Spal, il doppio ex Binchi legge le carte: «È la stagione dei biancazzurri»
Nicola ha giocato a Ferrara ed è anche stato mister dell’Agazzanese
Ferrara Prossima fermata Piacentino. Domenica 4 ottobre la Spal scenderà in campo contro l’Agazzanese, che ha iniziato un po’titubante il campionato e soli tre punti messi da parte. Sarà ovviamente una sfida inedita, tuttavia c’è chi ha vissuto entrambe le realtà, seppur in vesti diverse. Nicola Binchi ha indossato la maglia della Spal nel biennio 2000-2002, da terzino, e più recentemente (tra il 2019 e il 2020) è stato l’allenatore dell’Agazzanese. Attualmente è svincolato e punta ad essere al campo sportivo “Fratelli Curtoni” per assistere all’incontro. Soprattutto per la sponda biancazzurra, che gli ha regalato gli anni più belli di una carriera che vanta qualche centinaio di presenze nei professionisti.
Binchi, in un’intervista recente ha affermato che alla Spal ha vissuto gli anni migliori della sua carriera, ce li racconta?
«Sarei rimasto alla Spal a vita, poi ci fu il cambio di proprietà con l’arrivo di Pagliuso e sono andato via. Avrei firmato in bianco per rimanere a Ferrara, era ed è una delle piazze migliori e importanti in cui essere. Inoltre la città è stupenda. Ho militato per 11 o 12 anni in serie C, e quei due a Ferrara sono stati i più belli, importanti e gratificanti della mia carriera calcistica».
Ora che effetto le fa vederla in Eccellenza?
«Dispiace molto. Se uno va a giocare o vivere a Ferrara, capisce che con l’Eccellenza non c’entra niente. L’ultima volta che sono stato alla Spal è stato per lo spareggio contro la Santegidiese: avevo portato mia figlia per farle vedere dove aveva giocato papà. Ammirare 6mila spettatori a questi livelli è un qualcosa di unico. Ora c’è da lottare ma sono sicuro che la Spal tornerà a calcare palcoscenici più importanti».
Secondo lei la Spal ha già dato un bel segnale al campionato vincendo contro la Vianese?
«Un gran segnale. Il presidente della Vianese è anni che investe per provare a vincere e fare il salto. È stato un grande banco di prova, tuttavia in Eccellenza ci sono sempre delle insidie: sei la Spal e giochi in campi piccoli con squadre che contro di te lottano al 100%. La stessa Bobbiese l’anno scorso si è salvata all’ultimo, poi d’estate ha fatto qualche innesto e ora è lì sopra. Quest’anno la squadra biancazzurra ha tutte le carte in regola per salire. In queste categorie fa tanta differenza la punta: se trovi l’attaccante giusto, inizi le partite avvantaggiato. In più, la Spal ha un pubblico che la fa partire uno step avanti, quando le cose vanno bene. In caso contrario, se non ci sono figure adatte a questi palcoscenici, potrebbe esserci un po’ il braccino corto».
E, secondo lei, la Spal dispone di questi attaccanti forti?
«Quest’anno devo ancora vederla dal vivo. I nomi non li conosco, sono più ferrato su quelli delle mie zone, come il fratello di Antenucci (Andrea, ilcentravanti della Vianese, ndr). Serve qualcuno capace di fare la guerra, abile nel tenere su la palla e far salire la squadra. Ora mi metto in moto per acquistare i biglietti in vista di domenica».
Lei è stato allenatore dell’Agazzanese: cosa può dirci sui prossimi avversari della Spal?
«La società è cambiata rispetto a quando allenavo io. Macchetti è l’attuale allenatore e ha a disposizione una rosa molto giovane, di gamba e con entusiasmo: è un outsider. Tuttavia, se la Spal gioca da Spal non dovrebbero esserci problemi. Soprattutto se riuscissero a sbloccare la partita nella prima parte. Il campo è grande e molto bello: ci gioca anche il Nibbiano&Valtidone».
Attualmente lei è fermo?
«Sto aspettando, sono un allenatore un po’ strano. Non porto sponsor e non riesco a stare zitto quando vedo cose che non vanno. Da buon toscano, sono un po’ scorbutico. Nel frattempo faccio il papà, seguo mio figlio che gioca a calcio e mia figlia che fa danza, in più vado a vedere le partite. Per me il calcio deve essere divertimento, in caso contrario posso stare anche fermo».
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