La Nuova Ferrara

L’intervista

Varsa, nuova voce a Ferrara: «La musica è il mio piano A»

Matteo Ferrati
Varsa, nuova voce a Ferrara: «La musica è il mio piano A»

Il suo nome è Filippo Patergnani, entro l’anno uscirà l’album

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Ferrara Filippo Patergnani, in arte Varsa, è un ragazzo classe 2003 originario di Massa Fiscaglia che abita a Ferrara. È laureando in design del prodotto industriale all’Università di Ferrara e da qualche anno ha iniziato, insieme al suo amico e produttore Andrea Tamisari “Neura”, a pubblicare musica. I suoi pezzi sono difficilmente catalogabili e ha uno stile tutto suo, il che lo rende un prospetto molto interessante. Ci siamo presi un po’ di tempo per fare una chiacchierata a tutto campo tra musica, passioni e nuove aspirazioni.

Ci racconti qualcosa di lei. Quanto crede nella musica?

«È il piano A della mia vita. Ho sempre voluto, fin da piccolo, fare qualcosa che fosse nell’ambito artistico. Nelle varie fasi ho aspirato a fare il giornalista o scrittore, moda e foto. È poi iniziata la passione per la grafica e adesso studio Design del prodotto industriale a Unife: dovrei laurearmi il 18 marzo. Nel frattempo, ho sempre coltivato un grande interesse per la musica: a un certo punto ho iniziato a produrre dei beat in stile Earl Sweatshirt. Ma non ho mai registrato niente fino ai 18 anni, quando ho conosciuto il mio attuale produttore e grande amico, Neura. Lui vive e ha lo studio a Gaibanella e ha i miei stessi gusti musicali. Da due anni ci vediamo quasi tutti i giorni».

E da lì?

«Da cosa nasce cosa: mi sono sempre più appassionato al cantato rispetto a fare strumentali. La mia prima canzone ufficiale è uscita nel maggio 2024: si chiama “Ruggine” e il beat è mio. L’ho fatta perché in quel periodo ero molto arrabbiato col sistema e con una persona: non avevo competenze nel registrare e quindi mi sono detto “la faccio urlata”. Da quel giorno usciti diversi singoli e un album di soli beat».

Che generi ascolta? C’è qualcuno che la influenza?

«Ascolto techno dall’acid all’hardcore; soprattutto quella più ipnotica in stile nordeuropeo. Mi piacciono i Salem, Yung Lean e Lucki (questi 2 sono gli artisti che mi influenzano di più). I miei generi preferiti sono rock e rap alternativo».

Come definirebbe il suo stile?

«Stile non saprei. Fondamentalmente parlo di amore, sbagli, soldi e sostanze stupefacenti: testi non così profondi ma nemmeno da “tipico trapper”. Il mio genere penso sia il Pop alternativo; le influenze sono tante ma non saprei definirmi in un genere classico. Questa forse è la mia cifra distintiva che mi dà confidenza: non mi sento di assomigliare a nessun artista affermato italiano. Spero infatti di arrivare un giorno alle radio, perché credo – specialmente coi ritornelli – di poter funzionare. Penso ad esempio a “Negli occhi”, uno dei pezzi meglio riusciti».

A cosa sta lavorando?

«Uscirà un singolo tra marzo e aprile; sto poi lavorando a un album, “Non per sempre”, che pubblicherò entro l’anno e avrà (spero) 12 tracce. Nel frattempo, l’obiettivo è quello di acquisire più pubblico possibile prima dell’uscita del disco. Ci sono tante canzoni da parte; mediamente, facciamo due nuovi pezzi a settimana. A volte facciamo anche canzoni improvvisate con i miei amici il sabato sera. Il processo è più semplice di quello che sembra: la musica viene quasi da sé. La parte complessa è farla conoscere al pubblico».

Come si sta muovendo per farsi conoscere?

«Voglio concretizzare l’immaginario che ho attualmente, far capire dove voglio andare a parare a livello estetico e sonoro. Penso di essere arrivato a conoscere la mia identità e di aver raggiunto il mio massimo livello di musica (almeno al momento). Sui social sto cercando di essere il più attivo possibile, per non rischiare di sparire da un momento all’altro: purtroppo funziona così».

Eventi live?

«Nel 2024 ho suonato a una festa universitaria; l’anno scorso ho fatto diversi open mic a Bologna. Ma quella all’Arci Bolognesi di pochi giorni fa è stata l’esperienza più “ufficiale” mai fatta. Ed è stato, grazie anche ai miei amici presenti e al pubblico che mi incalzava, il giorno più bello della mia vita.

I brani sono su Spotify ma alcuni anche su YouTube con videoclip dedicati.

«Come ho detto, un tempo volevo fare il fotografo. Il primo video ufficiale uscito è quello di “Ruggine”, registrato con i miei amici universitari a “Narnia”, in via Modena vicino al McDonald’s. Un mio amico è quasi stato picchiato da un senzatetto che si era sentito disturbato: abbiamo avuto veramente paura! Il video (come tutti quelli successivi) è stato diretto e editato da Gabriele Conoscenti “Zago” e me».

Dopo la laurea?

«Il mio sogno è quello di gestire progetti per me e per altri. Mi piace tanto la musica ma anche fare le grafiche. Ho fatto copertine, merch, il progetto di un vinile per Neura. Vorrei fare grafica in concomitanza con la musica: una strada non preclude l’altra».

E chi le sta vicino come vive la sua musica? Teme il giudizio altrui?

«Penso che la mia musica sia pian piano sempre più gradita dalle persone che mi stanno vicino; forse perché sta diventando una cosa concreta. Non vivo ancora di questo ma vedo dei risultati. Essere qua a fare un’intervista sul giornale della mia città è per me folle: già questo è un traguardo. La gente crede sempre di più in ciò che faccio e questo mi dà sempre maggior voglia. Credo che spesso le cose vengano analizzate per molto più di quello che in realtà sono: si parla pur sempre di musica. Quello che faccio mi viene ed esce naturalmente; sono io».l

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