Spal, una nuova arma e un “pres” vicinissimo
Valenti è il battitore che mancava e anche la rosa “si è alzata”. Al lavoro per migliorare in attesa di qualche emozione in più
Ferrara Per la prima volta, dopo un’intera estate di incertezze, rivoluzioni e proclami, arriva un po’ di sollievo. Concreto. La Spal fa uno scatto sulla linea di partenza del campionato: vince all’esordio contro il Castellana Fontana e si regala una settimana di lavoro senza troppi pensieri intrusivi. Sia chiaro. La partita del “Pinetto Soressi” non è stata piacevole, soprattutto nel secondo tempo, ma è arrivato un successo che dà slancio in vista della lunga stagione. La porta è rimasta blindata, così com’è accaduto otto volte nel corso del precedente campionato dopo l’arrivo di mister Parlato. Un segnale di continuità quindi: l’allenatore ha sempre fatto intendere di tenere alla fase difensiva, lui che quel ruolo l’ha rivestito in prima persona. Mentalità inculcata negli stessi giocatori, come testimoniano le parole di Dall’Ara a fine partita: «Non prendere gol è importante, in tutti i campionati. Se non prendi gol e hai una squadra forte, in qualche modo poi trovi la rete».
Domenica la sfida è stata risolta su palla inattiva, tallone d’Achille dei biancazzurri nel corso della precedente stagione. Quest’anno invece si è partiti col piede giusto. Anzi, è cominciato tutto dal mancino di Valenti. L’esterno ha dato vita alla maggior parte delle offensive spalline, tutte da calcio di punizione. Da uno è nato il primo tiro di Aliu, da un altro il gol di Zucchini e da un altro ancora la rete annullata, sempre di Zucchini. Oltre a quello che può dare in campo durante le azioni di gioco, Valenti rappresenta una vera arma in più da palla ferma: «Sono felicissimo – afferma l’esterno classe 1991 –, era importante iniziare con una vittoria. Peccato per il secondo gol annullato, dovevamo chiudere la partita. Nel precampionato le gambe sono sempre un po’ imballate, possiamo sicuramente migliorare, io in primis».
Valenti aveva mostrato qualche sprazzo di qualità già durante le amichevoli. Tutto ancora molto leggero, ma al primo fischio della stagione eccolo pennellare traversoni al bacio sulle nuche dei compagni. Insomma, il battitore c’è. Bisogna però riconoscere che la rosa estense è molto più alta e fisica rispetto a quella dell’anno scorso. Una stagione di gavetta ha portato frutto: per vincere il girone la Spal non può fare a meno delle palle ferme, soprattutto perché sul cammino troverà di fronte a sé squadre chiuse a doppia mandata. Se n’era accorto Carmine Parlato e questa estate avrà dato l’indicazione di monitorare (e comprare) giocatori strutturati: «Quando una partita non si sblocca, nel 95% dei casi sono le palle inattive a stapparla. Avere calciatori con un bel piede, sia da fermo che in movimento, che riescono a dar vita a traiettorie pericolose, è un grandissimo vantaggio».
Vittoria graditissima, si diceva, considerando pure che la Spal non ha subito la spinta degli avversari e grossi pericoli. All’attivo però i biancazzurri hanno creato poco: soltanto tre tiri in porta. La mole di gioco offensivo potrà certamente arrivare col tempo, anche perché quest’annata piacerebbe vedere una Spal più “emozionante”. Una potenza di fuoco – e da gol – capace di schiacciare le rivali e dimostrare la propria forza, che a livello tecnico e di singoli è decisamente superiore. Tipo quel 6-0 che nell’altro girone l’Imolese ha rifilato al San Marino – con le dovute differenze. Poi ci saranno senza dubbio le partite sporche, chiuse, dove l’1-0 sarà manna dal cielo.
Più di un giocatore ha offerto una prova non brillantissima – vedi Ruffo o Caparros, quest’ultimo con ingenuità in entrambe le fasi –, ma per il momento le attenuanti sono valide: gambe pesanti, caldo, preparazione non ancora completata, conoscenza dei compagni da costruire e affinare. Anche Aliu non è stato superlativo, ma una sua giocata ha portato al gol decisivo, quindi la sufficienza se la merita. Era l’esordio e sono arrivati i tre punti: la strada del miglioramento è comunque stata imboccata. Soprattutto perché in panchina c’è un supervisore speciale: Joseph Portelli è rimasto tutta la partita in panchina, tranquillo e in silenzio, ad osservare. Se il problema negli ultimi anni è stata l’assenza del presidente, questa volta almeno quell’aspetto sembra essere risolto.
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