Da commessa a Bosco Mesola a creator sui social: Debora si racconta
Su Ig e TikTok è Debbooks, parla di libri e conta migliaia di seguaci. A Ferrara terrà il suo primo gruppo di lettura: «Amo le storie cupe dei thriller e non simpatizzo per i romance»
Ferrara Debora Viviani, per i social Debbooks, è nata e cresciuta a Bosco Mesola e oggi conta 19mila follower su Instagram e oltre 21mila su TikTok. Nei suoi video parla di libri, usa l’ironia e il dialetto ferrarese, alternando recensioni e frammenti di vita quotidiana. Nella vita di tutti i giorni lavora in un supermercato, ma grazie alla community online sta dando forma a nuovi progetti culturali. Il 20 febbraio debutterà con la Bookadara (che unisce “book” e “bugadara”), il suo primo gruppo di lettura alla libreria Ubik di Ferrara (via San Romano, 43), mentre il 25 gennaio sarà ospite della serata inaugurale di Officina Comica al centro sociale Il Parco (via della Canapa, 4). In attesa degli eventi, Debora si racconta ai lettori de La Nuova .
Chi è Debora Viviani?
«Sono nata e cresciuta a Bosco Mesola, dove lavoro come vice direttrice di un supermercato. Da qualche mese vivo a Copparo, mi sono trasferita per amore».
Quando è iniziato il suo percorso sui social come Debbooks?
«Ho pubblicato il mio primo video l’8 gennaio 2023. Ho sempre fruito di molti contenuti sui libri e una sera il mio ragazzo mi ha motivato convincendomi a provarci. È da un po’ che ci pensavo e dopo quel discorso, la mattina successiva ho pubblicato il primo video. All’inizio parlavo solo di libri, argomento che tutt’ora mi piace portare, ma ho poi capito che potevo raccontare anche altro, a partire dalla mia quotidianità».
Ricorda il primo contenuto diventato virale?
«Sì, sempre nel 2023. Era un video ironico, riferito ad alcuni creator, in particolare su TikTok, che fanno tutto un po’ per moda. Qualcuno l’ha presa un po’ male, ma l’ironia fa parte di me».
Quando nasce la passione per la lettura?
«Prestissimo. A quattro anni ho capito da sola che per leggere occorreva unire i suoni prodotti dalle singole lettere. Sono sempre stata spinta dalla curiosità e ogni volta, provando a leggere le parole che vedevo intorno a me, chiedevo ai miei genitori conferma che le parole si leggessero effettivamente come le avevo pronunciate io. Il primo giorno delle elementari dissi alla maestra che la cosa che mi piaceva di più era leggere: rimase senza parole».
Quali generi preferisce?
«Spazio molto. Mi piacciono soprattutto le storie cupe, come gli horror, i fantasy e i thriller, ma apprezzo anche la narrativa per ragazzi. L’unico genere che non fa per me è il romance, anche se è molto popolare nel mondo del bookstagram e booktok (le community in cui si parla di libri rispettivamente su Instagram e TikTok)».
Che rapporto ha con la sua community?
«C’è uno scambio molto bello. La parte secondo me fondamentale, per quanto riguarda i video a tema libri, sono le recensioni e i consigli, aspetti che creano confronto e dialogo. Ricevo spesso messaggi di ringraziamento da chi scopre libri grazie ai miei contenuti sui social. Da qui sono poi andata oltre e ho allargato i miei contenuti. Oggi racconto anche la mia quotidianità, che credo essere molto comica, dal lavoro alla famiglia: la gente si riconosce molto».
Oltre ai social, quali passioni coltiva?
«Ho tanti hobby e il tempo sembra non bastare mai per seguirli tutti. La domenica organizzo, scrivo e registro i contenuti per la settimana, negli altri giorni invece, nei ritagli di tempo, monto i video. Inoltre faccio teatro: due volte a settimana mi dedico alle prove. Faccio infatti parte di una compagnia di commedia dialettale che si chiama “Stra paes”».
Il dialetto è centrale anche nei suoi contenuti. Pensa che si stia perdendo?
«Credo che da un certo punto di vista stiamo un po’ tutti diventando molto simili. La diversità, per esempio nei modi di dire o in alcuni termini, anche solo a 5 chilometri di distanza, penso faccia parte del nostro essere e della nostra tradizione. Mi dispiace quando incontro dei ragazzi giovani che non lo conoscono».
Lei come lo ha imparato?
«Ho sempre vissuto con i miei nonni e ascoltando loro ho imparato un dialetto arcaico, molto diverso da quello parlato oggi. Per me è tradizione e identità, e mi piace portarlo avanti sia a teatro sia sui social».
Nasce Bookadara: di cosa si tratta?
«È un gruppo di lettura pensato per incontrarsi dal vivo. Da quando ho iniziato il percorso sui social, ho sempre avuto il desiderio di organizzare un evento di persona, non volevo qualcosa solo online. Con la libreria Ubik di Ferrara è nata subito sintonia e i ragazzi che ci lavorano hanno deciso di provarci insieme a me e di ospitare questo progetto. Il primo incontro sarà il 20 febbraio in cui discuteremo di “Chesil Beach” di Ian McEwan».
Come si può partecipare?
«Data la grande richiesta, ci saranno due fasce orarie: alle 17 e alle 21, appuntamento già sold out. Per iscriversi al primo incontro è presente il link sul canale Telegram “La Bookadara Bookclub”, che conta già oltre 300 iscritti».
Ha mai pensato, invece, di scrivere un libro?
«Sì, ci penso spesso. Mi piacerebbe raccontare in chiave comica il mio lavoro di commessa: ogni giorno succede qualcosa. Il problema è trovare il tempo, ma chissà, magari in futuro».
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