Spal, ieri e domani sulle orme di Mora: «Una grande unione, si riparte da lì»
“Il Filosofo” protagonista della cavalcata all’evento coi tifosi organizzato da Ferrara Pov
Ferrara È un punto di vista decisamente unico quello spalancato giovedì 23 luglio sera al centro Canoa Beppe Mazza di Pontelagoscuro. Una finestra aperta su Ferrara che parla di calcio, filosofia e cuore. Un mondo che sembra lontanissimo, eppure sono passati una decina di anni dalle emozioni della doppia promozione e della serie A. E volti come questo fanno ricordare quanto in fondo siamo finiti. La prospettiva è quella di Luca Mora, ex centrocampista e capitano della Spal, al centro di una tavola rotonda sul canale che porta al Grande Fiume, nel terzo ed ultimo evento organizzato da Ferrara Pov, un gruppo di amici provenienti da diverse aree politiche che hanno dato vita a un media per parlare di Ferrara da “punti di vista” diversi: da questo il nome “Ferrara Pov, una finestra su Ferrara”.
Apriamo dunque le ante e incontriamo vari protagonisti del mondo biancazzurro: si parla di ieri e di domani, di identità e narrazione, di valore del marchio e tifo. Dove eravamo rimasti?
Intanto le fresche cronache di giornata ci dicono che «la famosa punta che aspettiamo da ormai cinque anni ancora non c’è». Il tema non passa mai di moda, ma questo ristagno fa preoccupare ancora di più in Eccellenza. A rispondere è Alessandro Orlandin, direttore de Lo Spallino: «Non sono state fornite grandi indicazioni finora. Si è parlato di trasparenza, ma la trasparenza è una cosa difficile da promettere, soprattutto a una città che ha subito quello che ha subito». Cora Talmelli tira i fili dell’incontro. E dalla voce di Niccolò Benati “Suz” si fa sentire anche la Curva Ovest: «La caduta della Spal porta conseguenze a tutto quello che è l’ambiente circostante. Tuttavia, noi non siamo morti e quindi non dobbiamo rinascere, dobbiamo solo risollevarci. Mi sento di dire a nome di tutti che, arrivati a questo punto, avere trasparenza significa solo vincere, un altro anno a marcire in Eccellenza non possiamo permettercelo». Sacrosanto.
Un sorriso prova a strapparlo Luca Mora, indimenticabile e indimenticato protagonista della cavalcata della Spal, capitano nella stagione 2017/18. Scavando nel passato, per poi arrivare alla situazione attuale: «Mi sono sentito a casa, ho passato degli anni bellissimi. Quando sono tornato, a livello sportivo non è andata benissimo, anche se vedendo com’è la situazione adesso… bisogna tenere duro. È un brutto momento, ritrovarsi in Eccellenza non è facile, ma bisogna trovare il buono da una situazione così brutta». L’ex capitano ha parlando nello specifico del suo secondo capitolo estense, nel 21/22 con la Spal retrocessa dalla A alla B, primo anno della gestione Tacopina che avrebbe portato al fallimento del club: «Riuscire ad intuire quello che poi sarebbe successo era difficile, in caso ve l’avrei detto (ride, ndr). Ormai le squadre sono aziende: se chi gestisce l’azienda non è capace ti può andare bene un anno o due, ma ad un certo punto le cose vengono a galla».
Beh, tante cose sono poi venute alla luce e, come sempre in queste situazioni, è l’ambiente a rimetterci, lo stesso ambiente che in questi momenti deve compattarsi e fare fronte comune. «Il Collettivo Laps – incalza Silvia Pozzati – non ha confini e regole, se non quella di tifare Spal ed essere appartenenti alla grande comunità della Curva Ovest. Siamo nati perché abbiamo iniziato a divertirci a scrivere i racconti che vivevamo. Da lì è partito un progetto mai pensato da nessuna curva, ovvero scrivere un romanzo vero e proprio, con storie e protagonisti inventati».
Negli anni magici della scalata fino alla serie A tutto è andato bene perché le parti navigavano nella stessa direzione, ma oggi è ancora così? «Quando sono arrivato qua – afferma Mora –, ho subito notato che ci fosse un grande unione d’intenti. Si è creato un legame squadra-tifosi-società veramente molto bello. La stessa conformazione di Ferrara aiuta, perché il gruppo squadra abitava tutto nell’arco di un paio di chilometri. Considerando anche la categoria, perché più si sale e più è difficile farlo, mi auguro che i giocatori possano viversi al meglio la città. Se un giocatore riesce ad entrare nel tessuto sociale e ad integrarsi bene, penso possa rendere di più». Parlando dei vecchi tempi, impossibile non ricordare l’ex capitano Giani: «Spero di riuscire, insieme agli altri membri di quel gruppo, ad organizzare qualcosa in onore di Nicolas qua a Ferrara».
Ma in tutto questo, che ruolo possono avere la stampa e i media? «Penso che al giorno d’oggi – spiega Orlandin – il giornalista debba cercare di spiegare alla gente il motivo per cui accadono certe cose. Io sono in disaccordo con quei dirigenti che dicono “dobbiamo essere tutti dalla stessa parte”: la stampa deve stare accanto, perché deve guardare all’interno e spiegare all’esterno, senza essere pro o contro qualcosa o qualcuno».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
