Pelati, il “diavolo” ferrarese in piscina: «I podi a Parigi? Un premio al lavoro»
Il giovane fuoriclasse del nuoto artistico dopo il poker di medaglie conquistate agli Europei: «Non mi sento un campione, sempre bello essere tra i primi ma penso già al futuro»
Ferrara Diciannove anni e già diverse medaglie appese in camera, quattro di queste conquistate negli ultimi giorni grazie alle performance ai Campionati europei di nuoto di Parigi 2026. Due argenti nel solo libero e nel solo tecnico, poi un altro secondo posto condiviso con la compagna Lucrezia Ruggiero nel duo tecnico misto, atleta con cui si è guadagnato anche la medaglia di bronzo nel duo libero misto. Il palmares racconta di una carriera già memorabile, invece Filippo Pelati è solo all’inizio del suo percorso sportivo. Già medagliato ai Mondiali ed ora agli Europei, il ragazzo di Copparo rimane con la testa sulle spalle, ma il grande obiettivo non possono che essere i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.
Tra una gara e l’altra, Filippo continua a tornare a Ferrara quando può, precisamente a Copparo, dove la sua carriera nella vasca ha avuto origine. Degli inizi, i percorsi, le soddisfazioni e le aspirazioni future, ne abbiamo parlato proprio con l’astro nascente delle vasche internazionali.
Per iniziare, ci racconti un po’ di come ha vissuto questo ultimo Europeo e la soddisfazione di aver messo al collo le ennesime medaglie della sua giovane carriera.
«Sono ancora a Parigi, le gare sono finite quindi il grosso è andato, ma mi sto continuando ad allenare. Per me questo è stato un Europeo ricco di soddisfazioni ed emozioni: la prima medaglia è stata decisamente inaspettata. Per quanto riguarda la seconda, nel doppio misto libero, a causa di alcuni problemi di sincronia non siamo riusciti a salire sul gradino più alto del podio, ci è dispiaciuto molto. Ancora di più il giorno seguente, nel doppio misto tecnico, quando avevamo pochi decimi che ci separavano dagli inglesi. L’ultima medaglia è stata un po’ sofferta, sempre a causa dei ragazzi britannici. È molto bello quando la gara è così competitiva dall’inizio alla fine. Soprattutto perché è una competizione sana: abbiamo un bellissimo rapporto professionale con gli atleti inglesi. È sempre un bel duello».
Nonostante i traguardi già raggiunti, lei ha solo 19 anni: è già abituato a salire sui podi o prova ancora molta emozione?
«Sì, sono molto giovane, ma disputo gare internazionali da quando ho solo 14 anni. Sinceramente, non riesco a gioire troppo quando vinco una medaglia. Il nostro sport è molto rigoroso, lo stesso rigore che vi è in una accademia di danza classica o ginnastica ritmica, per dire, che sono discipline molto inquadrate. La medaglia è una diretta conseguenza dell’allenamento, il risultato di quello che hai fatto nelle settimane precedenti. È molto gratificante riceverne una, tuttavia quel risultato non vale più dopo pochi minuti. La testa va alla competizione successiva, dove è tutto di nuovo in gioco. I titoli sono momentanei e fanno curriculum, ma la cosa importante sono gli insegnamenti che ti porti dietro dopo aver gareggiato ed essersi allenato per quella competizione».
La sua carriera è solo all’inizio, ma è già considerato un punto di riferimento del movimento italiano. È un piacere e allo stesso tempo una grande responsabilità.
«Entrambe le cose. Io sono partito da una realtà piccola come quella di Copparo, non è mai stato il mio sogno diventare un campione, in realtà tuttora non penso di esserlo. Ho sempre cercato di rimanere il più possibile coi piedi per terra e pensare al qui ed ora. Sognare sì, ma non troppo. Sarebbe un grandissimo piacere essere un punto di riferimento per chi vuole approcciarsi a questa disciplina, che in questi anni sta crescendo molto. La responsabilità si sente, così come si sente la pressione quando bisogna affrontare una nuova competizione o un campionato. C’è sempre questo binomio responsabilità-piacere, ma è un rapporto equilibrato».
Qual è stato, a suo avviso, il dettaglio all’interno del suo percorso che le ha permesso di avere una carriera così precoce ma già ricca di soddisfazioni?
«C’è stato un anno in particolare: quando avevo 16 anni sono salito più volte sul podio, vincendo diverse medaglie d’oro. Il Campionato Mondiale giovanile, la Super Final di Coppa del Mondo, i campionati italiani di categoria… da lì sono poi entrato nella nazionale maggiore, pur essendo molto giovane. Probabilmente è stato questo il passaggio decisivo: passare dalle gare giovanili a esibirmi agli Europei e ai Mondiali».
La sua carriera è iniziata proprio da queste parti… È ancora legato alla città di Ferrara?
«La prima parte della mia carriera si è svolta a Copparo, poi mi sono trasferito a Bologna quando avevo 14 anni. Come ho detto prima, a 16 anni ho esordito in nazionale e mi alleno in pianta stabile a Savona. A 17 anni sono entrato in polizia, nel Gruppo Sportivo Fiamme Oro. Svolgo tre settimane di ritiro e una settimana di pausa: quando mi riposo torno a casa, circa una volta al mese. Le scuole le ho fatte a Ferrara, al Liceo Roiti, quando torno mi sento e mi vedo coi miei ex compagni. I miei amici di Copparo sono i primi che mi seguono, sanno sempre quando sono a casa. Ho mantenuto i rapporti con tutti, anche con le persone che appartengono ai miei inizi sportivi».
Ora testa alle prossime competizioni internazionali. Che obiettivi si è prefissato per il futuro?
«Ho una mentalità che mi porta a concentrarmi sempre sul breve termine. Direi i Mondiali Junior a Budapest dal 12 al 16 agosto, dove gareggerò nel singolo libero e singolo tecnico, più la routine acrobatica di squadra. Poi, ovviamente, un occhio è rivolto anche alle prossime Olimpiadi di Los Angeles, ma un passo alla volta e vedremo».
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