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Baresi, la Spal, il duello con Albiero e l’entrata su Ogliari mai scordata

Paolo Negri
Baresi, la Spal, il duello con Albiero e l’entrata su Ogliari mai scordata

La leggenda del Milan protagonista in almeno due occasioni al Comunale di Ferrara. Epica vittoria estense nel 1978 e quel fallo sotto la gradinata che ammutolì lo stadio

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C’è stata un’epoca, lontana (lontanissima per i giovani che ci vedono, e vedono quel calcio, rispettivamente come qualcuno e qualcosa di assimilabile all’era dei dinosauri) ma sempre viva ed attuale nella memoria e nell’animo di chi porta la Spal nel cuore. Era l’epoca in cui i futuri grandi campioni della Nazionale italiana li scoprivi, ancora imberbi o quasi, quando scendevano al caro Comunale con le rispettive squadre. Erano i mitici anni ’70, e in successione ci imbattemmo nei vari Scirea (che vestiva il 4, e con l’Atalanta a Ferrara ne beccò tre), Tardelli (adrenalico e magrissimo in un caldo pomeriggio di metà giugno in cui il Como raggiunse in rimonta il punto che gli serviva per blindare o quasi la promozione in A), Cabrini (ondeggiante e portato fuori zona dal principe Manfrin, falsissimo 7 a confondere tanto il bell’Antonio quanto l’Atalanta tutta), Paolo Rossi (morso alle caviglie da Boldrinbauer e quel giorno mica a segno con il Real Vicenza), che non sempre contro la Spal rimediarono belle figure. Si trattava di serie B, e dirlo oggi fa quasi sorridere (o piangere), sia perché non si ha idea di che livello stratosferico fosse quello, sia perché adesso dobbiamo pensare alla Vianese o allo Young. E poi ti dicono: eh, ma come sei nostalgico... E che cavolo, orgogliosamente sì!!!

Ecco, ai già citati fuoriclasse ammirati sulla mitica pelouse di corso Piave, bisogna aggiungerne uno: Franco Baresi. Farlo oggi, nel giorno del lutto, del dolore, dell’addio a un’icona del football italico (che dico, mondiale), è sicuramente particolare. Perché l’ammirazione che si deve alla carriera di un giocatore straordinario ed il rispetto per l’uomo e per la sua famiglia si mischiano inevitabilmente a un episodio che gli spallini non dimenticano, che vivono ancora come una dolorosa ferita: il terribile infortunio a Franco Ogliari.

La prima volta che vidi Baresi a Ferrara contro la Spal pensai: tutto qui? Il seguito avrebbe detto che sbagliai. Clamorosamente, come tante altre volte. Ma, si sa, il calcio d’agosto è spesso ingannevole, e poco importa che si fosse in realtà in settembre. Tanto, sempre con i riflettori si giocava. Fu una partita storica, quella del 10 settembre 1978. Storica perché vinse la Spal, perché travolse il Milan. Non era mai accaduto, a Ferrara, se non in una notte dei tempi del 1925.

Era Coppa Italia, pareva Coppa dei Campioni. Allo stadio non stava più nemmeno uno spillo. Finì 3-1, la Spal di Caciagli recitò uno degli spartiti più alti scritti dal sor Mario. Baresi era calcisticamente un bimbo. Aveva esordito nella stagione precedente. Una presenza. E ora era titolare, in un Milan che aveva Rivera e Albertosi, Collovati e Maldera, i grandi ex biancazzurri Bigon e Buriani. Mister Liedholm aveva visto lontano. Eppure, quella sera, il Milan fu in balìa della Spal. Al pari di Baresi. Elegante ma timido, spesso fuori posizione, infilato, puntato, infilzato, sovrastato. Pezzato e Gibellini passeggiarono, e non solo loro. Si narra che Albertosi chiese la testa del ragazzino, ma venne messo a tacere da Liedholm e da Sua Maestà Rivera. Morale? A fine stagione il Milan si sarebbe laureato campione d’Italia, e Baresi avrebbe iniziato a scrivere la sua impareggiabile storia. Lo dicevamo, era calcio d’estate.

Quando lo rividi, a Ferrara, Baresi era già Baresi. Ancora giovanissimo ma già simbolo del Milan. Fedele nei secoli (calcistici) anche in serie B, in cui i rossoneri erano inopinatamente e... scandalosamente (per le scommesse) precipitati. La Spal di Rota aveva illuso, poi l’eliminazione in Coppa con il Torino e la primavera ne avevano spento il fuoco, accendendo le braci di future amarezze. Però quel pomeriggio di aprile, col prato a brillare verde smeraldo, aveva un significato speciale. All’andata la Spal era stata derubata dall’arbitro Barbaresco (un rigore negato, il gol di pugno di Novellino per il pareggio dopo il capolavoro di Oriano Grop e prima del 2-1 in extremis di Carotti), furiosamente rincorso dal portiere spallino Roberto Renzi e censurato (con garbo) da un Titta Rota sudato a dismisura nella pancia di San Siro al microfono di Ennio Vitanza per mamma Rai. Si attendeva la rivincita, e poi era pur sempre una partita col Milan. La data? 12 aprile 1981. Spal tutta di bianco vestita nell’improbabile tenuta Adidas. Partita bellissima, emozionante, il vantaggio di Antonelli e la replica del povero “Peppo” Tagliaferri con memorabile incornata, il rigore sbagliato dallo stesso Antonelli. Ma tutto a fattaccio già accaduto. Se n’erano andati poco più di 10 minuti quando Baresi, nella metà campo della Spal, a pochi passi dalla gradinata, entrò durissimo ed in ritardo, “a martello”, su Franco Ogliari, spezzandogli la gamba. Si udì nettamente il rumore dell’osso che si rompeva. Così come in quel momento s’infranse, di fatto, la promettente carriera di Ogliari. Rimasto a terra e poi portato via senza che Baresi si avvicinasse, senza un gesto di scuse. Una macchia che, almeno alle nostre latitudini, non si può fingere di passare silenziosamente in archivio. Un giorno, anni dopo, scrisse il vate Gianni Brera: «Baresi II è dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne è in possesso!». Ecco, Ogliari non si salvò.

Tutto il resto, il fascino della partita, la straordinaria scenografia ed i colori di uno stadio strapieno, i gol ed il risultato (1-2, decisivo ancora Antonelli), passarono in secondo piano. Così come la sfida a distanza (ravvicinata) tra il biancazzurro Massimo Albiero e lo stesso Baresi, considerati i due migliori giovani liberi del panorama nazionale. I due erano compagni di squadra nell’Under 21 azzurra. Il cui c.t. Azeglio Vicini stravedeva per Albiero, considerava lui il libero. Tanto che a Firenze contro la Russia schierò Massimo in quella posizione (con Tassotti e Vierchowood marcatori), mettendo Baresi mediano. Poi la storia sarebbe stata scritta diversamente.

Oggi lo ricordo, Baresi. Gli rendo onore. Lo piango. Ed al contempo, da piccolo, fragile, umano, terreno tifoso/innamorato spallino, non dimentico quell’entrata su Ogliari.

Questa volta, purtroppo, è stata la vita a chiamare il fuorigioco. Che i Campi Elisi accolgano l’eterno “Piscinin” come si deve ad un Immortale del pallone. 

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