Ferrara, da Ipazia a Margherita Hack: il senso delle donne per la scienza
L’incontro oggi, 6 marzo, alle 21. Ghedini: «Parlo al femminile senza vittimismi»
Ferrara La storia della scienza è costellata di donne che non brillano. Non perché non abbiano fatto ricerca, scoperto leggi naturali o contribuito a rivoluzioni teoriche, ma perché la memoria scientifica le ha spesso lasciate ai margini della narrazione, se non oscurandole in toto. Il senso delle donne per la scienza, pubblicato dal mensile “Left”, comincia proprio da questa assenza; da una genealogia spezzata che il volume prova a ricostruire restituendo visibilità alle scienziate che hanno contribuito alla costruzione del sapere collettivo. Volume a cui si è ispirata la giornalista Camilla Ghedini per l’incontro corale di questa sera, venerdì 6, alle 21, a Palazzo della Racchetta a Ferrara.
«Mi piace parlare del femminile senza vittimismi, ma con lo sguardo ai traguardi raggiunti, all’emancipazione, alla consapevolezza, alla fierezza – afferma Ghedini – che dobbiamo mantenere e tutelare. Mi piace sondare, mettendo in luce temi poco trattati (o trattati solo con numeri secondo principi di addizione e sottrazione) senza necessariamente fare confronti col maschile, anche se è fuori discussione che non esiste una parità totale e che stiamo addirittura arretrando. Nel 2026, anno orribile per il mondo intero, volevo concentrarmi su una nuova immagine di scienziata e scienza. Promuovo ogni anno, con la mia attività, eventi sul territorio con convinzione, sperando che altri accolgano questa sfida, perché credo nel mecenatismo, che ovviamente ha forme diverse nei vari contesti storici, ma le cui parole chiave sono generosità, cultura voglia di gettare un sasso che generi un’onda».
Si parte dal passato con Ipazia, matematica, astronoma, filosofa di Alessandria; Trotula, primo medico delle donne, Magistra alla Scuola di Salerno; Lisa Meitner, madre della fissione nucleare; Dorothy Crowfoot Hodgking, Nobel per la Chimica. E si giunge ai giorni nostri con Fabiola Giannotti, Direttore Generale del CERN e Patrizia Caraveo, Presidente della Società Italiana di Astrofisica. Poi Emmy Noether e Margherita Hack. Sono solo alcuni dei nomi presi in rassegna di cui Ghedini tratterà con Simona Maggiorelli, direttrice di “Left”; Paola Cosmacini, medico, divulgatrice scientifica e scrittrice; Chiara Massera, docente dell’Università degli Studi di Parma; Tiziana Bellini, presidente del corso di Laurea in Medicina e Chirurgia di Unife. Come ha sottolineato Maggiorelli riguardo al libro Scienziate. Storie di vita e di ricerca (Raffaello Cortina, 2024) di Elena Cattaneo, «il divario di genere nella ricerca resta «una malattia sociale gravissima e sottovalutata», segno che la scienza continua a riflettere gli squilibri della società che la produce.
La prospettiva adottata per la serata non sarà celebrativa né semplicemente compensativa: Ghedini e le sue interlocutrici non si limiteranno a recuperare figure adombrate, mostrando alla platea che la questione non riguarda una presunta “specificità femminile” della scienza, bensì la necessità di ripensare la storia del sapere scientifico come plurale, capace di includere soggetti, percorsi e contributi a lungo rimossi. In questo senso il recupero diventa uno strumento critico per interrogare le strutture culturali e istituzionali della ricerca contemporanea.
