Ferrara Sotto Le Stelle, Micah P. Hinson chiude all’Arci Bolognesi: «I live tra le mie ragioni di vita»
Il cantautore texano domani 26 settembre sul palco per il closing party del festival: «Mi sono sposato la settimana scorsa in Italia, è stato bellissimo»
Ferrara Dopo i concerti estivi nel Cortile del Castello Estense e nel giardino della Delizia di Benvignante, la 30ª edizione di Ferrara Sotto le Stelle si appresta a regalare un’ultima sorpresa al suo pubblico. Domani 26 settembre al Circolo Arci Bolognesi (piazzetta San Nicolò, 6), arriva il menestrello texano Micah P. Hinson, una delle voci e delle penne più intense in circolazione, per una speciale Closing Night. In attesa del concerto, il musicista si racconta alla Nuova Ferrara.
Molti considerano il suo ultimo album “The Tomorrow Man” come un inizio con nuove sonorità. Anche lei la vive così?
«Certamente è un nuovo suono nel suo complesso, ma il concetto di band, strumenti a corda e orchestra, è qualcosa con cui ho avuto a che fare fin dall’inizio della mia carriera. Se si va indietro ad ascoltare “The Day Texas Sunk To the bottom of the sea” o “Beneath The Rose”, le chitarre sono sempre state lì, sono sempre importanti e accentate nei miei dischi, ma lavorando con Asso e trovandomi a vivere nel futuro, dove siamo ora, penso che adesso sia più focalizzato, e penso che sia questo che mi ha fatto incontrare un nuovo sound».
In 20 anni di carriera, com’è cambiato il suo modo di scrivere canzoni?
«È cambiato drasticamente. Per anni e anni ho scritto in un certo modo: mi sono seduto, mi sono usciti gli accordi e le parole. In quei momenti in cui mi sedevo e ci lavoravo, se nel giro di 15/20 minuti non ne usciva qualcosa lasciavo perdere. Non ho mai avuto molta fortuna nello scrivere canzoni, sembra strano lo so, erano più degli schizzi o delle visioni. Credo di aver cominciato a scrivere vere e proprie canzoni forse proprio con “The Tomorrow Man”. Il mio approccio con tutto è cambiato, penso che di base ora ho trovato più pazienza».
Nelle sue canzoni, si respira molto di un racconto personale. Un esempio tra tutti è “Think of me”.
«Ricordo il giorno in cui ho scritto quella canzone. Lavoravo in una pizzeria di giorno, in un videonoleggio la notte, stavo cercando di fare musica, fare queste cose. La vita era dannatamente strana. Poi sono tornato a casa, mi sono seduto e questa canzone mi è arrivata proprio nel modo in cui le dicevo, velocemente, e non ho avuto bisogno di cambiare nulla. Connettendomi a prima, la capacità di fare storytelling è cambiata in me con quella canzone, c’è un prima e un dopo».
Ha una casa discografica italiana e ha anche scelto un produttore italiano, Alessandro “Asso” Stefana. Che rapporto ha con l’Italia?
«A volte non mi sento di avere scelto un’etichetta italiana, ma più come se loro avessero scelto me. E stessa cosa con Asso. Aldilà dei miei rapporti professionali, gli italiani sono dei tipi umani interessanti. Penso ci sia qualcosa nel sangue degli italiani che li porta a cercare di trovare le cose che li fanno sentire felici, poi le trovano e fanno del loro meglio per tenerle, evolvere attorno a quelle cose. È un posto molto privilegiato in cui essere. Mi sono appena sposato, la scorsa settimana qui in Italia, ed è stato bellissimo».
Quando compone una canzoni, pensa già a come suonerà su un palco o è un elemento che viene dopo?
«Il suono del disco e quello live sono due cose diverse. Mi piacerebbe essere preoccupato di fare un suono live uguale a quello del disco, mi piacerebbe perché vorrebbe dire che sono ricco, che posso assumere tutte le persone che servono per ottenerlo, ma non sono ricco, purtroppo o forse per fortuna. Quindi quando suoniamo live torniamo all’inizio, alle fondamenta del suono, capiamo quanti strumenti e cose abbiamo e poi capiamo quali sono le melodie più necessarie».
Ferrara, conosce la città? Cosa si aspetta da questa nuova tappa italiana?
«Ho già sentito parlare della città e non vedo l’ora di suonare a Ferrara, fare concerti è una delle principali ragioni per cui vivo. Siamo in tour da un anno circa, non posso credere che il disco sia fuori già da così tanto. È un momento strano in cui vivere e fare questo mestiere, ma sono contento di conservare c’era lo streaming, e il ciclo di un disco durava fin quando doveva durare».
Ingresso previo tesseramento Arci. Biglietti disponibili su Ticketone.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=9838bd7)