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Settimana decisiva per la cessione dell’Ars et Labor Ferrara

Francesco Gazzuola
Settimana decisiva per la cessione dell’Ars et Labor Ferrara

La vendita della società al maltese Portelli arriverebbe dopo un solo anno dalla nascita

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Ferrara Era il 2 giugno e la Nuova dava notizia di un imprenditore maltese interessato a rilevare l’Ars et Labor. Joseph Portelli, presidente degli isolani Hamrun Spartans, aveva manifestato le proprie intenzioni già una settimana prima, ma correvano i delicati giorni dei playoff pertanto l’affaire era stato volutamente rimandato. Oggi quell’indiscrezione, che rivoluzionerebbe ancora il volto della proprietà in via Copparo, è confermata e la decisione relativa alla vendita sarà presa in settimana.
 

Nei giorni scorsi forse si è corso un po’ troppo, dal momento che si era parlato di una cessione già bella che fatta. Nulla era comunque campato in aria, dal momento che il 6 giugno lo stesso Portelli aveva rilasciato un’intervista al quotidiano Times of Malta dove sosteneva di aver acquistato un club del campionato italiano di serie E per due milioni di euro. La smentita era presto arrivata dal presidente biancazzurro Marengo e pure dal Comune ne parlavano come una «sciocchezza».
 

Forse qualcuno non c’era andato poi così lontano e guarda caso di recente la proprietà argentina ha ricevuto una proposta scritta di acquisto dallo stesso Portelli. In settimana ci sarà la risposta e sapremo se l’Ars et Labor passerà di mano. Magari si pronuncerà anche chi, oggi, dovrebbe rappresentarla e in questo periodo di bollore – non solo atmosferico – si tiene ben lontano da Ferrara e dai tifosi. Il presidente Marengo, appunto, che tra un viaggio a Roma e l’altro per la questione ripescaggio in serie D – il 10 luglio conosceremo la verità – ha evitato da qualsiasi tipo di faccia a faccia con tifosi o stampa. Nell’ultima occasione, dopo il blitz capitolino, è volato in Argentina per stare vicino alla famiglia e festeggiare la festa del papà: legittimo, ma un’altra occasione persa per entrare in contatto con la città e dare un segnale di vicinanza post fallimento sportivo.
 

Qui invece l’aria che tira è da quiete prima della tempesta. Negli uffici del “G.B. Fabbri” proseguono i lavori per il rinnovo dei giocatori che costituiranno la base per la prossima stagione – l’1 luglio potranno essere depositati i nuovi contratti – e una sorta di imbarazzo per le voci-non voci della cessione si aggiunge alla fastidiosa umidità che pesa sul capoluogo. È un po’ la stessa sensazione vissuta un anno fa. Rassicurazioni (a parole) da parte della Spal di Tacopina in merito all’iscrizione in serie C, il termometro che schizza, la festa della Curva Ovest. E di azioni, quelle concrete, manco l’ombra. Si aspettava – e si aspetta – sperando. E basta.
 

Che l’impasse societario e le percezioni di questi giorni facciano ricordare l’ultimo fallimento spallino, non può essere positivo, tanto più se in mezzo ci sono stati proclami e dichiarazioni d’intenti. Con il Comune a vigilare, s’era detto. Non si parla più di tracollo, chiaro, ma vedere la squadra di Ferrara essere rimbalzata da una proprietà straniera all’altra la dice lunga. Investimenti e interessi economici, oggi, vengono prima di qualsiasi discorso sulla storia, l’identità e l’attaccamento.
 

Se l’Ars et Labor – dopo il 9 luglio, giorno dell’asta per il marchio, si saprà se torneremo a chiamarla Spal anche sulla carta –, a un solo anno dalla nascita, deve vivere un avvicendamento societario lo sapremo dunque in settimana. Prima l’America, poi l’Argentina, adesso Malta? Quantomeno torniamo in Europa.

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