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«Il mio sogno è allenare l’Ars», parla mister Marchini

Alessio Duatti
«Il mio sogno è allenare l’Ars», parla mister Marchini

Sulla stagione: «Ferrara non può non vincere l’Eccellenza»

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Ferrara Quando si parla della panchina spallina il nome di Davide Marchini spunta sempre più che volentieri nelle discussioni fra tifosi. Tant’è che uno dei post social più gettonati – per click e riscontri positivi – dopo l’amaro ko contro la Santegidiese ha visto ritratto l’allenatore classe 1981 in un moderno fotomontaggio con la veste ufficiale biancazzurra. È il caso di ricordare che “Il Leone” era stato uno dei primi nomi sondati la scorsa estate da Mirco Antenucci per ripartire con un timbro “local”, ma gli agenti Triulzi e Piraino aprirono la strada all’amico Stefano Di Benedetto.

Non sappiamo ovviamente come sarebbero andate le cose con il tecnico ostellatese, ma sappiamo per certo come sono andate col mister palermitano. Nel gennaio scorso, Marchini, che nel frattempo aveva vissuto i primi mesi della stagione fuori dai giochi, era stato chiamato a salvare la complicata situazione della Correggese in serie D: missione poi compiuta prima del sereno ringraziamento e saluto reciproco di qualche settimana fa.

Marchini, partiamo dal doppio ko con la Santegidiese. Si aspettava 180 minuti di questo tipo?

«Onestamente no. Ero sicuro che la squadra potesse farcela visto che nel recente periodo si erano sistemate determinate cose e i presupposti erano interessanti. Parlo da tifoso deluso, dopo aver visto due partite in cui gli avversari hanno meritato e non hanno rubato nulla al di là degli episodi. Ma credetemi, in queste categorie gli errori sono tantissimi e vanno messi nel conto. Sono le prestazioni che non possono mancare e nella partita di ritorno abbiamo contato soltanto due tiri negli ultimi minuti».

A chiare lettere si è parlato di fallimento sportivo.

«Credo sia normale utilizzare questi termini. Una piazza come Ferrara non può non vincere l’Eccellenza. Purtroppo, oltre al campionato, sono state buttate via anche le possibilità extra come la Coppa e i playoff. La sintesi dell’accaduto purtroppo è questa».

Lei è sempre stato pacato ed elegante in tutte le dichiarazioni dell’anno. Ma quanto le sarebbe piaciuto lasciare un’impronta dentro a questo nuovo corso?

«Tantissimo. Sarei ipocrita a dire il contrario. Allenare nella mia Ferrara è sempre stato il mio sogno. Dopo tutte le partite, anche in questi mesi, il primo risultato che andavo a cercare sulle App era quello dell’Ars et Labor e quando ho potuto sono sempre andato a vederla di persona allo stadio. Tra la gente e la tifoseria ho tanti amici. Poi la rosa era comunque importante e sicuramente migliore delle altre dell’Eccellenza regionale ma sappiamo che nel calcio servono anche altre componenti. Credo che dagli errori si debbano trarre spunti e migliorie».

Spera in una chiamata nei prossimi giorni, visto che in via Copparo c’è aria di rivoluzione?

«Nel mio posto, per i colori biancazzurri, c’è spazio in ogni categoria. Diciamo che la voglia e il desiderio non mancano. Così come la speranza, poi è chiaro che i matrimoni si fanno in due. Vediamo se emergerà qualcosa dopo il rompete le righe».

Il Mezzolara ha vinto con merito?

«Sicuramente è stato più costante. Ha sfruttato il momento no dell’Ars e non ha rubato nulla anche se alla fine era molto stanco».

La sensazione, visti i ko contro Nibbiano e Sant è che all’alzarsi dell’asticella l’Ars non sia stata pronta.

«Questo è un peccato perché la cattiveria va messa sempre ma soprattutto nei momenti giusti. Io penso che per giocare a pallone le motivazioni e la fame facciano la differenza».

È davvero così importante avere gli attaccanti?

«Sì, ma alla fine è sempre il sistema e il contesto che devono funzionare. Servono equilibrio e sacrificio in ambo le fasi. Piccioni alla fine in doppia cifra tra tutte le competizioni ci è arrivato però ricordo anche che nella prima parte della stagione si erano subiti tanti gol».

A proposito di singoli. Conferme e delusioni?

«Beh Senigagliesi è bastato vederlo una partita per capire il suo alto livello. Mazza è un lusso per l’Eccellenza, Dall’Ara anche. Cozzari l’ho avuto da avversario tante volte in D e credo abbia espresso solo metà del suo potenziale perché è davvero molto forte. Purtroppo non si è espresso Malivojevic, un altro elemento che ha una sua storia ma non so i motivi specifici».

Quanto è stato magico il Mazza nelle ultime uscite della stagione?

«Incredibile. Tutte le volte che vengo allo stadio mi vengono i brividi ma soprattutto mi torna la voglia di giocare. Questa piazza regala sensazioni uniche. Come si fa a non volare in campo davanti a 6mila persone che tifano per te?».

Con la Correggese che esperienza è stata?

«Ottima sia a livello professionale che umano perché ho lavorato con persone eccezionali. La distanza da casa è stata però un fattore. L’obiettivo salvezza era lontano, l’abbiamo poi ben avvicinato ma abbiamo risolto soltanto all’ultima giornata. È stata una gran soddisfazione e una bella liberazione. Grandi meriti ai ragazzi. In poco tempo si è creato un bellissimo gruppo». 

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