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Asta e vendita del club per Spal e Ars et Labor: è una giornata epocale

Sergio Armanino
Asta e vendita del club per Spal e Ars et Labor: è una giornata epocale

In mattinata all’incanto nome e simboli storici biancazzurri. Poi il passaggio di proprietà dagli argentini al patron maltese

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Ferrara È il giorno delle svolte oggi, 9 luglio, e la tensione nell’aria si taglia con il coltello. In mattinata l’asta che mette all’incanto il marchio Spal, assieme ai suoi loghi e ai cimeli (rimasti dai saccheggi passati) storici. Nel pomeriggio (a quanto si apprende ufficiosamente) il closing per il passaggio della società Ars et Labor dalla proprietà argentina a quella maltese. Il tutto anticipato, ieri mattina, dall’udienza in tribunale per l’esame delle domande tardive di ammissione dei crediti verso la liquidazione giudiziale (l’ex fallimento) della Spal di Joe Tacopina e Marcello Follano.

I denari

Partiamo proprio da quanto accaduto nell’aula del giudice delegato Mauro Martinelli alla presenza del curatore Aristide Pincelli e l’esito del loro esame delle carte. I creditori che hanno presentato domanda tardiva sono 67, per un totale di crediti richiesti in questa udienza di 6.642.356,47 euro. Tenendo conto delle domande di crediti già richiesti alla prima udienza di esame dello stato passivo del 24 febbraio scorso, il totale dei crediti vantato da tutti i 266 creditori è diventato di 24.453.413,11 euro.

Il tribunale ha poi escluso crediti per 793.083,76 euro, di conseguenza il totale dei crediti ammessi al passivo del fallimento è pari quindi a 23.660.329,35 euro, ma la somma aumenterà ulteriormente a causa di altre domande di credito già pervenute alla procedura.

Non tutti i creditori, però, sono ammessi sullo stesso piano, la loro composizione è per categorie differenti: quella di calciatori, allenatori, direttori e lavoratori dipendenti è stata ammessa in privilegio per circa 4.837.000 euro; quella dei professionisti è stata ammessa in privilegio per 730.000 euro; l’erario per le imposte (ritenute e Iva) e per i contributi previdenziali è stato ammesso in privilegio per 8.777.000 euro; quella degli enti locali, e fra questi il Comune di Ferrara, è stata ammessa in privilegio per 579.000 euro; quella degli istituti di credito è stata ammessa in privilegio per 506.000 euro; infine, la categoria altri crediti che rappresenta i creditori diversi è stata ammessa in privilegio per 58.000 euro, mentre la categoria residua che rappresenta i fornitori generici compresi i procuratori, gli enti locali e gli istituti di credito per la parte che non gode del privilegio è stata ammessa in chirografo per 8.170.000 euro.

Con le attuali disponibilità liquide della procedura e le prospettive d’incasso future derivanti dalla vendita dei beni della Spal (marchio e campi da calcio di Malborghetto, quest’ultimo non ancora portato all’incanto) e dal presunto ricavato delle azioni giudiziarie in corso e da intraprendere, le prospettive di soddisfacimento dei creditori prevedono il pagamento pressoché integrale della categoria che rappresenta i calciatori, gli allenatori, i direttori e i lavoratori dipendenti. Si prevede, per contro, che non vengano soddisfatte tutte le altre categorie di creditori.

L’asta

Veniamo a oggi e all’appuntamento delle 10 in via del Lavoro, 22, sede della casa d’aste ferrarese. Alta tensione, si diceva, perché anche ieri le voci su “quello che potrebbe succedere” si sono moltiplicate nei corridoi della Ferrara che conta. Voci che riportavano anche le ipotesi più bizzarre. Altre che riferivano di malcontento diffuso nel mondo sportivo cittadino per l’enorme sforzo economico del Comune per acquisire il marchio, mentre le società sportive annaspano fra mancanza di sponsor e costi crescenti, che alla fine ricadono sulle famiglie, ovvero su tagli al limite dell’assurdo nelle conduzioni tecniche, anziché valorizzare giovani e vivai. Argomenti che andranno approfonditi, ma oggi il focus è sull’asta della gloriosa Spal, nome e simboli distintivi.

Anche ieri la conferma che manifestazioni d’interesse diverse da quella del Comune non ne sono pervenute: resta il fatto che a un’asta può intervenire chiunque, basta che depositi un assegno pari al 10% del valore del bene che va all’incanto, stamattina a partire da circa 70mila euro, quindi. Speculatori, ferraresi e non, è difficile immaginarli, l’entrante proprietà maltese dell’Ars et Labor ha già fatto sapere al Comune che non ha intenzione di intervenire, quindi tutto dovrebbe svolgersi in maniera rapida e indolore.

Dal notaio

Privatissimo, invece, l’appuntamento che sarebbe pomeridiano in uno studio notarile di Roma. Qui il presidente dell’Ars et Labor Andrés Adolfo Marengo, evidentemente anche con procura del socio Juan Martin Molinari, sottoscriverà il passaggio delle quote della società biancazzurra a favore dell’imprenditore gozitano Joseph Portelli (anche lui probabilmente rappresentato per procura, essendo in Norvegia con la sua squadra maltese) ed eventuali suoi soci, ricevendo in cambio il prezzo pattuito.

Si è parlato di una cifra attorno ai due milioni di euro, ma i “dettagli” economici potrebbero essere ancora in divenire, in base alla categoria cui sarà ammessa la prima squadra. In ogni caso, la trattativa è stata talmente lunga e l’accordo definito passo passo che immaginare intoppi dell’ultima ora è fantasioso.

Ripescaggi

Al di là che stabilisca o meno un prezzo di vendita differente, quel che interessa a Ferrara è conoscere l’esito della domanda di ripescaggio in serie D presentata dall’Ars et Labor. Domanda accolta, ma non certo l’unica: ieri è scaduto il termine per la presentazione dei documenti da parte delle società che ambiscono alla quarta serie nazionale, domani scadranno anche quelli per i club aventi diritto, che sono 161, su 162 posti disponibili.

Bisogna poi vedere se tutte presenteranno domanda regoalre, se le domande saranno accolte, se nel frattempo ci saranno ripescaggi nella categoria superiore. I verdetti definitivi (comprensivi di eventuali decisioni su ricorsi) si avranno martedì 28, ma già nelle prossime ore – se non oggi, domani – potrebbe delinearsi un quadro tale da poter alimentare le speranze biancazzurre, ovvero archiviarle.

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