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Con la Spal nel destino, la promessa di bomber Aliu: «Vado in doppia cifra»

Tommaso Schwoch
Con la Spal nel destino, la promessa di bomber Aliu: «Vado in doppia cifra»

L’attaccante era già passato dal club ma problemi burocratici l'hanno costretto ad andarsene. Poi si è laureato all’università di Ferrara

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Ferrara Sin dall’inizio del mercato, quando si parlava di una punta per la Spal, La Nuova faceva il nome di Grasjan Aliu: due volte vincitore del campionato di serie D (una insieme a mister Parlato a Trento), quattro volte capocannoniere della competizione, cinque secondi posti. Un giocatore che in qualche modo ha sempre avuto Ferrara nel suo destino, senza mai riuscire a fermarsi concretamente. Da giovane si era legato ai biancazzurri, poi per problemi burocratici è stato tutto annullato. A Ferrara è effettivamente stato per diversi anni ma per l’università, laureandosi in Scienze motorie. Al suo esordio – nonostante una condizione non ancora ottimale – si è rivelato decisivo col colpo di testa che ha portato alla rete di Zucchini. La Spal potrebbe aver trovato quel bomber che manca ormai da tempo alla piazza, il giocatore che risolve le partite quando ormai sembra tutto perduto. Solo il tempo ci dirà cosa accadrà, ma intanto la Spal ha inserito nel proprio arsenale un’arma non da poco.

L’intervista

Aliu, arriva alla Spal con un curriculum importantissimo: cosa la spinge, all’età di 36 anni, ad avere ancora la voglia di incidere? «Il calcio è sempre stata la mia vita. Ogni annata porta con sé nuovi obiettivi. A questa età gli stimoli sono ancora importanti: quando è arrivata questa opportunità, non ci ho pensato due volte».

Per lei la Spal è un punto di arrivo importante? «Ci ero già passato da più piccolino, poi per problemi legati al passaporto non sono riuscito a rimanere. Ho fatto il mio percorso, speravo di tornarci prima, non solo adesso. Ora speriamo di fare il meglio possibile. Il nostro obiettivo lo sappiamo: dobbiamo riportare questa piazza dove merita».

La sua ultima volta in Eccellenza è stata nel biennio 2013-2015 (29 gol): come è stato ritrovare la categoria e come si sente fisicamente? «L’avevo fatta da giovane e poi ho giocato due anni a Campodarsego: sono stati molto importanti perché abbiamo vinto campionato e coppa. Sono arrivato da poco, tuttavia avevo già iniziato la preparazione con il Cjarlins dal 20 luglio. Sto bene. L’ultima volta in Eccellenza è stata più di 10 anni fa, devo un attimo capire. La prima partita è stata tosta: volevamo vincere a tutti i costi e abbiamo badato al sodo. L’abbiamo portata a casa, questa era la cosa importante».

Quando ci sono due attaccanti forti in una squadra, si pensa sempre alla rivalità interna. A Castel San Giovanni, invece, lei ed Alonzi eravate spesso insieme a dialogare. Prima, durante e dopo la partita: che tipo di rapporto avete instaurato? «Non ci conoscevamo prima, ma è uno di quelli con cui ho legato sin da subito. La concorrenza è sana: sappiamo di poter giocare insieme e ci sarà bisogno di entrambi. Poi a decidere chi scenderà in campo sarà il mister».

È alla terza esperienza con mister Parlato: senza la sua chiamata sarebbe sceso in Eccellenza? «Col mister ho fatto un anno a Trento e tre mesi a Treviso. Si è creato un rapporto importante, quando si vince si creano legami profondi. Io ho dato tanto a lui e lui ha dato tanto a me, quindi la sua chiamata ha sicuramente inciso. Ho fatto la Serie D per tanti anni, la scelta di venire alla Spal sarebbe stata la medesima anche senza la sua presenza».

Come ci è rimasto vedendo il portiere del Castellana togliere la palla dall’incrocio? «Ho fatto tanti gol in quella situazione. L’avevo presa bene, ero convinto di aver fatto gol. Era comunque un tiro forte, lui è stato molto bravo. In questo girone, a livello di regolamento, non è obbligatorio schierare i giovani. Solitamente concedono sempre qualcosa in più rispetto ai più esperti. Ha fatto un grande intervento, ci sono rimasto un po’ così, però poi Zucco (Zucchini, ndr) ha fatto gol e va bene così».

Anche se non si è mai fermato a lungo, ha tanti legami con la Spal e la città di Ferrara. «Da giovane ho avuto l’opportunità di giocare in Serie C con la Spal, poi per problemi di passaporto il contratto non è stato depositato. Parte dell’inizio carriera l’ho svolta ad Abano, che aveva come presidente Gildo Rizzato (centravanti della Spal negli anni Sessanta). A Ferrara ho fatto l’università e mi sono laureato in Scienze motorie: sono stati anni molto belli, dove venivo qua praticamente tutti i giorni e mi sono trovato molto bene. Conosco l’ambiente».

Cosa l’è mancato per raggiungere il calcio professionistico? «Ho avute le mie opportunità. Quando avevo 21 anni mi sono rotto tre volte consecutive il crociato: sono ripartito dall’Eccellenza e tornato in Serie D dove sono arrivato più volte secondo. Dopo Adria, dove ho fatto tanti gol, ho avuto delle opportunità. Tuttavia, ero sempre arrivato secondo in D fino a quel momento, quindi mi ero posto l’obiettivo di vincerla e andare così nel professionismo. A Trento era successo, poi per qualche situazione familiare ho deciso di mantenere la categoria».

Storicamente Aliu è un giocatore da doppia cifra: si sente di fare una promessa ai tifosi? «La promessa posso farla. A parte l’anno scorso che mi sono fermato a 9, negli ultimi 13 anni sono sempre andato in doppia cifra. Baratterei la doppia cifra con la vittoria del campionato». 

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