che apprezzavo molto il suo progetto ma che mancava qualcosa a livello di tifo organizzato. Mi ero reso conto che la Zeta Milano aveva sempre il tifo contro: milioni di visualizzazioni sui social ma pochi tifosi sul campo. Da lì ci siamo incontrati e gli ho spiegato tutti i miei progetti in ambito tifo e di responsabilità sociale (che avevo conosciuto in Spal foundation): ho portato alla Zeta Milano un po’ di esperienza acquisita a Ferrara».

Cosa sta facendo ora per la Zeta Milano? «Non sono ancora propriamente uno Slo: è un progetto nato due anni fa e il tifo si crea soltanto con il tempo. Abbiamo comunque gente che si fa i chilometri tutte le domeniche e viene a cantare 90 minuti. A livello sociale abbiamo realizzato un incontro con Mattia Perin, portiere della Juventus, per parlare di salute mentale; abbiamo poi organizzato un ingresso particolare in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne: tutti i giocatori della Zeta Milano sono entrati in campo con mamme o fidanzate. Pochi giorni fa è stata anche organizzata una partita tra i nostri calciatori e dei ragazzi con disabilità».

Quali sono le sue ambizioni per il futuro? «ZW ambisce alla Serie A; il progetto è super innovativo e l’augurio è di rimanere alla Zeta Milano e continuare a crescere. Mi piacerebbe tanto portare il nostro movimento nelle scuole, perché viene visto da milioni di bambini e può insegnare che i social, se usati nel modo corretto, possono creare opportunità incredibili e posti di lavoro».

Che rapporto ha con il presidente ZW? «Si vede che tiene a questo progetto... d’altronde è suo figlio. Ci sta mettendo l’anima per portarlo avanti e ci crede davvero tanto. Anche con me, che ho un ruolo abbastanza “marginale”, tende ad essere maniacale, ovviamente in senso positivo».

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