Ferrara, Matteo Malagutti in console: «Al fianco dei più forti ma con umiltà»
Il dj 21enne ha già suonato all’Amnesia di Ibiza Lavora con Baker e Capriati, miti del settore
Ferrara A soli 21 anni ha già calcato uno dei palcoscenici più prestigiosi della musica elettronica internazionale: l’Amnesia di Ibiza. Un traguardo importante per Matteo Malagutti, giovane dj e produttore ferrarese che, nonostante la giovane età, può già vantare collaborazioni con alcuni dei nomi più importanti del settore. Oggi, Matteo porta avanti la sua passione per la musica e al tempo stesso frequenta la facoltà di Economia proprio a Ferrara. La carriera è solo all’inizio, ma la sua passione sta velocemente trasformando quello che era partito come un hobby in un lavoro, anzi probabilmente lo è già.
Com’è nata la passione per la musica e com’è diventata un lavoro?
«È una passione che nasce da piccolo, ma non ho mai avuto un vero background musicale, a dir la verità. Non ero un ragazzo da conservatorio, né mi piaceva uno strumento in particolare. Sono sempre stato appassionato di computer, e navigando su YouTube mi sono imbattuto in questi video dove dei ragazzi suonavano tramite la console e mi sono piaciuti. Da lì ho iniziato ad interessarmi. In più, sono sempre stato appassionato di videogiochi, nei quali c’è spesso la musica elettronica in sottofondo. Ho sempre ascoltato quel tipo di melodia piuttosto che i contenuti da radio. Ho ordinato la prima console e da lì a lavorarci in camera, finché a 14/15 anni non ho avuto la prima esperienza ai nostri Lidi, alla Città del Capo. Non c’è stato un artista in particolare che mi ha ispirato: la vera passione per la musica è arrivata dopo, a me piaceva il fatto di riuscire a creare qualcosa dal mio computer o console. Successivamente, sempre agli inizi, ho lavorato anche al Madame nelle domeniche pomeriggio. Da lì cominci a conoscere le persone ed è iniziato un po’ tutto».
In che modo è nata l’opportunità di suonare all’Amnesia di Ibiza? Ti sei fatto notare in un modo particolare?
«L’opportunità è nata dal fatto che sono uscito con un EP di quattro tracce sull’etichetta di Josh Baker (dj e produttore discografico britannico, ndr), che è alla guida del party che si svolge all’Amnesia tutti i giovedì. È un party inglese: lì questa musica va molto di più rispetto all’Italia, dove invece nelle serate trovi soprattutto trap e reggaeton. C’è una cultura differente, così come anche ad Ibiza. La musica viene valorizzata molto di più. Per ora è sicuramente il luogo più importante nel quale ho lavorato».
Rimanendo a Ferrara, quali sono stati i locali più importanti del tuo percorso? Ce n’è uno a cui sei particolarmente legato?
«Ho fatto diverse stagioni al Madame. Poi siamo dovuti stare fermi a causa del Covid, ma una volta passato tutto sono tornato ad esibirmi in quel locale. Ho lavorato anche alla Bugadara, al Barracuda e al College, dove sono stato il resident dj (colui che presenzia a praticamente tutte le serate, ndr). Non c’è un posto in particolare che prediligo, la parte più bella è quando suoni davanti ai tuoi amici, perché sono contenti di essere lì e ti supportano».
Pensi che questa tua passione possa tradursi a tutti gli effetti in un lavoro?
«Sto finendo l’università, frequento la facoltà di Economia qua a Ferrara. Non saprei dire quale sia il piano A o il piano B tra questo e la musica. Sicuramente è una passione che mi porta via tanto tempo, soprattutto comporta tanti sacrifici. Spesso non posso permettermi di uscire perché devo rimanere in casa a produrre. A volte hai la settimana dove suoni e devi andare a letto tardi, quindi il giorno dopo non è facile. Non è una vita regolare, diciamo».
Guardando al futuro, che piani hai in mente? Ci sono altre grosse opportunità in vista?
«Sto lavorando ad un EP sempre per l’etichetta di Josh Baker. In più, sto finendo un altro EP per l’etichetta di Joseph Capriati (un altro tra i più importanti dj del momento e produttore italiano, ndr). Continuo a fare il mio con la massima umiltà. Tutte le persone che ho conosciuto in queste serate lavorano a testa bassa, con umiltà appunto. Sono sempre gentili e buone verso il prossimo, compreso me che sono l’ultimo arrivato. Bisogna far tesoro di questo: molti si sentono affermati subito, ma bisogna dimostrare le cose con i fatti e lavorare con dedizione e perseveranza. Soprattutto quest'ultima cosa, perché io ho ricevuto tanti rifiuti all'inizio. È necessario tenere sempre i piedi per terra».
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