Ars et Labor, faccia a faccia tra tifosi e dirigenti. Il dg: «Cambiato tardi il mister. La proprietà non vende»
In 200 in via Copparo dopo la grande delusione. «Vogliamo tornare fra i “pro” e farlo il più in fretta possibile». I supporters della Curva Ovest scontenti delle risposte
Ferrara Tante domande, poche risposte. È questa la massima sintesi emersa dall’assemblea del tifo biancazzurro che si è svolta nel tardo pomeriggio di oggi (4 giugno) davanti al quartier generale di via Copparo. Oltre 200 sostenitori spallini, con la Curva Ovest in prima linea, si sono recati sotto la sede del club per avere un confronto con i rappresentanti societari, dopo il fallimento sportivo che ha contraddistinto la prima stagione calcistica targata Ars et Labor.
Il clima
Inizialmente il clima è disteso, la presenza delle forze dell’ordine neppure eccessiva e discreta: reparto celere sullo sfondo di un piazzale ancora vuoto, polizia, carabinieri, uomini e donne della questura di Ferrara in borghese, tutti volti ben noti a chi frequenta lo stadio. Il primo volto noto a metà strada fra i tifosi ancora a distanza e in fase d’adunata e la dirigenza biancazzurra appena fuori dal portone della sede è quella dello Slo, al secolo Luca Pozzoni, e non poteva essere altrimenti: il trait d’union fra tifo organizzato e società è lui per ruolo. E subito assicura: «Sì sì, la società parla, la dirigenza risponde». Rispetto alle richieste della vigilia, c’è pure l’impianto di amplificazione e i dirigenti si possono così alternare al microfono ed essere sentiti da tutti.
La Ovest
Sono passate da poco le 19.30, orario dell’adunata, e un paio di centinaia di tifosi avanza nel piazzale adibito a parcheggio, si posiziona a semicerchio davanti all’ingresso della sede, uno degli ultras, con diversi fogli in mano dove ha segnate le domande da porre alla dirigenza biancazzurra, impugna un megafono e parte: «Quest’assemblea – ha introdotto il portavoce della Ovest – non è stata convocata per fare una sceneggiata e nemmeno per sentire le solite parole che nel calcio si sentono dopo ogni fallimento. In questi giorni abbiamo assistito a un silenzio imbarazzante e questo non è accettabile per una piazza che vi ha accolti in Eccellenza con oltre 2.300 abbonati e che vi ha riempito lo stadio con numeri invidiabili dalla serie C, dandovi una fiducia enorme. Oggi questa stessa piazza merita delle risposte, faccia a faccia con chi vi ha sostenuti per tutto l’anno».
L’errore riconosciuto
Davanti ai rappresentanti del tifo si sono presentati il diesse Sandro Federico e il direttore generale Bruno Pradines, che ha confermato di parlare per conto della proprietà e quindi del presidente Andrés Marengo. «Anche noi – dice Pradines – avremmo voluto vincere. Pensavamo di aver fatto una squadra forte per salire in serie D, spendendo anche tanti soldi. Era questo il nostro obiettivo, come quello di tutta la gente di Ferrara. Siamo amareggiati come tutti voi per questa situazione e per il risultato non raggiunto. A mio avviso, e qui parlo personalmente a nome mio, credo che l’errore principale sia stato il cambio tardivo di allenatore (a questa affermazione sono arrivati gli unici applausi dei presenti, ndr). Per il resto, come ha detto il presidente nella sua lettera, la prossima settimana ci riuniremo come gruppo di lavoro e faremo un’analisi approfondita su quanto accaduto quest’anno».
I ruoli in società e fiducia a Federico
I rappresentanti del tifo estense, dopo aver fatto menzione del divorzio tra il club e Mirco Antenucci tra i vari fatti negativi della stagione, hanno poi chiesto alla proprietà se ci fosse ancora la fiducia nell’operato di Sandro Federico dopo il mancato obiettivo: «È completa – risponde Pradines – , a oggi dico che la fiducia in Federico viene rinnovata». Lo stesso diesse è intervenuto parlando di colpe e obiettivi, e rilanciando per la prossima stagione.
È stato poi posto un chiarimento rispetto al ruolo effettivo di Pierpaolo Triulzi, la scorsa estate definito internamente come “consulente del club” (alla pari dell’altro procuratore, Giuseppe Piraino), ma senz’altro influente protagonista di decisioni da prima linea: «Triulzi – dice il dg – è stato a Ferrara diverse volte e ha visto tante partite, credo si sia visto anche in campo al “Mazza”. Oggi si trova in Argentina, ma fa parte della società con il ruolo di consulente». A domanda secca “chi comanda in società, Molinari o Marengo? ”, Pradines ha risposto «il presidente Marengo». La Ovest, dopo aver sottolineato la distanza che si è percepita da parte della società nei confronti della piazza, ha chiesto a Pradines se il club sarà disponibile a inserire nel consiglio d’amministrazione una figura in rappresentanza della tifoseria con funzioni di garanzia, trasparenza e collegamento tra la società e la città: «Oggi non riesco a rispondere su quest’argomento, se ne parlerà quando arriverà a Ferrara il presidente».
L’obiettivo
Sugli obiettivi futuri, il dirigente sudamericano si è limitato a un commento “extra campo”: «Vogliamo ingrandire il centro di allenamento, stiamo lavorando da sei mesi su due nuovi campi da calcio. Anche sul convitto siamo operativi». Il microfono è poi passato nelle mani del ds Federico, che ha ribadito di «voler arrivare nei professionisti nel più breve tempo possibile». A Pradines è stato poi chiesto se la società sarebbe disposta a farsi da parte al palesarsi di un’offerta seria e credibile in termini economici e progettuali: secco “no” da parte del dirigente argentino.
L’assemblea si è chiusa con i supporter scontenti delle risposte ricevute, che si sono ripromessi di fare un punto della situazione interno al tifo per capire come comportarsi verso la società nel futuro prossimo. Chiusura canora con un forte, secco e sentito “Siamo noi la Spal!”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google