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A teatro

Ferrara, “Contrazioni pericolose” al Nuovo: «Testo leggero ma mai superficiale»

Nicola Vallese
Ferrara, “Contrazioni pericolose” al Nuovo: «Testo leggero ma mai superficiale»

Dal film con Vancini al teatro: Lupano torna a Ferrara e si racconta

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Ferrara Sabato alle 21 e domenica alle 16.30 al teatro Nuovo di Ferrara (piazza Trento Trieste) va in scena “Contrazioni pericolose”, commedia di Gabriele Pignotta con Giorgio Lupano, Rocío Muñoz Morales e lo stesso Pignotta. Lo spettacolo parte da una sala di ginecologia e da un parto imminente per trasformarsi in un intreccio di ironia, emozioni e rivelazioni, dove un’amicizia apparentemente ordinaria nasconde molto più di quanto sembri. Lupano, il suo personaggio, Massimo è un uomo che scopre di stare per diventare padre all’improvviso.

Cosa l’ha colpita di più del protagonista?

«Mi ha colpito il fatto che Massimo sia un uomo pienamente soddisfatto della vita che ha costruito: il lavoro, i progetti, persino la partenza per l’Olanda, tutto sembra già al suo posto. Non si pone neppure il problema che possa esistere qualcos’altro fuori da quel perimetro e, proprio per questo, l’impatto con la paternità è ancora più forte. È un personaggio molto umano, perché non è preparato al cambiamento ma viene costretto a guardarsi dentro».

Il testo mette in scena anche un doppio livello di travaglio: quello fisico e quello emotivo. È questo, secondo lei, il cuore dello spettacolo?

«Sì, perché la commedia lavora proprio su due piani. Da una parte c’è la situazione concreta, quasi da sala parto “in tempo reale”; dall’altra c’è il travaglio interiore dei personaggi, che devono fare i conti con paure, responsabilità e scelte rimandate troppo a lungo. La forza del testo sta nel fatto che tutto questo non viene trattato in modo pesante: c’è leggerezza, ma non superficialità. E la leggerezza, a teatro, è spesso il modo più efficace per arrivare in profondità».

Come è stata costruita la complicità scenica tra Massimo e Martina?

«Con Rocío è stato semplice, perché ci conoscevamo già e avevamo già lavorato insieme. Quando si ritrova un’intesa professionale solida, il palco diventa subito un luogo più libero, più vivo. Con Gabriele, poi, il rapporto era già rodato da altre esperienze, quindi non c’è stato bisogno di forzare nulla: la complicità era già lì, pronta a essere rimessa in gioco. In questo spettacolo tutto si basa molto sul ritmo e sull’ascolto reciproco e il fatto di avere fiducia negli altri due attori aiuta tantissimo».

Lo spettacolo invita a riflettere su quando si è davvero pronti a diventare genitori. Lei come legge questo tema?

«Penso che uno dei pensieri più interessanti del testo sia proprio questo: forse non si è mai davvero pronti a diventare genitori. Si può programmare tutto, immaginare molto, costruire una vita ordinata, ma poi la realtà arriva e ti chiede di scegliere. E a quel punto bisogna decidere se restare fermi o accettare il cambiamento. Il bello dello spettacolo è che non dà risposte facili, ma mette il pubblico davanti a una domanda molto vera».

Conosce Ferrara, cosa la lega alla città?

«Sì e mi fa molto piacere tornare in una città che sento vicina anche per un ricordo artistico importante (“E ridendo l’uccise” di Florestano Vancini, ndr). Ferrara per me è legata a un’esperienza cinematografica significativa e questo rende il ritorno ancora più bello. In un certo senso è come se ci fosse un filo che unisce teatro, cinema e memoria personale. E quando una città porta con sé tutto questo, il palco diventa ancora più speciale».

Info: tel. 0532.1862055.l