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Ricci mette in guardia: «Adesso siamo davvero la Spal, non aspettiamoci tappeti rossi»

Tommaso Schwoch
Ricci mette in guardia: «Adesso siamo davvero la Spal, non aspettiamoci tappeti rossi»

Il numero 10 biancazzurro tra passato e futuro: «Sono rimasto perché sentivo di aver lasciato qualcosa a metà. Ora inizia un nuovo ciclo, serve vincere»

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Ferrara L’infortunio a Leo Mazza non pare essere nulla di grave, una botta a una coscia che non ha rivelato particolare conseguenze. In ogni caso, l’organico della Spal offre alternative e Manuel Ricci è pronto a fare la sua parte. Proprio lui, ieri prima dell’allenamento, ha fatto il punto su di sé e in casa biancazzurra .

L’intervista

Dopo questo mese di preparazione estiva, come stai tu e, più in generale, in che stato di forma è il gruppo? «Personalmente mi sento molto bene, ma anche la squadra: osservando l’ultima amichevole, sta iniziando a ingranare a livello atletico. Abbiamo lavorato tanto e bene, ora i carichi di lavoro andranno a scendere. Siamo pronti per l’inizio del campionato».

Durante l’allenamento di martedì Leonardo Mazza ha sentito un fastidio, in caso giocherai tu nel ruolo di play? «È stata soltanto una botta, niente di grave. In caso, non so se giocherei io tra le due mezzali, dipende da come legge la partita il mister. Noi ci facciamo trovare pronti».

Quest’anno a centrocampo siete in tanti. Vedendo le amichevoli, tutti e quattro gli interni sembrano papabili per una maglia da titolare. «È così. Sinceramente, era la medesima situazione anche l’anno scorso: a centrocampo eravamo tutti titolari. Valuterà il mister in base a chi sta meglio in quel periodo e all’avversario da affrontare. Disponiamo di un reparto completo».

State lavorando sulle stesse dinamiche e schieramenti della passata stagione o è cambiato qualcosa? «La base è quella, continuiamo a lavorare su quei principi, c’è continuità nel lavoro. Poi, certo, ci sono sempre delle variabili che cambiano in base alla settimana e alla partita che ci attende. Siamo una squadra duttile da questo punto di vista, ci sono tanti giocatori che possono fare più cose, questo aspetto aiuta».

Tra i nuovi, ci sono dei ragazzi che conoscevi già o con cui hai diviso il campo da avversario? «Solo con Alonzi, ci ho giocato qualche mese a Trastevere, quando avevo deciso di tornare nei pressi di Roma. Lo conosco sia come giocatore che come persona, sarà un punto di forza per noi».

Il primo giorno ti abbiamo visto arrivare in macchina con Zucchini... «Sì, è vero. Ci siamo conosciuti alla visita medica, gli ho chiesto un passaggio perché non avevo la macchina (ride, ndr)».

Come hai vissuto il periodo successivo alla delusione contro la Santegidiese? «Per come è andata, ho vissuto malissimo il post-playoff: le settimane seguenti sono state molto impegnative. Poi, ho iniziato a seguire tutte le vicende societarie: mi dispiaceva quel non sapere cosa stesse succedendo. L’ho vissuta come tutti, con molta incertezza, a un certo punto non si sapeva come e con chi parlare. Alla fine, si è risolto tutto nel migliore dei modi. Ora si apre un nuovo ciclo».

Cos’è successo l’anno scorso, nel periodo post-natalizio, quando la squadra ha avuto quella forte involuzione? «Tutte le cose negative sono combaciate in quel periodo. Abbiamo avuto un periodo di flessione fisica, allo stesso tempo il Mezzolara ha vissuto il suo periodo migliore, staccandoci in classifica e andando a +10. C’è stata anche sfortuna, alcune partite le abbiamo pareggiate in modi incredibili. In quei momenti la squadra e l’ambiente devono essere bravi, i periodi di flessione capitano, ma bisogna remare tutti dalla stessa parte. Una volta passato, c’è tutto da guadagnare».

Com’è stato l’impatto con questa nuova società? «Positivo. Il presidente è presente, in poco tempo si è già fatto vedere parecchie volte. È un sanguigno, ci tiene molto e si fa prendere dai momenti. Noi questi momenti dobbiamo cercare di renderli tutti positivi».

Domenica inizia il campionato contro una neopromossa, l’anno scorso non ha portato molto bene... «Stiamo iniziando a studiare l’avversario. Dopo l’esperienza dell’anno scorso, non dobbiamo ripetere gli stessi errori. Non dobbiamo pensare che le partite siano facili, soprattutto non dobbiamo pensare che le squadre ci stendano il tappeto rosso perché siamo la Spal, anzi, è il contrario. È necessario comportarsi come l’ultimo periodo della scorsa stagione: il calendario non va guardato, pensiamo a ogni partita come a una finale. Ripartiamo da questa mentalità, partita dopo partita».

Dopo un anno, hai capito qualcosa di più su questa categoria? «Bisogna badare più al sodo, il risultato è troppo importante, soprattutto per la Spal. Giocare bene, fare 2/3 gol invece di uno solo, sono tutte cose che lasciano il tempo che trovano: servono i tre punti».

La trattativa che ti ha portato a rimanere a Ferrara è stata molto breve. «Sì, sarà durata 20 secondi. Non nego che a 36 anni c’era anche la volontà di tornare vicino a casa. Avevo offerte importanti, anche più importanti. Tuttavia, ho passato l’estate con il pensiero di aver lasciato qualcosa a metà e a me non piace. Quando si è presentata l’opportunità di rimanere, ho cercato di far combaciare tutto subito. Sono contento di essere qui un altro anno e poter dare il mio contributo».

Questo aspetto e il fatto di essere il vice-capitano ti fa essere un esempio per tutti i compagni. «Mi fa piacere, cerco di essere un esempio positivo in tutto, sia a livello di gioco che fuori dal campo. Spero di lasciare un buon ricordo».

Finalmente quest’anno indosserete l’ovetto storico della Spal. «L’emozione è tanta, ma ora aumentano anche le responsabilità, perché siamo la Spal a tutti gli effetti. Non ci si può più nascondere, è necessario rispettare e portare più in alto possibile questa maglia».

Nello spogliatoio state già parlando del fatto che, vincendo le prime quattro partite, la quinta sarà quella del “Mazza” con il ritorno del pubblico? E contro la Vianese… «Sono pensieri che devono rimanere velati: è un attimo pensare alla quinta giornata e scordarsi le altre quattro. Se succedesse, sarebbe fantastico, ma ne parliamo tra quattro settimane».

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