Quanto genera il marchio Spal? I conti che fissano la base d’asta
Si parte da 702mila euro, cifra matematica e senza romanticismi: ecco come è stata fatta la valutazione
Ferrara Prima di arrivare in tribunale e finire all’asta in programma giovedì, il marchio della Spal è passato attraverso una valutazione tecnica che ha cercato di rispondere a una domanda tutt’altro che banale: quanto vale oggi un simbolo che rappresenta oltre un secolo di storia calcistica, ma che appartiene a una società fallita? La risposta del professor Angelo Paletta, incaricato dal dottor Aristide Pincelli, curatore della liquidazione giudiziale, è stata di 702mila euro.
L’analisi
La perizia parte da un presupposto fondamentale: il marchio non viene valutato per il suo valore affettivo o storico, pur riconoscendone il peso. La lunga tradizione della Spal, la notorietà del nome, i colori biancazzurri, il legame con Ferrara e la capacità del brand di richiamare tifosi e sponsor costituiscono il patrimonio immateriale sul quale si fonda la stima, ma devono essere tradotti in termini economici.
Per questo nella sua relazione il professionista passa in rassegna tutti i principali metodi utilizzati per valutare un marchio. Scarta l’approccio basato sui costi sostenuti per costruirlo, perché una società in liquidazione non è più in grado di recuperare quegli investimenti attraverso la normale attività d’impresa. Esclude anche i criteri fondati sul confronto con transazioni analoghe o sul sistema delle royalties, giudicati poco applicabili per mancanza di dati comparabili affidabili. La scelta cade quindi sul metodo reddituale dei “risultati differenziali”, già utilizzato in altre perizie relative a club come Palermo, Bari, Parma, Cesena e Ascoli.
L’idea di fondo è semplice: il marchio vale per i ricavi che è ancora in grado di generare. Ma quali? Qui arriva un’altra scelta importante. La perizia considera esclusivamente le entrate direttamente collegate allo sfruttamento commerciale del brand: sponsorizzazioni, pubblicità, merchandising e altre attività d’immagine. Restano invece fuori gli incassi derivanti dall’attività sportiva, come botteghino o diritti televisivi, perché dipendono soprattutto dai risultati della squadra e non soltanto dalla forza del marchio.
I correttivi
Da questi ricavi viene poi applicata una serie di correttivi prudenziali. Anzitutto il perito ritiene che solo il 50% dei proventi commerciali possa essere realmente attribuito al marchio. Successivamente sottrae costi commerciali stimati nel 35% dei ricavi e considera anche l’effetto fiscale, arrivando così al margine netto. La cautela aumenta ulteriormente quando si guarda al futuro. I dati storici fanno riferimento agli anni nei quali la Spal militava tra Serie B e C, mentre oggi la realtà sportiva è cambiata dopo la ripartenza di Ars et Labor dall’Eccellenza. Per evitare una sopravvalutazione, il prof Paletta dimezza nuovamente i ricavi storici del campionato 2024-2025 e ipotizza che quel livello ridotto rimanga costante nei successivi cinque anni. Infine quei flussi futuri vengono attualizzati, cioè riportati al loro valore di oggi, applicando un tasso di sconto del 14%, sensibilmente più elevato rispetto ai rendimenti medi dei principali club quotati. Una scelta che riflette il rischio molto maggiore legato a un marchio appartenente a una società ormai priva di continuità aziendale.
Valore
Il risultato finale è un valore attuale netto di 723.660 euro. Nelle conclusioni, però, il perito preferisce esprimersi con prudenza, indicando un valore “nell’intorno di circa 700 mila euro”. È questa la valutazione che ha portato alla fissazione della base d’asta. In altre parole, quel prezzo non rappresenta il valore della storia della Spal né quello dei suoi successi sportivi. È la stima della capacità residua del marchio di produrre ricavi commerciali per chi riuscirà ad acquistarlo e a rilanciarlo. Una differenza sostanziale, che spiega come un simbolo ultracentenario possa essere tradotto, almeno dal punto di vista economico, in una cifra precisa.
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