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Ferrara Sport Festival, ultimo giorno di iniziative: la Nuova premia i Campioni al Villaggio nel Sottomura

Tommaso Schwoch
Ferrara Sport Festival, ultimo giorno di iniziative: la Nuova premia i Campioni al Villaggio nel Sottomura

In una sala del Consiglio comunale gremita di giovanissimi giocatori, Zazzaroni ha dato la sveglia all’Italia e l’assessore Carità ha consegnato l’ovetto a Bonnici

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Ferrara In Italia, ormai da tanti (troppi) anni, si discute su come tornare ai livelli calcistici di un tempo. Oggi l’Italia è diventata spettatrice alle competizioni internazionali e nel nostro paese non si fa che parlare di cambiamenti, mai avverati in 8 anni: dal 2018, prima esclusione dai Mondiali. Crescita e gestione dei giovani sono centrali: ma in Italia non ci sono più talenti o è l’incapacità di coltivarli a primeggiare? Di certo non si possono essere perse da un momento all’altro le caratteristiche e le qualità che hanno fatto grande la Nazionale azzurra del calcio.

In una sala del Consiglio comunale gremita di giovanissimi giocatori e giocatrici delle varie scuole calcio ferraresi, i giornalisti locali Mauro Malaguti e Alessandro Sovrani, l’amministratore delegato della Spal Marcel Bonnici, Ivan Zazzaroni (direttore del Corriere dello Sport) e Francesco Carità (assessore allo Sport) hanno discusso di questi temi, cercando di dare una spiegazione – più che la soluzione – a cosa si sia rotto nel giro di così poco tempo.

Secondo Zazzaroni tutto nasce dalle emozioni con cui viene vissuto il calcio nel nostro paese: «L’elemento divertimento è un po’ trascurato dai formatori. Viene esercitata tanta pressione per i risultati a ragazzini di 12, 13 o 14 anni. Infatti la nazionale, e l’abbiamo visto contro il Belgio, non diverte e non si diverte più. Tutti dicono di ripartire dai giovani, ma facciamo l’esempio di Alessandro Romano (classe 2006 del Cagliari e titolare nell’ultima partita dell’Italia, ndr): è trattato come il principale artefice dell’ultima sconfitta, nonostante sia del 2006 e fosse alla prima esperienza internazionale. I giovani diventano i responsabili, i capri espiatori. Vivono in un ambiente tossico, cioè l’ambiente del calcio. Avevamo un livello mondiale, ora il calcio non solo non ha futuro, ma non ha neanche presente». Un sistema che, sotto gli occhi di tutti, ha sbagliato e sta continuando a sbagliare molto. Nonostante ciò, qualcosa è cambiato anche nella testa dei ragazzi: «La notte mi sognavo la partita del giorno dopo – continua Zazzaroni –. Non so se ora i ragazzi la vivano così. Quando ero piccolo e ci sospendevano il campionato per la neve, stavo male perché i miei sogni andavano spostati di qualche settimana. Sono aspetti che fanno parte di un periodo passato: giocare era tutto. Ho un messaggio per chi allena: fate divertire i ragazzi, fate in modo che vogliamo venire al campo e stare con voi e con i compagni. La rivoluzione parte da loro».

Pensiero sui giovani in parte accolto dal Ceo della Spal Bonnici: «Vengo da un paese molto piccolo, noi non possiamo neanche sognare di andare al mondiale. È un problema che riguarda lo sviluppo dell’uomo e di un paese. Oggi il calcio è business, suo servo, e si prova sempre a ricavare un utile. A me preoccupa se i nostri non apprezzano o vivono i valori dello sport, tuttavia le scuole calcio che provano ad essere professionali e vincere non sono una cosa negativa, fa parte del percorso. Per me il problema è che lo sport è poco praticato: i giovani di oggi vanno dietro al telefono, che ha distrutto varie cose. Sono meno autonomi e più protetti rispetto a un tempo: non succedeva niente se un ragazzo sbaglia, lasciategli sbagliare».

Ma quindi cosa si può fare per cambiare davvero questa situazione, chiede Sovrani. «Migliaia di cose – risponde Zazzaroni – ad esempio Saelemaekers (giocatore belga del Milan) mi ha detto che fino a 16 anni, in Belgio, i giovani provano tutti i ruoli e non ci sono i risultati, l’obiettivo è divertirsi. Dopo quell’età ti instradano verso la posizione più adatta a te. Tanti di voi (rivolgendosi ai ragazzi in sala, ndr) pensano e sperano di esordire in serie A per la fama e i guadagni, ma prima bisogna partire dal concetto di divertimento: chi vi forma vi deve avvicinare al campo, non allontanare. La nazionale è l’espressione della Federazione. Fino a quando Federazione e Lega calcio non si avvicineranno, noi possiamo raccontarci quello che vogliamo, ma non arriveremo mai a nulla. Hanno interessi divergenti».

A fine conferenza l’assessore Carità ha simbolicamente consegnato l’ovetto della Spal a Bonnici, che ha manifestato la sua emozione per la realtà che ha trovato nella città estense: «Solo quando sono venuto qua ho capito che per la gente di Ferrara la Spal ha un significato incredibile. Lo si vede negli occhi, mi ha impressionato questo aspetto. Ars et Labor è un incidente di percorso, noi abbiamo acquisito la Spal».

Oggi la Nuova al villaggio

Fuori dal municipio tutti gli sport hanno continuato a prendersi la scena. Migliaia di piccoli (e meno piccoli) curiosi si sono cimentati in nuove discipline, riempiendo le piazze fin dopo il tramonto. Si è animato pure il villaggio dello sport nel Sottomura di via Baluardi, vicino alla Casa dell’Ortolano, dove questa mattina 27 settembre (dalle 10) ci sarà pure la Nuova Ferrara con la premiazione delle società sportive protagoniste della rubrica Campioni, con focus sul settore giovanile.

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