Empanadas, asado e la cabala. Gli argentini di Ferrara si preparano alla finale: «Sofferenza e speranza»
Guillermo Martínez, titolare di “Chimi Churry” in via Mazzini: «Messi e Maradona come mamma o papà. L’unico che mi ha fatto piangere è stato Caniggia contro il Brasile»
Ferrara Il rapporto tra gli argentini e il calcio lo restituisce, più che la maglia numero 10, il dato diffuso dal dottor Luis Medina Ruiz, responsabile della salute pubblica della provincia di Tucumán, nel nord-ovest dell’Argentina: dall’11 luglio, data di inizio dei Mondiali, si è registrato un aumento degli attacchi di cuore, arrivati a 35, una cifra quasi doppia della media abituale. Da dolore al petto, pressione alta e aritmie, fino a infarti gravi. Così come sono aumentati i traumi da incidente automobilistico prima e dopo le partite per la fretta di andare a vederle e la smania di festeggiare dopo. La passione vale più della vita, ma come stanno affrontando questa cavalcata da crepacuore verso la finale di domenica gli argentini che vivono a Ferrara?
Asado e superstizione
Lo abbiamo chiesto al personale del corner di street food in via Mazzini “Chimi Churry”, dedicato ad uno dei più apprezzati piatti tipici: le empanadas, fagottini di pasta ripieni di vari ingredienti. Lo ha aperto nel 2024 Guillermo Martínez («sì proprio come Lautaro») ed ora conta cinque punti vendita in tutto il Nord Italia. «Come atto propiziatorio, la sera della partita contro l’Inghilterra ho deciso di fare un asado, la tipica grigliata di carne argentina, anche se stava diluviando. Mia moglie mi ha dato del pazzo, ma alla fine il sacrificio è servito, e comunque dopo abbiamo potuto festeggiare alla grande. È stata una partita da infarto, dopo il loro gol ho pensato che fossimo fuori, non era giusto – racconta Guillermo rivivendo la frustrazione – che senso di impotenza perdere con gli inglesi con cui c’è una sfida forte, sarebbe stata dura avendo Messi e una squadra fortissima, ma alla fine noi argentini quando siamo per terra diamo il meglio, ed ora sono orgoglioso della nostra squadra. Siccome, un po’ come voi italiani, siamo superstiziosi, domenica si rifà tutto uguale: io sul divano, mia moglie sulla poltrona, mio figlio e la fidanzata obbligati a vederla con noi».
Ricordi Mondiali
Guillermo, classe ’70 ha vissuto tutti i Mondiali vinti dall’Argentina, e la passione si mescola ai ricordi. «Nel ’78 ero un bambino, ma ricordo tutto, prima il calcio era molto fisico, ora è più delicato. Nell’86 ero in quarta superiore e gli insegnanti ci hanno fatto ascoltare le partite a scuola alla radio, poi sono tornato a casa a fare le carovane per strada con mio padre. Nel ’22 un altro rischio infarto, ma l’unico gol che mi ha fatto piangere è quello dei Mondiali del ’90 di Caniggia contro il Brasile, nostro rivale storico, quando tutto sembrava perduto. Ho visto giocare Maradona e Messi, ma non posso scegliere, è come chiedere se voglio più bene a mamma o papà».
Sofferenza e speranza
Victoria è una delle dipendenti di Guillermo, originaria della provincia di Cordoba in Argentina, da quattro mesi a Ferrara con il fidanzato di Buenos Aires. All’indomani della semifinale serve empanadas con la maglia della nazionale. «È la cabala, devo rifare tutto quello che ho fatto l’ultima volta che abbiamo vinto. Ho indossato la maglia il giorno stesso e quello dopo, e lo rifarò fino alla fine» sorride entusiasta, mentre in vetrina sventolano le bandierine albiceleste.
«Abbiamo sofferto molto, guardiamo le partite pieni di speranza, ma sappiamo che può succedere qualunque cosa, perché così è il calcio, bisogna combattere fino all’ultimo. Il mio giocatore preferito? Chiaramente Messi è una leggenda, ma io tifo per il River Plate e i miei favoriti sono Fernández e Alvarez. Vivere questi Mondiali dall’altra parte del mondo è un’esperienza particolare, bella perché ci fa sentire un po’ a casa, anche se ora mi piacerebbe essere là a festeggiare. Dopo la vittoria dell’altra sera ho chiamato mio padre per sapere se fosse ancora vivo, i miei fratelli sono usciti a festeggiare per le strade con le bandiere, per noi oltre a quella sportiva c’era anche una ragione personale per vincere, quella delle Malvinas», le isole contese tra le due nazioni.
Il paradosso è che, nella distrazione generale, mentre i giocatori mostravano la bandiera che le rivendicava, il presidente argentino Milei portava al voto in Senato una controversa legge per liberalizzare la vendita di terreni rurali agli stranieri. Dure battaglie aspettano ancora gli argentini, domani e non solo.
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