La Nuova Ferrara

L’intervista

Il ritorno dei Marlene Kuntz a Ferrara Sotto le Stelle

Nicolas Stochino
Il ritorno dei Marlene Kuntz a Ferrara Sotto le Stelle

La band alla Delizia di Benvignante. Godano: «Sempre rimasti coerenti»

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Benvignante Trent’anni de “Il Vile” e trent’anni di Ferrara Sotto le Stelle. Questa sera i Marlene Kuntz tornano al festival per celebrare uno dei dischi simbolo del rock alternativo italiano, con un concerto alla Delizia di Benvignante (Argenta). A poche ore dal live, il frontman Cristiano Godano ripercorre la storia della band, riflette sul presente della musica e guarda al futuro.

Guardando indietro, cosa vede in questi trent’anni di carriera?

«Vedo una band che non ha mai smesso di inseguire la propria idea di musica, senza adattarsi a logiche estranee al nostro percorso artistico. Aver mantenuto questa coerenza per oltre tre decenni, in un Paese che non è mai stato particolarmente rock, è qualcosa di cui siamo profondamente orgogliosi».

Quest’anno celebrate i trent’anni de “Il Vile”. All’epoca sentivate il peso di dover confermare “Catartica”?

«In realtà no, perché “Catartica” non era ancora il fenomeno che sarebbe diventato negli anni. Era stato accolto benissimo dalla critica e, per il giovane che ero allora, quelle recensioni avevano un valore enorme. Il vero successo del disco lo abbiamo compreso solo col tempo. La pressione, semmai, l’abbiamo sempre esercitata su noi stessi: cercare di scrivere musica valida e non ripeterci mai. Questa scelta ci ha fatto perdere qualcuno lungo la strada, ma è sempre stata parte della nostra identità».

Quanto è cambiato il mondo della critica musicale?

«Moltissimo. Oggi leggo meno recensioni, ma è cambiato anche il loro peso. Da musicista ho imparato a vedere le cose con maggiore equilibrio. Inoltre mi sembra che oggi difficilmente qualcuno decida di ascoltare un disco dopo aver letto una recensione, mentre negli anni Novanta accadeva molto più spesso».

Internet e lo streaming hanno cambiato il modo di ascoltare la musica?

«Credo di sì, e non sempre in meglio. Ogni giorno esce una quantità enorme di musica e l’offerta è diventata sproporzionata. Molti giovani si affidano alle playlist e agli algoritmi, mentre la curiosità di approfondire chi ha prodotto un disco o chi ha suonato in una registrazione si è quasi azzerata. Non è una colpa delle nuove generazioni: semplicemente vivono dentro un sistema completamente diverso».

Per una giovane band è più semplice emergere oggi?

«Direi di no. Fare rock alternativo in Italia è sempre stato complicato. Noi abbiamo avuto la fortuna di crescere negli anni dell’esplosione del grunge, quando certi suoni erano stati sdoganati. Oggi internet offre la possibilità di pubblicare la propria musica, ma farsi notare è un’altra storia. Senza investimenti importanti nella promozione digitale è davvero difficile emergere».

Dal vivo riproporrete “Il Vile” fedelmente all’originale?

«Sì, lo suoniamo senza reinterpretazioni. L’energia è la stessa di allora, anche se abbiamo trent’anni in più. Fino all’ultima nota del disco non interrompo mai l’esecuzione: vogliamo che il pubblico viva quell’album così come è stato concepito».

Cinque anni fa con “Karma Clima” affrontavate il tema della crisi climatica. Oggi quei problemi si riflettono anche su i concerti estivi.

«Temo che in futuro sarà sempre più difficile organizzare show all’aperto con temperature estreme e fenomeni meteorologici improvvisi. Penso soprattutto ai tecnici che lavorano per ore sotto il sole per preparare lo show. Se non cambierà qualcosa, arriverà il momento in cui certi eventi non saranno più sostenibili».

Che ricordo conservate del festival?

«Molto bello. Ricordo il concerto del 2005 in piazza Castello e l’onore di essere headliner di una manifestazione che ha sempre avuto una programmazione di altissimo livello. È un festival che negli anni si è costruito una reputazione importante».

State già pensando a un nuovo disco?

«In questo momento sto completando il mio terzo album solista. Per quanto riguarda i Marlene, ci penseremo quando avremo la sensazione di aver di aver davvero ingolfato l’Italia intera con la nostra presenza». l

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